Finestra sull'Europa Giustizia

Dal dialogo dei giudici alla guerra delle Corti

Torniamo a parlare della sentenza del 5 maggio della Corte costituzionale tedesca. Dopo l’analisi circa le conseguenze macroeconomiche, oggi ci soffermeremo sugli aspetti giuridici di una tale decisione e sulle relative conseguenze. In particolare vedremo come questa sentenza segna il passaggio dal dialogo dei giudici alla guerra delle Corti.

In primo luogo, vedremo cos’è e come si è sviluppato nel tempo il dialogo tra i giudici europei e quali le relative resistenze delle corti nazionali (I). In seguito daremo uno sguardo agli elementi essenziali della decisione (II) ed infine valuteremo la sua pericolosità in merito all’uniformità di applicazione del diritto europeo (III).

I – Il dialogo dei giudici e le resistenze delle corti nazionali

A) Il funzionamento della Corte costituzionale tedesca

La Corte costituzionale tedesca (BverfG) ha giocato un ruolo impartissimo in quello che è stato definito il dialogo dei giudici a livello europeo. Per iniziare è utile richiamare l’attenzione su una particolarità processuale di Karlsruhe. Infatti, a differenza della Corte costituzionale italiana e di quella francese che possono essere chiamate in causa per via incidentale dai giudici nel corso di un giudizio pendente dinanzi a una corte, la Corte tedesca può essere adita direttamente dai cittadini che ritengono i lori diritti costituzionali o fondamentali violati (Art 93 comma 4 Cost. tedesca).

Tale domanda può essere effettuata, di norma, solo dopo aver espletato tutte le vie legali possibili, il che ricorda un po’ il funzionamento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo. La Corte ha inoltre esteso il vaglio di possibilità dei ricorsi facendoci rientrare anche le questioni inerenti all’integrazione europea nei possibili controlli di costituzionalità.

Tale controllo si articola, in particolare, in merito alla non contrarietà ai diritti fondamentali, all’identità costituzionale tedesca e agli atti ultra vires e cioè quegli atti che le istituzioni europee adotterebbero in mancanza di una specifica competenza.

Quest’ultimo è il casus belli e consiste nel contrasto con il principio di attribuzione delle competenze di cui all’art. 5 TUE primo comma “ La delimitazione delle competenze dell’Unione si fonda sul principio di attribuzione. L’esercizio delle competenze dell’Unione si fonda sui principi di sussidiarietà e proporzionalità”. Questo punto, come vedremo in seguito, è fondamentale per capire la forzatura giuridica della Corte tedesca.

B) Storia del dialogo più o meno acceso tra i giudici

Il dialogo dei giudici rappresenta prima di tutto lo strumento mediante il quale i giudici nazionali possono rivolgersi alla Corte di Giustizia per chiedere la corretta interpretazione del diritto dell’Unione. Si tratta dunque in primis del rinvio pregiudiziale. La Corte risponde ai dubbi dei giudici nazionali circa la compatibilità del diritto interno col diritto dell’Unione. Tuttavia, il rapporto non è sempre rose e fiori.

La prima sentenza tedesca a dare il via al dialogo accesso tra i giudici è la sentenza Solange del 1974 dove era in questione la presunta violazione dei diritti fondamentali da parte di un regolamento europeo. La Corte tedesca, seppur conformandosi alla pronuncia della Corte di giustizia che riteneva il regolamento in questione non violare i diritti fondamentali, si è arrogata il diritto per il futuro di istituire un controllo di conformità degli atti europei ai principi fondamentali dell’ordinamento tedesco.

D’altronde questa non è una prerogativa esclusiva della Corte tedesca. Infatti, in Italia, nonostante il il primato del diritto dell’Unione su quello interno riconosciuto dall’art. 117 primo della Costituzione, esiste la teoria dei controlimiti. Le norme dell’ordinamento europeo e/o internazionale non possono mai primeggiare in caso di contrasto con i principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale e i diritti inalienabili della persona.

