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Approfondimenti Esteri

Ucraina: quanta estrema destra c’è post-Maidan?

Ogni qual volta la questione ucraina torna sotto i riflettori, essa trascina con sé un bagaglio secolare di tradizioni, eredità, faide e massacri reciproci che per l’Occidente immerso nella modernità multiculturale appaiono spettri di un’epoca lontana.

Inevitabilmente, quindi, le informazioni vengono fatte filtrare attraverso espressioni e riferimenti per noi di comprensione immediata che possono aiutarci ad avere un quadro generale della situazione, ma rischiano di semplificare eccessivamente in una rappresentazione bianco e nero 

C’è chi in questo abuso di sintesi ovviamente ci sguazza. 

È risaputo che in guerra la prima vittima è sempre la verità, ma individuare il mandante è un altro paio di maniche, anche perché spesso sono più di uno. Ed al Cremlino, con tutte le critiche che gli si possono rivolgere, sono sempre stati bravi a cancellare le proprie tracce.

Il conflitto del Donbass è l’ennesimo teatro in cui l’intelligence russa ha saputo mettere a frutto la sua esperienza nell’arte della disinformazione (in lingua nativa disinformatia, pratica in cui gli agenti di Mosca hanno dimostrato la loro abilità fin dalla creazione dei “Protocolli dei Savi di Sion”, una falsa testimonianza diffusa dalle autorità zariste per fomentare le persecuzioni contro gli ebrei ed i politici progressisti), mischiando fatti storici reali con altri dubbi o vere e proprie falsificazioni.

L’esempio principe di questa operazione è forse proprio Stepan Bandera, l’Eroe nazionale dell’Ucraina, altamente riverito dalla destra ultra-nazionalista locale e il cui ritratto ha fatto capolino non di rado durante le frenetiche proteste contro il governo di Yanukovich.

Per i canali di propaganda russa e quelli di sinistra a loro allineati, Bandera era un rivoluzionario nazista direttamente responsabile di vari atti di pulizia etnica nel periodo in cui i tedeschi occuparono il paese e l’Euromaidan non sarebbe stato nulla di più di un colpo di stato da parte di frange radicali per instaurare un regime fascista ostile alle minoranze.

La storia è chiaramente assai più complessa. Bandera fu sì il leader di una organizzazione nazionalista che voleva l’indipendenza dell’Ucraina dall’Unione Sovietica e, per raggiungere questo obiettivo, non esitò ad entrare in alleanza con il Reich di Hitler. La collaborazione con i tedeschi fu, però, molto meno idilliaca di come venne fatto credere tra schermaglie, arresti e rivalità che culminarono con la deportazione dello stesso Bandera nel campo di concentramento di Sachsenhausen a seguito della proclamazione di uno stato ucraino indipendente il 30 Giugno del 1941 senza il consenso di Hitler e tre anni successivi di guerriglia dei militanti ucraini schiacciati tra la Wehrmacht e l’Armata Rossa. 

Dopodiché sarebbe scorretto negare anche il profondo antisemitismo che ha caratterizzato a lungo i popoli slavi. Kiev fu teatro di numerosi pogrom, il più antico risalente al 1881. Ma cosa rimane oggi di quella oscura eredità?

Stando ad una ricerca del Pew Research Center, l’Ucraina nel 2018 era il paese dell’Europa orientale con il livello più basso di antisemitismo ed avrebbe registrato un ulteriore calo dalla caduta del Governo Yanukovich. Inoltre è stato l’unico paese al mondo, fatta eccezione per Israele, ad aver avuto anche solo per tre mesi come Presidente della Repubblica e Primo Ministro due individui di origine ebraica (il primo è tuttora in carica).

Esistono formazioni filo-fasciste come “Svoboda” e “Pravy Sektor”, la cui ala militare è stata attiva sul fronte per diversi anni prima di venire sciolta dal governo, e per quanto  non va sottovalutato il rischio di infiltrazione di elementi radicali negli apparati militari non bisogna dimenticare che le ultime elezioni presidenziali hanno visto un ulteriore ridimensionamento dell’estrema destra rispetto a quelle già deludenti del 2014. La soglia di sbarramento è stata superata esclusivamente da partiti europeisti e dai russofili di “Piattaforma di Opposizione”.

Siamo quindi ben lontani dalla narrazione farsesca di una finta democrazia controllata dai reazionari. Durante i novantatré giorni di proteste contro la corruzione e l’autoritarismo c’erano ucraini dalle estrazioni etniche e religiose più disparate come mostrato nel documentario “Winter on Fire: Ukraine’s Fight for Freedom”.

Il ruolo delle minoranze nella catena di eventi che hanno portato  alla rivoluzione del ’14 è stato esageratamente messo in risalto persino dal martire dei ribelli del Donbass, il Presidente della Repubblica di Donetsk Alexander Zarkhashenko, che in una conferenza stampa espresse rammarico per come la nuova Ucraina fosse guidata da “miserabili ebrei”.

Insomma i neonazisti esistono e, con i recenti sviluppi, c’è la possibilità che ne arrivino altri, ma non combattono per un’unica fazione e non rappresentano una componente predominante, soprattutto a Kiev.

Del resto “Se l’Ucraina fosse davvero governata da neonazisti, Putin li finanzierebbe, non combatterebbe”. In Italia dovremmo saperne qualcosa…

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