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Attualità Corsivi corsari

Vaccino: quel poco che so, quel tanto che mi basta.

Che il Green Pass sia uno strumento utile ma usato nel peggiore dei modi possibili, che si contraddice di continuo, credo sia stato detto a sufficienza. Come ho già spiegato più volte non c’è alcuna evidenza nei dati che il vaccino faccia male o che non protegga dalla malattia. Anzi, le analisi condotte finora sui dati ci dicono che il vaccino è efficace. Senza scomodare troppo la statistica, potremmo solamente pensare alla Bulgaria che in questo momento ha un tasso di vaccinazioni estremamente basso, al contempo le terapie intensive sono fortemente stressate e il governo ha introdotto una sorta di coprifuoco; oppure pensiamo al Portogallo che, con un tasso di vaccinazione estremamente elevato, ha le terapie intensive sostanzialmente vuote.

Efficacia del vaccino 

Possiamo dirci che il contagio viene fermato molto meno di quanto avessimo sperato, sebbene in Italia questa evidenza non sembra esserci per il momento, al contrario di Israele. Ma andiamo oltre perché, se anche non fosse utile contro il contrasto della diffusione del virus, sarebbe comunque utile nel tenere gli ospedali lontani dalla soglia critica delle terapie intensive e delle ospedalizzazioni, che alla fine è il problema reale, soprattutto quando si guarda alla situazione complessiva: bisogna tutelare anche le persone che necessitano delle terapie intensive, o comunque del supporto medico, per motivi diversi da quelli del covid. Quando guardiamo ai costi dovremmo anche considerare tutte quelle persone che superano i loro problemi senza l’aiuto medico, e in alcuni casi con tempi di recupero più lunghi.  

Report AIFA

Spesso citati a sproposito, questi report andrebbero capiti prima di andare nei talk show. In particolare, prendiamo l’ottavo rapporto citato spesso dai personaggi della politica. Nel periodo considerato, dicembre 20 – agosto 21, sono pervenute 91.360 segnalazioni su un totale di 76.509.846 dosi somministrate (tasso di segnalazione di 119 ogni 100.000 dosi), di cui l’86,1% riferite a eventi non gravi: si tratta di tutte quelle piccole controindicazioni che conosciamo ormai tutti bene. Utile ricordare che il dataset contiene ancora 12 milioni di dosi Astrazeneca. 

Parlando invece delle segnalazioni gravi, riporto di seguito i tassi di segnalazione di questi eventi per i singoli vaccini:

  • 13 casi ogni 100.000 dosi di Comirnaty (Pfizer);
  • 14 ogni 100.000 dosi di Spikevax (Moderna);
  • 33 ogni 100.000 dosi di Vaxzevria (AstraZeneca);
  • 19 ogni 100.000 dosi di Janssen (Johnson&Johnson).

Continuando quindi a parlare solo di segnalazioni avverse gravi, quelle che ci preoccupano di più sono legati alla morte delle persone o comunque ad una loro situazione di pericolo di vita, ad oggi i dati relativi a queste due categorie sono i seguenti:

  • 555 persone decedute;
  • 750 persone in pericolo di vita. 

Qualcuno avrà notato che il report è basato sulle segnalazioni, e quindi come suggerisce la parola non v’è certezza in questi report che il vaccino sia la causa dei problemi: segnalazione non significa causazione.

Infatti, solo nel 42% dei casi si è certi che una reazione avversa grave è stata causata dal vaccino. Nel caso di decesso, la correlazione fra morte e vaccino è stata confermata in 21 casi: nel novero si contano tre pazienti ultraottantenni con condizione di fragilità per pluripatologie.

Certo, se i politici parlassero di numeri così piccoli, avrebbero ben poco di cui parlare; certo, se gli intervistatori sapessero mettere i politici di fronte ai numeri reali l’Italia non sarebbe quello che è. 