Tuttavia, la Corte tedesca invece non si ferma qui e nel 92′ amplia il raggio del proprio controllo. In un giudizio sulla legittimità della ratificazione del Trattato di Maastricht, introduce due nuovi controlli rispetto all’integrazione europea. Si tratta appunto del controllo ultra vires e del rispetto dell’identità costituzionale tedesca.

Sull’identità costituzionale si esprime nel 26 luglio 2006 anche il Conseil Constitutionnel francese, asserendo che “la trasposizione in diritto interno di una direttiva non può in ogni caso violare una norma o un principio inerente all’identità costituzionale della Francia, a meno che il Costituente non vi abbia consentito”.

Ma ancora una volta c’è l’immancabile rilancio a firma tedesca. Si tratta della sentenza del 30 giugno 2009 sulla ratifica del Trattato di Lisbona. Qui entra in gioco il principio della legittimazione democratica per cui il Bundestag deve avere il controllo su tutto ciò che riguarda la sfera sociale e personale dell’individuo. Inoltre, la Corte rimarca l’esistenza di un limite all’integrazione europea nella misura in cui detta integrazione non può violare il nocciolo duro dell’identità costituzionale delle Costituzione tedesca.

Questo dialogo se a volte è stato costruttivo, altre volte ha avuto toni decisamente più accessi fino a sfociare, con l’ultima sentenza, in un vero e proprio atto di bullismo giuridico e cerchiamo di capirne il perché.

II – Gli elementi essenziali della Sentenza

A) La sentenza Wiess della CGUE

Per capire meglio la sentenza di Karlsruhe dobbiamo prima vedere la sentenza della Corte GUE si cui si basa il procedimento. La Corte europea ha risposto ad un rinvio pregiudiziale della BverfG sulla legittimità dell’azione della BCE in merito al programma PSPP più noto come QE Quantitative easing.

I giudici di Karlsruhe chiedevano ai giudici di Lussemburgo se un tale programma poteva essere considerato ultra vires e sproporzionato. La Corte europea ritiene il QE rientrante nella politica monetaria di competenza dell’Unione e che, pertanto, la BCE aveva agito nell’ambito del suo mandato. Quanto inoltre alla questione della proporzionalità della misura, la Corte reputa l’operato della BCE e delle banche centrali proporzionato agli obiettivi di politica monetaria.

B) Procedimento dinanzi alla BverfG

Le questioni al vaglio di costituzionalità erano le seguenti:

i) dichiarare illegittime le decisioni della BCE che istituiscono il PSPP;

ii) Condannare costituzionalmente l’operato del governo federale e del Bundestag per non aver impedito alla BCE di lanciare il PSPP;

iii) Chiedere che la Bundesbank si astenga dal partecipare agli acquisti della BCE se questa entro tre mesi non dimostrerà che tali acquisti rispettano il principio di proporzionalità.

La prima questione è stata rigettata perché la Corte riconosce che non spetta a lei decidere della legittimità degli atti UE (salvo poi contraddirsi!). La seconda viene accolta parzialmente e la terza accolta in toto. L’accoglimento totale della terza questione mina fortemente il principio dell’uniformità di applicazione del diritto europeo.

III – Una decisione che mina fortemente l’uniformità di applicazione del diritto europeo

A) La proporzionalità ed il gioco delle tre carte

Fino alla sentenza commentata, il test ultra vires è stato sì esaminato dalla Corte tedesca in varie occasioni ma non era mai stato ritenuto valido, come in questo caso, ai fini della dichiarazione di incostituzionalità di un atto dell’Unione!

Si tratta senza dubbio di una forzatura giuridica nel tentativo di mascherare un pensiero ideologico. Una maldestra ed impropria interpretazione dei principi di attribuzione e di proporzionalità per ammonire l’Unione sulle sue decisioni in materia di politica monetaria o, per meglio dire, secondo l’interpretazione di Karlsruhe, di politica economica. Insomma un gioco delle tre carte per nascondere il pallino ideologico di una teoria di politica economica che non dovrebbe in nessun modo influenzare le decisioni di un giudice, a maggior ragione se di rango costituzionale.

