Politica interna

Gilet Arancioni e Vox, in Italia la farsa populista non basta mai

l'ex generale pappalardo che urla e aizza la folla

Un ex generale vestito di arancione organizza manifestazioni di piazza in tutta Italia, in cui aizza folle urlanti, vestite con dei gilet arancioni, contro i vaccini, durante una pandemia, e contro l’euro, dopo l’annuncio di 200 miliardi di aiuti. Sembra la parodia di una dittatura sudamericana, ma è solo l’ennesima farsa della politica italiana.

Le proteste, organizzate in un gruppo Facebook chiamato “Marcia su Roma”, hanno coinvolto moltissime città, ma hanno avuto un discreto successo quasi solo a Roma e Milano. La verità è che non si tratta di decine di migliaia di persone: complessivamente i dimostranti sono meno di mille in tutta Italia. Il successo è stato sostanzialmente mediatico perché, ovviamente, ha fatto notizia la mobilitazione centinaia di persone, che hanno deciso deliberatamente di non rispettare le norme di sicurezza per il contagio, oltre ai motivi fantasiosi per cui sono scese in piazza. Tra l’altro, la questura ha fatto sapere che i contestatori saranno denunciati proprio per la violazione del decreto contro la diffusione del Covid-19.

Veder ribadite, durante un pandemia che ha mietuto così tante vittime, le tesi dei no-vax con tanta convinzione ha fatto scalpore. Poi, ovviamente, l’invocazione a uscire dall’Unione Europea, a stampare moneta come se fosse carta dei cioccolatini, e l’accusa alla finanza mondiale di aver architettato la pandemia per farci comprare da cinesi e tedeschi hanno fatto il resto.

Il leader del Movimento dei Gilet Arancioni, diventati più famosi in un giorno solo che in un anno di esistenza, è l’ex generale Antonio Pappalardo, simbolo di statalismo folle e populismo sfrenato, già fomentatore del movimento dei Forconi e della rivolta dei Tir, oltre che girovago nei partiti più disparati.

L’eroe della piazza di sabato è stato addirittura nominato sottosegretario alle Finanze nel primo governo tecnico della storia repubblicana grazie a Carlo Azeglio Ciampi nel 1993. La sua carriera ministeriale è stata lunga e piena di soddisfazioni, infatti, meno di quindici giorni dopo la carica è stata subito revocata. Il cambio di rotta era stato imposto da una sentenza del tribunale militare, che lo ha condannato a otto mesi di reclusione con l’accusa di diffamazione ai danni del Comandante generale dell’Arma.

Il nostro fenomeno ha girovagato tra molti partiti, diversissimi tra loro. Nato nel PSDI, naviga tra il Patto per l’Italia di Mario Segni e Alleanza Nazionale, in cui si candida da indipendente alle europee del 1994. All’inizio degli anni 2000 ha fondato il movimento Popolari Europei, si è candidato al Senato coi conservatori neoborbonici della Lega d’Azione Meridionale e alle elezioni regionali in Sicilia nella lista Biancofiore, promossa da Salvatore Cuffaro, condannato definitivamente a sette anni di reclusione per favoreggiamento personale verso persone appartenenti a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio. Non è stato eletto in nessuna delle due consultazioni.

I fallimenti queste esperienze non sono stati sufficienti per Pappalardo, che torna nel PSDI nel 2007. Dopo esser stato anche nella direzione nazionale dei socialdemocratici, nel 2016 ne esce per fondare il Movimento di Liberazione Italia. Contribuisce, infine, nel 2019 a costituire il Movimento dei Gilet Arancioni.

Il nome del movimento è un richiamo al colore delle arance del sud. Il richiamo neoborbonico, uno dei peggiori cancri della storia italiana, dovrebbe bastare per inquadrare il fenomeno. Tuttavia vale la pena dare un’occhiata al vastissimo programma, non dissimile da quello dei gilet gialli francesi.

Pensioni più alte, uscita dall’UE, istituzione della lira italica (e perfino lira umbra) e della Banca Libera Italica. Acqua pubblica, abolizione della burocrazia, taglio delle tasse a debito, istituzione di enti statali che promuovano l’industria di Stato e le nazionalizzazioni. E ancora, uscita dalla Nato e dall’Onu, abolizione dell’obbligatorietà dei vaccini e promozione della medicina alternativa. Infine, recupero della fede cristiana e dei valori identitari del Popolo Italiano (con queste maiuscole), abolizione del bollo auto e distribuzione gratuita dei libri sino al primo biennio delle scuole medie superiori.

Praticamente questa minestra è un incrocio surrealista delle tesi di Alberto Bagnai, Mariana Mazzucato, Davide Barillari e Simone Di Stefano. In sintesi, il peggio che l’Italia possa immaginare. Ma non temete: al peggio non c’è mai fine.

Infatti a Roma, contemporaneamente, ha avuto luogo un sit-in di Vox Italia, il partito nazional-bolscevico di Diego Fusaro, detto “Fuffaro”, che lega la teoria marxista alle istanze sovraniste. Oltre alla filastrocca sullo stampare moneta e sull’uscita dall’UE, che ormai sono un clásico con più visibilità di Barcellona-Real Madrid, i fusariani hanno chiesto chiarezza sul ruolo che ha avuto il 5G nella diffusione del coronavirus. Commentare oltre è inutile.

Come è evidente, le dimensioni dello stormo di cialtroni populisti sono in continua espansione, oltre ogni limite e ogni logica. C’è solo da sperare che i mass media non trasformino questi sparuti gruppuscoli nelle sardine sovraniste e che nasca qualche alternativa seria alle forze politiche oggi in parlamento, prima che qualcuno decida di puntare sui Gilet Arancioni e Vox. Anche perché, ed è il punto più importante del discorso, buona parte dei punti programmatici di questi gruppi extraparlamentari sono già all’ordine del giorno nei partiti più rappresentativi di Camera e Senato, quindi, ahinoi, basterrebbe molto poco per veder travasato il consenso da una parte all’altra.

Leonardo Accardi

Leonardo Accardi

Bergamasco a Roma, studente di Scienze politiche presso l’Università Roma Tre e Coordinatore di Istituto Liberale-Lazio e della Scuola di Liberalismo di Roma. Amo i fatti spiegati con dati, numeri e ironia, disprezzo le semplificazioni e i luoghi comuni.

2 comments

Aldo Mariconda - Venezia 01/06/2020 at 09:45

Vorrei aggiungere:
1) Il transfiormismo in Italia non ha alcun limite, visti i passaggi del generale dal PSDI ad una serie di altri partiti o gruppi almeno locicamente in contraddizione
2) L’edizione italiana dei gilet gialli non ha nulla a che fare con l’originale francese, dove per quanto populisti sono stati un’espressione di una classe medio-bassa (dal punto di vista reddituale) forse più sacrificata dalla crisi, dalle delocalizzazioni industriali e dall’aumento del costo dei carburanti.
Qui da noi è un melange strano e composito, che forse attinge consenso anche dal calo di quello pentastellato.

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Pizer 04/06/2020 at 17:18

Domanda.
Come ha fatto un corpo militare che si dice rigoroso, a promuovere un simile soggetto al grado di generale?
Nnn ho detto maresciallo.
Ho detto GENERALE!

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