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Economia & Finanza

Inflazione: l’errore comunicativo delle banche centrali

Powell Lagarde

Una delle chiavi per riportare l’inflazione a livelli bassi è abbassare le aspettative di inflazione futura delle persone: le banche centrali devono riuscire con la loro comunicazione a convincere consumatori, imprese, lavoratori e investitori che l’inflazione verrà ridotta. Più saranno efficaci in questo, minore sarà lo sforzo richiesto per abbassare l’inflazione, e minori saranno gli effetti collaterali (riduzione dell’attività economica, aumento di disoccupazione, eccetera).

Perché le aspettative di inflazione sono così importanti? Perché il comportamento delle persone si basa su queste. Anzitutto, chi si aspetta un aumento dei prezzi tenderà ad anticipare i propri acquisti, almeno per quanto riguarda i beni durevoli. Questo comportamento causa un aumento della spesa attuale, quindi un’ulteriore pressione sui prezzi, generando maggiore inflazione.

In secondo luogo, ogni volta che si firma un contratto che specifica pagamenti futuri (da salari, a contratti di affitto, a contratti di fornitura, eccetera), è essenziale tenere in considerazione quali saranno i prezzi futuri dei vari beni e servizi. Più ci si attende un tasso di inflazione elevato, maggiori saranno i pagamenti futuri esito della contrattazione. E questa è di per sé inflazione futura.

Per queste due ragioni, l’inflazione può diventare una profezia autoavverante, almeno per un certo periodo di tempo.

Le banche centrali sono consapevoli di ciò, e lo si evince dalle dichiarazioni pubbliche. La Federal Reserve americana sembra la banca centrale che più di tutte sta battendo su questo chiodo: vari membri del FOMC (il comitato incaricato di decidere sulla politica monetaria) ripetono pubblicamente da mesi che l’inflazione è la priorità e faranno di tutto per riportarla a livelli accettabili, anche se questo dovesse causare una recessione e perdite di posti di lavoro.

L’intento è quello di lanciare un messaggio credibile ai cittadini: non temete tassi di inflazione elevati in futuro, la ridurremo in tempi ragionevoli, whatever it takes (non a caso, queste ultime parole richiamano l’esperienza di Draghi alla BCE nel 2012: anche se il problema era diverso, entrambi i casi sono di gestione di un problema di fiducia).

Ma a mio avviso, le banche centrali stanno anche commettendo un errore che ostacola il successo di questa strategia. Perché l’inflazione è alta? Le dichiarazioni pubbliche dei vari rappresentanti delle banche centrali identificano le cause dell’inflazione quasi esclusivamente in fattori di offerta. L’inflazione è alta a causa della guerra in Ucraina, a causa dell’aumento del prezzo del petrolio, a causa dell’aumento dei prezzi delle materie prime, a causa dello sfaldamento delle catene del valore. Questo equivale a dire che siamo in balìa degli eventi. E non mi risulta che alcuno sforzo sia stato fatto per diffondere il messaggio che, anche se siamo in balìa degli eventi, la banca centrale ha strumenti sufficienti per ridurre l’inflazione.

Dunque, mentre le banche centrali stanno cercando di persuadere imprese, consumatori e investitori che l’inflazione calerà, stanno anche diffondendo l’idea di essere impotenti di fronte all’ondata inflattiva che ci accompagna da oltre un anno. Cosicché, basta un po’ di variabilità dei prezzi alla pompa di benzina, o qualche cattiva notizia proveniente dalla Russia per convincere le persone che l’inflazione salirà ulteriormente, indipendentemente da quello che la banca centrale deciderà di fare.

Mi si potrebbe ribattere: perché dovrebbero dire altrimenti? Non c’è nulla di male nel sostenere la verità. Personalmente, ho ragioni per credere che la storia raccontata dalle banche centrali sia sbagliata, per quanto i fattori menzionati sopra contribuiscano a generare inflazione.

Aggiungo che diverse delle componenti di offerta citate sopra hanno cominciato a muoversi nella direzione opposta già da qualche mese (si guardi il supply chain pressure index, il prezzo del petrolio, o i prezzi di tante altre materie prime, con la grande eccezione del gas). Quindi, se quelle fossero le forze rilevanti, dovrebbe esserci una pressione verso la deflazione. A questo qualcuno ribatte che per quanto alcuni prezzi siano in calo, rimangono pur sempre alti. Questa argomentazione denota una scarsa conoscenza della matematica. L’inflazione non è il livello di un indice dei prezzi, bensì il suo tasso di crescita: se i prezzi calano, l’inflazione è negativa indipendentemente dal livello di partenza.

Il punto fondamentale è che le banche centrali, per risultare credibili nella loro lotta all’inflazione devono convincere il pubblico di esserne in controllo. Capisco la reticenza a non voler ammettere di aver commesso errori e di aver causato inflazione. Ma credo che non sia necessario ammettere errori. Una spiegazione alternativa al perché l’inflazione è elevata potrebbe considerare diverse ragioni, tra cui le politiche monetarie e fiscali del periodo Covid, necessarie dacché si viveva in una situazione di grande incertezza.

Gli obiettivi erano anzitutto offrire sollievo alle numerose famiglie e imprese che non potevano lavorare, poi evitare un periodo di recessione e stagnazione particolarmente prolungato. In questo senso, il lavoro della banca centrale è stato un successo: la recessione c’è stata, come era inevitabile che fosse, ma è durata poco. L’economia ha ripreso a crescere non appena le condizioni sanitarie sono migliorate. L’inflazione è un effetto collaterale di una serie di azioni che data la situazione erano necessarie. Ora che la fase critica della pandemia è terminata, è giunto il momento di concentrarsi sull’inflazione.

È una narrazione incontestabile? Alcune affermazioni potrebbero essere viste come azzardate. Ma sfido chiunque a fornire in tempi brevi prove convincenti che screditino questa storia. Ritengo invece che sia una ricostruzione dei fatti molto più plausibile di quella che le banche centrali raccontano da mesi (e a cui, a mio avviso, non credono neanche loro). Ma soprattutto è una narrazione più efficace se vista nell’ottica di voler ridurre l’inflazione. Perlomeno, con questa ricostruzione degli eventi non si trattano consumatori, imprese e investitori come fessi.

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1 comment

Dario+Greggio 17/10/2022 at 19:57

idem come lo scorso post.

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