B) Un diritto pubblico europeo che già tiene conto delle tradizioni costituzionali

Eppure non si può certo dire che il sistema giuridico europeo non tuteli adeguatamente le tradizioni costituzionali degli Stati membri. È bene ricordare come il sistema giuridico europeo in senso lato sia una struttura imbricata di norme europee, nazionali ed internazionali.

I diritti fondamentali delle costituzioni nazionali hanno subito, a partire dalla Sentenza Nold del 14 maggio 1974, quello che potremmo definire un processo di positivizzazione europea. Sono infatti entrati a far parte dei Principi Generali che rappresentano una fonte del diritto europeo. Con questa operazione di chirurgia giuridica si è rispettato il primato del diritto europeo e si sono tutelati i diritti fondamentali riconosciuti dalle costituzioni.

Inoltre, dal Trattato di Lisbona è previsto che l’Unione rispetti l’identità costituzionale degli Stati membri. Pensate che la Corte di Giustizia pur di non andare in contrasto con l’interpretazione tedesca del principio di “dignità umana” è arrivata a limitare due libertà fondamentali come la libera circolazione delle merci e la libertà di stabilimento.

Potrebbe essere comprensibile in taluni casi, se non fosse che nel caso in questione la controversia verteva sui laser games. Dei bambini che giocano alla guerra con pistole laser e parapetti che si illuminano se “colpiti” sono indubbiamente palesemente contrari alla dignità umana non trovate?

C) Tu vo fa’ o’ lussemburghes ma si nat a Karlsruè

Eppure tutto ciò non basta a Karlsruhe. Così facendo la Corte tedesca si è attribuita il ruolo di giudice degli atti delle istituzioni europee che sappiamo essere di competenza esclusiva della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. La risposta della CorteGUE in tal senso non si è fatta attendere:

“Per garantire un’applicazione uniforme del diritto dell’Unione, solo la Corte di giustizia, istituita a tal fine dagli Stati membri, è competente a constatare che un atto di un’istituzione dell’Unione è contrario al diritto dell’Unione. Eventuali divergenze tra i giudici degli Stati membri in merito alla validità di atti del genere potrebbero compromettere infatti l’unità dell’ordinamento giuridico dell’Unione e pregiudicare la certezza del diritto”.

Anche la Presidente della Commissione Urusula Von der Layen, è bene sottolinearlo di nazionalità tedesca, non le manda a dire e dirama un comunicato dai toni roboanti ed esaltanti per qualsiasi europeista: “Analizzeremo nel dettaglio la sentenza della Corte costituzionale tedesca e valuteremo anche le prossime tappe tra cui la possibile adozione di una procedura d’infrazione. L’Unione Europea è una comunità di valori e di diritto che deve essere tutelata e difesa in ogni momento. This is what keeps us together. This is what we stand for.”.

Insomma siamo passati dal dialogo dei giudici alla guerra delle Corti e da questo punto di vista sappiamo benissimo da che parte stare, in fondo this is what we stand for!

ps: per chi volesse approfondire ulteriormente l’argomento segnalo questo seminario online dell’associazione italiana studiosi di diritto UE.

Umberto Di Francia

Classe 1991, studente di Giurisprudenza italiana e francese tra l'Università degli studi di Firenze e l'Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne. Appassionato dunque di diritto, politica, ma anche di sport, cucina, cultura e soprattutto di liberalismo. Un passato nella Gioventù Liberale Italiana e un presente parigino a sostegno di un gruppo di giovani liberali francesi :Les jeunes libéraux. Audace e immoderato sognatore, fiero combattente a difesa delle libertà individuali sono pronto a qualsivoglia sfida, che sia in Italia, in Francia o in Europa seguendo due massime che nel tempo ho fatto mie "fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtude a canoscenza" di Dante e "Vivere ardendo e non bruciarsi mai" di G. d'Annunzio.

1 comment

La Sentenza di Karlsruhe | Immoderati 13/05/2020 at 12:02

[…] di capitali –  all’Eurosistema e alla BCE. Per cui, la pur legittima questione della primazia tra la Corte costituzionale tedesca e la Corte europea del Lussemburgo ci pare non decisiva ai fini della determinazione degli equilibri politici effettivi. Giacché, […]

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