Cure alternative

Bisognerebbe aprire una parentesi enorme su questa questione. Vi chiedo di prestare quindi assoluta attenzione ai numeri che seguono.

Vado per punti:

  • Il Plasma: funziona male e con molte limitazioni, sebbene la terapia immunitaria passiva sembri essere relativamente sicura, una conseguenza non intenzionale della “cura” può essere che i riceventi non sviluppino la propria immunità, quindi c’è la possibilità di una reinfezione. Sembra inoltre esserci una correlazione tra la capacità di neutralizzazione del siero e la gravità della malattia, suggerendo che la raccolta di Plasma debba essere limitata ai soggetti con sintomi da moderati a gravi. E questo dovrebbe bastare per farci capire che questa non sia la strada su cui puntare.
  • Idrossiclorochina (HCQ): se al primo punto qualche segno di “”funzionamento”” nei dati sembra esserci, in questo caso dobbiamo dirci chiaramente che non c’è evidenza di alcun funzionamento. A titolo esemplificativo riporto l’analisi con il numero di osservazioni più alto che ho trovato:

“il RECOVERY Collaborative Group ha scoperto che tra i 1561 pazienti ospedalizzati, quelli che hanno ricevuto l’HCQ non hanno avuto una minore incidenza di decessi a 28 giorni rispetto ai 3155 che hanno ricevuto le cure abituali (27% contro il 25%).”;

  • Infine, possiamo trovare un enorme elenco di soluzioni che non hanno dato riscontro, e che i più illustri no-vax covid citano a sproposito: Acalabrutinib, ibrutinib, colchicina, famotidina, G-CSF, iloprost. 

Varianti

Partiamo da un fatto più o meno noto: i virus, costituiti approssimativamente dal capside, la parte esterna protettiva, e dal genoma, sono “parassiti endocellulari obbligati” e ciò significa che non si possono riprodurre autonomamente ma hanno bisogno di sfruttare l’apparato biosintetico di una cellula ospite per replicarsi. Il processo infettivo si può riassumere in: il virus entra nella cellula, qui rilascia il genoma che, grazie a diverse strategie, sfrutta la cellula ospite per replicare innumerevoli volte sé stesso e le proteine virali necessarie ed infine, quando capside e genoma si assemblano la cellula muore rilasciando innumerevoli copie del virus.

In particolare, Il processo di replicazione avviene attraverso l’RNA-polimerasi, un enzima di sintesi virale, che compie in media uno sbaglio ogni 104 nucleotidi polimerizzati.

Tradotto in parole povere: quando un virus a RNA come il SARS-Cov-2 entra in una cellula replica il suo genoma innumerevoli volte avvalendosi, appunto, dell’enzima sopracitato. Questa “fotocopiatrice” ha un tasso di errore alto che si traduce in alcune sequenze di RNA copiate che possono risultare leggermente differenti dall’originale ogni volta che il virus si replica in una cellula. 

Molto spesso l’accumulo di questi sbagli porta ad avere un virus mutato ma non funzionale e che quindi “muore”, alcune volte non incide in nessun modo sulle caratteristiche del patogeno tuttavia, raramente, l’accumulo casuale di errori, può determinare la comparsa di una mutazione che rende il virus mutato più competitivo di quello che esisteva in natura in precedenza. In questo caso si parla di varianti

Da notare come nel discorso appena concluso non si parli di “immunità”, “terapia”, “vaccini” o altre amenità: la comparsa di mutazioni è un processo quantitativo e stocastico, si basa infatti banalmente sul numero di replicazioni che compie il virus e con esse l’accumulo di errori casuali, e non, come vorrebbero far credere alcuni esponenti politici, sull’introduzione di misure come la vaccinazione di massa. 

