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Politica estera

I manifestanti di Capitol Hill sono innocenti

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Odiamo e sdegnamo la differenza tra la nostra e la loro classe sociale. Il colpevole è uno: metteteci Trump sul banco degli imputati. 

Quando guardiamo le immagini della folla salire verso il cupolone americano, in direzione stanze del potere, si accendono in noi diversi sentimenti ma tutti legati e comuni: sdegno, preoccupazione, disgusto, amaro turbamento. Eppure tutte le rivoluzioni nella storia hanno avuto folle di manifestanti che combattevano per soverchiare un potere riconosciuto come illegittimo, cercando di salvaguardare i diritti e la democrazia o addirittura per ottenerli.

Quando ci venivano narrate queste gesta e leggevamo delle grandi rivoluzioni sui libri di storia abbiamo sempre fatto il tifo per i ribelli; la Presa della Bastiglia, la Rivoluzione Americana contro gli inglesi e così via. 

Durante i moti degli scorsi giorni ne La presa del Campidoglio alcuni cittadini hanno rischiato di essere picchiati, alcuni lo sono stati e altri sono morti, tutto questo pur di  soddisfare una causa che a loro dire era giusta: combattere. Combattere contro i brogli elettorali, combattere contro il rischio che il potere popolare venisse meno e cadesse sotto la dittatura dei potenti

Dovrebbero essere gli eroi del mondo occidentale invece li condanniamo. Ma perché oggi non siamo con loro? Perché oggi li odiamo?

L’unico vero responsabile delle morti tra i manifestanti e tra le forze dell’ordine, l’artefice da accusare per quello che abbiamo visto ha un nome e un cognome: Donald Trump che ha inneggiato alla rivolta e invitato – neanche poi tanto velatamente – alla marcia verso la camera. Certo, voi direte che ogni individuo ha libero arbitrio e i manifestanti hanno scelto di compiere le azioni che li hanno portati nei telegiornali di tutto il mondo; nulla è più vero. È anche altrettanto vero però che il popolo non può essere a conoscenza diretta di molte delle questioni governative o politiche, e ogni credenza che gli individui hanno è un gioco di verità; ovvero l’avere fiducia in una comunicazione che ti viene data. Se provi fiducia la comunicazione per te è vera, e questo accade ancor più se a darla è il presidente del tuo paese e magari colui che tu hai votato e in cui credi.

Non potendo verificare di persona l’oggetto delle insinuazione, il cittadino è per forza legato a base fiduciaria verso chi gli sta parlando, quindi è assolutamente legittimo e lecito che le persone credano alla sua narrazione, alla narrazione del presidente, alla narrazione di Donald Trump. 
Incolpate il presidente, è lui che mente al popolo e cerca di piegarlo alla propria volontà, esercitando un’irresistibile influenza con mezzi psicologicamente coercitivi.
L’attacco al parlamento è un segno di salute della democrazia: cos’è più democratico di chi rischia la vita per difendere la libertà messa in pericolo essendo addirittura disposti a morire?

Ma cosa ci disturba tanto? Perché proviamo odio e ribrezzo per questi soldati ribelli? 
Se si lotta per salvare la democrazia si presuppone che il gruppo  che conduce la rivolta sia quello che ristabilirà poi un ordine nuovo seguendo le sue linee e portando avanti i suoi valori. In più quel che ci stride è la carnevalata, i modi poco “seri” un po’ da gioco di ruolo andato troppo oltre. Il fatto che la marcia e l’assalto siano farsesche: una rappresentazione allegorica che a tratti supera le parate a tema storico nella sua fantasiosità.
Ci disturba l’odio, l’odio degli emarginati della società e dei poveri, di quelli che sono bollati come reietti (non erano certo presenti alla manifestazione i ceti che potremmo definire “borghesi”) ecco, quell’odio non è un valore. Vedere questo tipo di persone lì dentro non genera in noi nessun sospiro liberatorio.

Il disprezzo che proviamo per questi pittoreschi individui è in realtà anche un biasimo per la classe a cui appartengono, la classe povera, quella del cibo in scatola scaldato al microonde e mangiato dal barattolo, quelli delle cianfrusaglie  acquistate a basso costo da Best Buy, quei “ciccioni” redneck americani che non si curano della propria salute, il trash, il Kitsch. 

È questo che ci stride, che ci spaventa dalla nostra classe agiata, vederli in contrasto con quello che è il simbolo della democrazie in un posto con sedie e banchi in mogano, pavimenti lucidi e cerati, marmi costosi e moquette dalle belle fantasie; ecco come è rappresentata la democrazia, ed ecco come il contrasto di questi personaggi messi a confronto con essa, ci mostra il delta della forbice sulle differenze tra agiati e poveri, accentuando così con questo contrasto  le caratteristiche dei due estremi. 

Inconsciamente ci lascia interdetti la diseguaglianza sociale e ancor più se quella diseguaglianza sta “toccando” la nostra lucida democrazia in mogano. Ma il nostro sdegno dovremmo rivolgerlo e indirizzarlo verso una sola persona: Trump.
Trump ha ingannato loro, i più deboli, i più fragili, quelli che non hanno nulla da perdere e li ha aizzati contro la democrazia, mentendogli per un tornaconto. Ecco allora, loro sono le vere vittime. Metteteci Trump sul banco degli imputati e giudicate lui.

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