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Governo Speaker's Corner

Whatever it takes

whatever it takes

Dopo il vergognoso affossamento del governo Draghi dovrebbe essere chiaro che sull’Italia hanno sempre avuto ragione i falchi tedeschi. Ha ragione chiunque pensi che non bisogna dare i soldi all’Italia, perché significa annaffiare le ortiche. Chissà che cosa penserà adesso Mario Draghi, che, quando era Presidente della Bce, ha dato tempo all’Italia per mettersi in salvo dal suo debito pubblico e che, come Presidente del consiglio, doveva essere il garante del debito comune. Ne valeva la pena Mario? Era questo che si doveva fare, whatever it takes? Sì, lo era, ma non è servito.

Il sospetto diffuso è che certi partiti abbiano usato la crisi del paese come strumento di ricatto in UE per avere denaro. Forse ne prendono anche altri da altre latitudini, perché si sospetta anche questo. Sicuramente non hanno alcuna intenzione di affrontare i problemi concreti della competitività, della crescita, della produttività, della scuola, del merito: tutte cose considerate “neoliberiste” (mentre i soldi dei “neoliberisti” sono redistribuzione). Proteggono, comunque, le rendite, queste sì progressiste, anche quelle più palesemente assurde degli stabilimenti balneari.

Mario Draghi rappresenta l’Italia, oppure l’Italia è rappresentata da Conte, Salvini, Travaglio e Berlusconi? Sarà questo che bisognerà capire alle elezioni, ma l’ottimismo per ora scarseggia. Non credo che si sarà capito che la storia della solidarietà europea con la “povera Italia” (che povera non è) è sempre stata solo una favoletta a cui potevano credere quelli che hanno la testa piana di ideologia e informazioni sbagliate sul mondo reale. La solidarietà avrebbe avuto senso in vista di riforme, e invece è servita per le oritiche.

All’orizzonte però si intravede una tempesta, che è forse la tempesta perfetta. Aver affossato Draghi, infatti, innesca un processo politico che favorisce non solo i falchi, ma anche i populisti antieuropei degli altri paesi, spesso finanziati da Mosca.

Potrebbe così scatenarsi un circolo autodistruttivo per l’Europa (consiglio l’articolo di Filippo Massari).

Perché, infatti, la Bce dovrebbe legarsi le mani nel contrastare l’inflazione, se “gli italiani” hanno in mente solo di digerire denari senza fare riforme? Credono di poter vivere all’infinito di aiutini? Vogliono diventare la “questione meridionale” in Europa? Se però gli europei si rifiutano di innaffiare le ortiche, ovvero le rendite italiane difese dai populisti, questo sarà usato per infiammare l’Italia sovranista e populista, oltre ai brillanti intellettuali, quelli che “un’altra Europa è possibile”, che cercheranno adesso di farsi eleggere in Parlamento, dopo aver speculato e negato i morti civili ucraini trovati ammazzati con le mani dietro la schiena.

Ora, sia chiaro, che Draghi sarebbe caduto era ovvio. Lo abbiamo anche scritto. È sempre stato il destino dei “tecnici”: all’approssimarsi delle elezioni, i partiti si smarcano. E il M5s doveva smarcarsi dal Pd per recuperare qualche voto. Lo stesso vale per la Lega, che non avrebbe mai accettato di alienarsi, sotto elezioni, il consenso di tassisti e concessori di stabilimenti balneari. Mario Draghi non poteva non saperlo. Ha fatto benissimo a non prestarsi alla farsa.

Dove sta la novità? Ci saranno le elezioni, parliamo allora di politica. La novità è l’evaporazione, per propria inettitudine, di una parte della sinistra a favore del M5s.

Il M5s ha spostato il tradizionale asse politico italiano, quello che teneva quasi alla pari il centro destra e il centro sinistra: ma lo ha spostato, a conti fatti, a favore della destra populista, anti europea e antiliberale. Chi crede che il M5s sia “di sinistra” dovrebbe cercare il demone che lo ospita, il demone del populista antidemocratico, che è di casa in “certa sinistra”.

Il M5s ha pescato nel mondo della sinistra e della destra. L’operazione è riuscita per la nota convergenza degli estremi nel populismo antiliberale, antidemocratico e antioccidentale. È il denominatore comune che mette insieme antivax, noeuro, quelli che un’altra Europa è possibile, quelli che gli americani fanno schifo, che l’Europa fa schifo, viva Putin, e che è tutta colpa del neoliberismo ecc. Un modo variegato che copre distanze grandi: da Barbara Spinelli al leghista della strada, passando per Alessandro Di Battista.

Il M5s è riuscito a distruggere la sinistra un tempo “radicale” che non avrebbe mai sostenuto i “fascisti”, e che si sarebbe tenuta più o meno dentro l’area progressista. L’ha distrutta offredole il brivido populista che cercava, e che l’ha portata dalla parte della peggiore destra del paese, spostando l’asse politico italiano. Non l’ha portata verso la destra liberale, non verso la destra della borghesia di altri tempi e che l’Italia non ha mai avuto. L’ha portata, come da tradizione e da manuale, alla destra che l’Italia sempre ha distillato in anticipo sul mondo. Lo si è visto, ad esempio, nei diritti civili, nei diritti civili dei migranti. Tanti o pochi che fossero, sono loro (disturba che tra questi ci siano molti intellettuali, ma, va detto, sono spesso dei vecchi intellettuali ope legis) che hanno cambiato la politica italiana e che oggi festeggiano la fine del governo Draghi.

Certo, sarebbe storicamente sbagliato negare che i “partiti per bene” non abbiano avuto la loro grande parte di responsabilità. In ogni caso, però, lo spostamento massiccio verso il populismo non sarebbe stato possibile, se il populismo non fosse già stato ben radicato nella cultura politica italiana, nella cultura “da libreria” ma non liberale.

Le risposte a questa situazione sono stete quelle che conosciamo. Da una parte, il Pd ha cercato di assorbire i populisti del M5s, e, benché criticata come filopopulista, questa politica ha permesso al Pd di recuprare voti e di sgonfiare il M5s: infatti, il nemico numero uno del Movimento è sempre stato il Pd. Dall’altra parte, c’è stata la creazione di raggruppamenti di “centro” o “liberali” o “occidentalisti”, i nomi contano poco. Il senso qui è quello di recuperare un’area democratica e occidentale, senza alcuna concessione al populismo. Il deserto da attraversare, come si dice, è lungo. Ma non c’è altra strada: si tratta di rifondare la cultura politica italiana, whatever it takes.

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1 comment

Dario+Greggio 21/07/2022 at 23:35

La gente è scema, direi che è il logico commento a quanto accaduto e in generale si 5 *.
Per quanto riguarda la domanda “Mario Draghi rappresenta l’Italia, oppure l’Italia è rappresentata da Conte, Salvini, Travaglio e Berlusconi? ” io ti posso dire che io mi sento Mario Draghi, ossia quello bravo che viene sodomizzato ripetutamente dalle schifezze. E l’itaglia è rappresentata dai carabbimerda che han cercato di incularmi, dalla loro giudicia puttana di pisa e da TUTTI i giornalai/avvocati che mi han riso in faccia.

Ergo, l’itaglia morirà, DEVE MORIRE affinché il Bene trionfi! (vedi alla voce 170000 morti di covid 😀 😀 :D)

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