Ad Oggi l’OMS traccia tutte le varianti che vengono campionate dividendole in due maxi-gruppi: le VOI (Variants of Interest), sotto osservazione, e VOC (Variants of Concern), nel caso sia dimostrato che siano aumentate virulenza e trasmissibilità e sia diminuita l’efficacia delle misure di salute pubblica. In soldoni quelle mutazioni che dimostrino un’aumentata pericolosità della nuova variante. 

Le VOC ad oggi sono quattro: Alpha (UK), Beta (Sud Africa), Gamma (Brasile) e Delta (India) e, coerentemente col cappello introduttivo, sono comparse –indipendentemente dal vaccino– nei Paesi nei quali il virus ha potuto diffondere in maniera massiccia ed avere un tasso di infezioni incredibilmente alto.

Attualmente la variante più preoccupante è la Delta dato che ha un tasso di contagio più che raddoppiato rispetto ad alfa, beta e gamma, causa sintomi più severi e in quantità maggiore nei non vaccinati e riduce la copertura del vaccino dal 95% (virus di Wuhan) all’88%, la prevenzione dell’ospedalizzazione si attesta invece ad un solido 93%. Nonostante siano dati incoraggianti il dato che va portato a casa è uno solo: l’asticella del numero dei vaccinati si deve alzare rispetto alle precedenti stime in modo da poter proteggere chi non si può vaccinare e chi non è immunocompetente.

Obbligo vaccinale

Perché è un tema così sentito da chi, nonostante i dati appena esposti, non si fida del vaccino? “Perché nel malaugurato caso in cui ci si trovasse in una spiacevole situazione lo stato non risarcirebbe alcunché, quindi voglio il vaccino obbligatorio”. Queste sono le voci che ho avuto modo di sentire nei giorni, nelle settimane e nei mesi scorsi.

Ma è proprio così? NO! La firma del consenso informato non solleva lo Stato da responsabilità per danni da vaccini, pur solo raccomandati, e per giunta l’informativa a fini di consenso va resa pure in caso di obbligo. 

Prendiamo il caso più assurdo e più vicino al caso di studio: il vaccino antinfluenzale, non obbligatorio.

La Corte costituzionale ha stabilito che:

Sebbene la vaccinazione antinfluenzale non sia obbligatoria (come richiesto dalla disposizione censurata ai fini del diritto all’indennizzo), essa «è stata oggetto di raccomandazione da parte del Ministero della Salute»”.

La Corte costituzionale dichiara:

L’illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 1, della legge 25 febbraio 1992, n. 210 (Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati), nella parte in cui non prevede il diritto all’indennizzo, alle condizioni e nei modi stabiliti dalla medesima legge, nei confronti di coloro che si siano sottoposti a vaccinazione antinfluenzale.”

Quindi anche in questo caso possiamo dirci che la questione è poco fondata.  

La retorica contro i vaccini si spinge anche oltre quanto appena esposto, ovvero: “voglio i tamponi obbligatori per tutti”. Secondo questa retorica, abbastanza poco scientifica, i tamponi sarebbero gli unici in grado di fermare il contagio, e quindi la diffusione del virus, di conseguenza ci sarebbe un sostanziale ok per i vaccini a patto che vi sia l’obbligo di tamponare le persone. Ovviamente queste sono posizioni estreme, spesso notiamo una sfumatura o più incline all’obbligo vaccinale o più incline al tampone obbligatorio, quindi ogni esponente dell’ala contraria al Green Pass o alle sue forme, risponde in modo estremamente variegato e confuso. 

Il tampone ci restituisce un’informazione abbastanza dettagliata ma puntuale dello stato di salute dell’individuo. Risulta quindi poco utile nel descrivere la sua situazione di salute nel tempo, e nessuno ci garantisce che un individuo negativo al test ad un determinato orario, sia ancora negativo in un orario successivo. Se mi avete seguito prima quando parlavo di varianti, è probabile che nella prima fase di infezione, essendo i virus parassiti endocellullari obbligati, questi stiano dentro le cellule. Quindi statisticamente ci saranno dei pezzi di virus anche fuori dalle cellule, ma se siamo nelle primissime fasi, il grosso dei virus sta dentro le cellule stesse, e quindi potrebbe essere più difficile individuarlo; anche perché spesso e volentieri, all’inizio dell’infezione, il numero di particelle virali presenti non è sufficientemente alto o, più precisamente: la carica virale è troppo bassa perché il virus possa essere rilevato.

