Intervista a Marco Bentivogli sulla Tragica Saga dell’ILVA

Dopo il Vaffa DAY delle origini grilline, il governo sembra deciso a celebrare un ILVA-ffa DAY per inebriarsi con quel richiamo della foresta noto agli adepti come “Decrescita Felice” che caratterizzava i primi vagiti del Movimento e gli spettacoli del comico genovese.

Marco Bentivogli, Segretario della Fim, il sindacato metalmeccanici della CIsl e’ uno dei protagonisti di questa tormentata saga, su cui si gioca il futuro dell’industria manifatturiera italiana. In questa intervista ci  spiega in termini semplici e chiari come stanno davvero le cose, al di là della propaganda e dell’isteria mediatica che ci sommerge.

Bentivogli e’ senza dubbio una delle menti piu’ lucide non solo nel sindacato, ma nell’intera classe dirigente italiana. E’ stato grazie al suo impegno e alla tenacia con cui ha condotto una battaglia durissima e dirompente contro la Fiom di Landini se oggi in Italia esiste ancora l’industria dell’auto. Forse dovremo ringraziare lui se in Italia sopravvivera’ l’industria siderurgica nonostante l’impegno apparentemente profuso nel distruggerla da Di Maio, Patuanelli, Emiliano e da tutta una congrega di amministratori locali e parlamentari pugliesi.

Secondo Bentivogli esiste “una possibilità su 100 di poter ricostruire un terreno di affidabilità, però bisogna rimettere le parti che sono attorno al tavolo in maniera più seria”.

“Bisogna ricostruire pezzo per pezzo un terreno di affidabilità: convocare immediatamente il Consiglio dei Ministri, approvare uno scudo penale di portata generale che non valga solo per Arcelor Mittal. Questo non è un elemento negoziale. È un chip di ingresso al negoziato”.

“Chiunque arriverà, commissari o nuova cordata avrà bisogno dello scudo”. Accanto a ciò “il governo sia garante [del comportamento] di Michele Emiliano e degli amministratori locali [perché’] … Il clima locale è assolutamente benaltrista, è ostile”.

“La nazionalizzazione è una follia”. Quando l’Italsider mollo lo stabilimento ai Riva lo lasciò “pieno di inquinamento e di inquinamento morale perché l’azienda oliava molto tutti i meccanismi attorno all’impresa con tangenti piuttosto importanti”.

“Chi parla di nazionalizzazione non conosce le normative europee: anche i francesi che sono i più nazionalisti e più favorevoli all’intervento pubblico non riuscirono a nazionalizzare Florange, un altro stabilimento di Arcelor Mittal”.

 

 

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