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La difficoltà di votare nel paese del tripopulismo

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Il mondo prima del Tripopulismo: il Bipopulismo

Nonostante sia appena iniziata, la peggiore campagna elettorale della storia repubblicana ci sta già regalando uno spettacolo osceno e il principale pericolo all’orizzonte è quello del tripopulismo. Citando Marx:

“la storia si ripete due volte, la prima volta come tragedia e poi come farsa.”

La scena politica italiana invece vede ripetersi ormai da trent’anni la stessa guerra fra una destra becera, casinista, populista ed un’ accozzaglia di partiti che si definisce centrosinistra: un timido opossum che spera di non essere divorato dall’avversario fingendosi morto.

Ciò che negli anni è cambiato è che i primi si sono imbarbariti sempre di più, mentre fra i secondi chi era un barbaro è peggiorato, arroccandosi su posizioni sovraniste di sinistra ed anti-Nato. Infine, chi era un opossum sembra sempre più morto. In questa tornata elettorale la situazione è particolarmente grave, anche se come sempre non è seria.

La destra è trainata da Giorgia Meloni: fiera madre, cristiana e tutto il resto della noiosa filastrocca, mista ad una barbara retorica sovranista, antieuropea e per qualche motivo poco chiaro antifrancese (esempio più esilarante la gaffe delle “zucchine di mare”). Il leader dello schieramento dell’opossum invece non poteva che essere Enrico Letta. Famoso non in quanto ex premier ma per essere stato vittima di una silurata subita da Matteo Renzi, che all’epoca scalò il PD prima divenendo segretario e poi rubando il posto da premier all’attuale “leader” della coalizione di centrosinistra.

Il segretario del PD incarna perfettamente lo spirito dell’intera coalizione, il capo perfetto di un progetto che accoglie pro-Putin e pro-Ucraina, pro Nato e anti Nato, europeisti ed anti-europeisti, pro Draghi e gente che gli ha votato la sfiducia 54 volte, liberali (autodefinitisi tali) e comunisti (autodefinitisi tali).

Un uomo che non dice nulla, non fa nulla, non è nulla. Poichè se è nulla sicuramente non può essere qualcosa di scomodo per nessun elettore. Inoltre, siccome a marzo del 2018 gli italiani hanno consegnato il 34% dei loro voti a quello che era letteralmente il nulla cosmico, abbiamo anche una prova storica ed empirica che dimostri l’efficacia di questa vile tecnica (e la discutibile capacità degli italiani di scegliere da chi essere governati).

Breve parentesi sulla soap-opera fra Calenda e Letta

Riassumendo in breve: la federazione di Azione e +Europa era riuscita ad ottenere il sostegno del PD nel 30% dei collegi uninominali con un’alleanza elettorale. Il progetto però è saltato quando Letta ha stretto un accordo identico con la federazione di Sinistra Italiana e Verdi (per un numero minore di seggi) dato che Calenda si è rifiutato di stare in un’alleanza con gente che nulla aveva a che fare con i suoi valori.

+Europa si è distaccata da questa scelta per rimanere sotto l’egida protettiva del PD. Che sul piano valoriale SI e i Verdi siano totalmente diversi da Calenda (che non è mai stato con i riflettori puntati così ferocemente addosso) è innegabile. Tuttavia, data la legge elettorale, la scelta del leader di Azione è stata poco pragmatica. Dopo lo strappo col PD, Azione ha stretto una nuova alleanza con Italia Viva di Matteo Renzi dando vita a quello che i due leader hanno definito il “Terzo Polo“.

Il Tripopulismo sotto la maschera del Terzo polo

Le premesse con cui nasce il terzo polo sono ottime: combattere il bipopulismo, proseguire il solco tracciato dal governo Draghi, portare a termine le riforme iniziate e raggiungere gli obiettivi del PNRR e tantissime altre splendide promesse che però, proprio in quanto promesse, non valgono nulla. Fare promesse sensate non è un merito se non si spiega come realizzarle, e nel programma di 66 pagine presentato dal Terzo Polo lo spazio destinato alla definizione delle coperture per finanziare i vari progetti è di una sola pagina.

Una singola pagina in cui c’è scritto che con una spending review sugli acquisti delle PA e il recupero dall’evasione fiscale si finanzierà la lista della spesa descritta nelle precedenti 65 pagine. Per non parlare poi dei grandi assenti nel programma di un partito che dice di puntare sui giovani: nessun taglio sulla spesa pensionistica, nessuna proposta di riforma dell’attuale sistema, bensì un viaggio gratis (tanto paga lo Stato) nella Capitale per gli under 25. La strada verso il male è costellata di buone intenzioni e questo terzo polo sembra star capitombolando velocemente ed in maniera confusa verso il tripopulismo, assorbendo le caratteristiche di coloro che millanta di combattere.

L’ Agenda Draghi™

Per concludere il pietoso quadro della situazione non può che mancare l’imbarazzante trovata di marketing della “Non destra”, ovvero l’Agenda Draghi: uno squallido tentativo di farsi portavoce dell’ex premier, illusi di poter godere del prestigio di quest’ultimo. PD ed Azione si sono riempiti la bocca di questa locuzione puramente retorica per poi rivelare nei loro programmi la loro vera identità di populisti.

Il PD in particolare, che è letteralmente alleato con dei partiti apertamente ostili a Draghi appare ridicolo quando, tramite il suo vacuo portavoce, Enrico Letta, si racconta agli occhi ebeti del popolo italiano come difensore dell’operato dell’ex premier sfiduciato dagli stessi partiti con cui ora è alleato.

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1 comment

Dario+Greggio 27/08/2022 at 12:22

perfetto 🙂 #no23

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