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Elezioni Brasile: perché Lula è meglio di Bolsonaro

Bolsonaro Brasile

Nella tarda nottata tra domenica e lunedì sono arrivati i risultati del ballottaggio relativo alle elezioni amministrative brasiliane. Il vincente è stato Lula, figura di spicco del “Partido Dos Trabalhadores”(PT). Il settantasettenne, al suo terzo mandato dopo il 2003 e il 2011, nell’immaginario popolare è legato indissolubilmente all’acronimo BRICS, ovvero quei paesi, Cina, Russia, Sud Africa, India, e appunto Brasile, accomunati da un’economia in via di sviluppo, abbondanti risorse naturali, territorio vasto e popolazione numerosa.

La vittoria di Lula è una buona notizia? Ritengo di sì. Nonostante Lula sia una figura controversa, ad esempio perché legato a idee socialiste e a persone come Maduro, rimane un candidato migliore rispetto a Bolsonaro.

Cosa lascia Bolsonaro

Per cominciare, qual è il lascito al Brasile del presidente uscente Bolsonaro? Se ho definito Lula controverso, Bolsonaro non è da meno: evangelico ancora legato al periodo di dittatura militare in Brasile, durante il quale secondo lui “si è ucciso troppo poco”. Ex generale dell’esercito ed esecutore del rimpianto regime militare, ha impostato la sua presidenza sul motto “deus encima de todo”. In tema di diritti civili, fece molto discutere una sua dichiarazione in cui affermava di preferire un figlio morto ad un figlio omosessuale.

Questa stretta vicinanza alla classe clericale evangelica, nonché a tutte le forze di polizia brasiliane, gli ha assicurato un ampio sostegno durante la sua presidenza. Tra le altre forze alleate spiccano i grandi latifondisti agrari (fazendeiros).

Nel suo percorso politico ha portato avanti campagne abominevoli come la reintroduzione della pena di morte, abolita a fine anni ’80, e la continua strenua difesa della dittatura militare.

Durante questa presidenza di estrema-destra la più grande vittima è stata la Foresta Amazzonica, soggetta a un aumento spropositato di deforestazione in seguito alle sue politiche di deregolamentazione per favorire l’agrobusiness. Inoltre, è partita una nuova corsa all’oro che ha interessato le foreste vergini dell’area e il cerrado del Mato Grosso. A farne le spese sono state le popolazioni indigene e l’ambiente.

Bolsonaro lascia dunque un’Amazzonia distrutta. Tasso di deforestazione aumentato del 75,6%, emissioni del gas serra aumentate del 9,5%. L’istituto brasiliano di ricerche spaziali ha notato come, dal 2018 al 2021, sono stati distrutti 13.235 chilometri quadrati di Amazzonia.

La gestione Covid da parte di Bolsonaro

Un’altra grave mancanza di Bolsonaro è stata la pazza gestione della pandemia, definita giustamente negazionista, che ha portato a 600 mila morti in Brasile. Il presidente uscente ha rincorso l’immunità di gregge, favorendo il dilagare del virus senza introdurre misure di contenimento. Non solo, stravaganti “esperti” legati alla presidenza hanno diffuso la folle idea che il Covid si potesse curare con la Clorochina.

Non sono mancate fake news governative tramite 15 mezzi di stampa. Insomma una grande dimostrazione di incompetenza e incoscienza che ha portato alla morte più di mezzo milione di cittadini, portando paura e sventura in città come Manhaus, come Sao Paulo. Si sono viste fosse comuni in quanto i troppi morti negli ospedali rendevano impossibile un’adeguata sepoltura. Infine, furono clamorose le sue goffe dichiarazioni con cui legava queste morti al volere di Dio. 

I precedenti governi Lula

A differenza dell'”ordem e progreso” promesso da Bolsonaro, Lula si è fatto promotore di quello sviluppo reale del paese.

Durante i suoi governi, Lula si è occupato della parte più debole della popolazione, con i suoi piani “Fome Zero” e “Bolsa Familia”, “Brasil sem miseria”, oltre che ad un altro programma di punta come programa de Aceleração do Crescimento (PAC, Programma di accelerazione della crescita), volto ad accrescere investimenti nel settore privato per rendere il Brasile ancora più al passo con le nazioni ricche (siamo attorno al 2003).

I precedenti governi dell’ex sindacalista 77enne hanno inoltre cercato di sfruttare i grandi proventi dell’industria petrolifera ed estrattiva per far uscire dalla povertà milioni di brasiliani, che nel governo Bolsonaro hanno vissuto un periodo molto buio.

Gli effetti di ciò sono stati l’uscita dalla povertà di 20 milioni di persone, e una riduzione del rapporto debito pubblico su Pil di 20 punti percentuali.

Nuovi orizzonti internazionali?

Cosa significa la vittoria di Lula in ambito internazionale?

Il neo-presidente è in buoni rapporti con gli USA. La causa di ciò è la pericolosa vicinanza tra Putin e Bolsonaro, il quale oltre ad aver messo in discussione le sanzioni alla Russia ha anche promesso aiuti a quest’ultima.

In tema ambientale, potrebbe rientrare in gioco una preziosa collaborazione tra Brasile ed Unione Europea, da sempre attenta a queste questioni.

Forse il popolo brasiliano, scegliendo un governo che ha molte cose in comune con I partiti social-democratici mediterranei, troverò nuovi alleati internazionali.

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1 comment

Dario+Greggio 02/11/2022 at 21:24

eh sì, bene dunque.

n.b. “ordem e progresSo”

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