Per questo si attendono 48 ore fra un tampone e l’altro, appunto per permettere al virus di replicarsi e quindi di essere “rintracciato”.

Quando non avevamo altre armi il tampone era una protezione utile, protezione che mantiene ancora oggi la sua efficacia come allora, ma la cui utilità in seguito all’introduzione del vaccino è scesa di molto.

Di contro il vaccino come detto prima, nel caso di una popolazione interamente vaccinata o comunque intorno alla soglia dell’immunità di gregge, ci garantisce una minore trasmissione del virus, e una maggiore risposta immunitaria, capace di ridurre in modo estremamente sensibile il tasso di occupazione delle terapie intensive, che normalmente sono piene al 70%.

Comunque, i problemi legati ai tamponi potrebbero anche essere considerati uno di quei costi che siamo disposti ad accettare nel nostro grande disegno di policy, se non che in Italia il massimo di tamponi al giorno effettuati è stato di circa 378.000 tamponi.

Volendo essere spietati si potrebbe rapportare quel numero all’intera popolazione italiana, volendo essere gentili lo si potrebbe rapportare al numero di non vaccinati: il risultato non cambia. In sostanza si avrebbe un aumento della domanda di tamponi e di conseguenza, essendo la struttura dell’offerta sufficientemente rigida nel breve periodo, un aumento del prezzo del tampone.

Se devo fare lo pseudo-scienziato sociale e ipotizzare le conseguenze di una tale scelta, sono svariate le conseguenze che dovremmo analizzare:

  1. Grande richiesta di tamponi calmierati da parte dei cittadini, maggiore di quella odierna;
  2. I meno abbienti, non riuscendo a permettersi il tampone sarebbero costretti ad un lockdown 3.0. E in Italia, chi ha pagato più questa pandemia? E sempre in Italia, quale classe d’età è la più povera?
  3. Chi ha un reddito sufficientemente elevato sarebbe libero dal lockdown 3.0. 

Ora, io non voglio suggerire alcunché, ma mi pare evidente che, chi si oppone al vaccino sia mediamente poco istruito e mediamente meno abbiente rispetto al resto della popolazione, vittime quindi, innocenti o meno, della retorica di coloro i quali possono solo vivere della stima dell’ignorante di turno.

Ora immaginatevi questa situazione a gennaio 2021. Piuttosto che questo scenario, meglio il Green Pass con tutte le sue ipocrisie.

Un gentile ringraziamento all’anonimo Michele che ha curato la parte tecnica di questo articolo

Bibliografia:

  1. https://www.nature.com/articles/s41577-021-00592-1
  2. https://www.aifa.gov.it/en/-/ottavo-rapporto-aifa-sulla-sorveglianza-dei-vaccini-covid-19
  3. https://www.aifa.gov.it/en/-/covid-19-studio-tsunami-il-plasma-non-riduce-il-rischio-di-peggioramento-respiratorio-o-morte
  4. https://www.aifa.gov.it/en/-/covid-19-sospensione-d-uso-anche-per-la-clorochina
  5. https://www.who.int/en/activities/tracking-SARS-CoV-2-variants/
  6. https://www.cdc.gov/coronavirus/2019-ncov/variants/delta-variant.html
  7. https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?param_ecli=ECLI:IT:COST:2017:268
  8. https://www.cdc.gov/coronavirus/2019-ncov/hcp/testing-overview.html
  9. https://www.ipsos.com/it-it/sondaggio-vaccino-covid-maggioranza-intervistati-ha-intenzione-vaccinarsi

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