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Approfondimenti Politica interna

Verdi d’invidia

Bonelli e i Verdi ce l’hanno a morte col piano di Draghi: l’ennesima riprova che è un ottimo piano. Vediamo perché

Ieri Angelo Bonelli, intervistato dall’Avvenire, accusava il piano presentato da Draghi di “non avere un’anima verde” e rimpiangeva i bei tempi andati di Conte.
Come esempi citava i troppo scarsi acquisti di nuovi trenini regionali e di nuovi bus ecologici, oltre ai troppo pochi chilometri di piste ciclabili e ai troppo pochi fondi per la rete idrica e i depuratori.

Già nei giorni scorsi su Whatsapp girava una catena di sant’Antonio, sempre firmata dall’indomito Bonelli, che aggiungeva alla lista dei misfatti lo stoccaggio di anidride carbonica (non sia mai!), la poca potenza solare installata, l’idrogeno che rischia di scorrere nella stessa rete del metano (ma pensa!), l’assenza di riferimenti alla strategia europea “From Farm to Fork” (che invece ci sono, anche se tradotti “Dal produttore al consumatore” invece che “Dalla fattoria alla forchetta”, il che può aver tratto in inganno i lettori meno esperti) e un elenco di aree da rinaturalizzare che copre più o meno tutta la penisola.

Sarebbe facile rispondere che 70 miliardi destinati alla rivoluzione verde sono una coperta ampia ma comunque insufficiente per scaldare tutti, e che tirando un angolo se ne scopre giocoforza un altro, e che anche un bambino è capace di fare polemica a costo zero sugli angoli scoperti fingendo di ignorare quelli coperti.

Ma sarebbe una risposta insoddisfacente, perché non romperebbe la logica con cui Bonelli, come molti altri politici italiani, è abituato a ragionare.
La logica, insomma, per cui lo Stato tratta il suddito come un genitore tratta un figlio: tra un rimprovero educativo di qua e uno scappellotto per il suo bene di là, di tanto in tanto lo vizia con qualche regalo, e guai se il regalo non è quello che il bambino si aspettava.

Mezzo mondo politico ha raccontato il “Recovery Plan” proprio così, come un grasso Babbo Natale che portava dall’Europa una montagna di regali. E chi, come Bonelli, nel suo pacchetto non ha trovato esattamente i trenini che gli piacevano o la bicicletta che sognava, si sente in diritto di recriminare.

Ora, il mio punto non è tanto convincere Bonelli che il regalo andava benissimo o che il budget per comprarlo non era infinito.

Il punto è spiegargli che il piano di Draghi chiude proprio i conti con quella logica: è pensato e scritto per cittadini adulti, che vengono messi in grado di cambiare da soli la propria condizione, di fare in prima persona la rivoluzione verde invece di aspettarla da Babbo Natale.

La pioggia di miliardi – peraltro prestati e non regalati – è la parte meno interessante del piano, il che rende poco interessanti anche le critiche su dove e quando i miliardi pioveranno. Il cuore del piano, per ammissione dello stesso Draghi, sono le riforme.

Non è un mistero che al momento, anche dove piovono i miliardi, le infrastrutture per la green economy non si riescono a realizzare.
Ebbene, il “Recovery” comprende una riforma della giustizia civile che ha come primo scopo garantire tempi certi nei processi, una riforma delle autorizzazioni che le renderà più semplici e veloci da ottenere, una riforma della VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) per le opere previste dal piano e diverse corsie preferenziali dedicate proprio alle infrastrutture della green economy: banda larga e 5G, impianti di riciclo, impianti rinnovabili anche in mare aperto, nuove tratte ferroviarie, messa in sicurezza contro frane e alluvioni, ammodernamento della rete idrica, persino i lavori edilizi del Superbonus.

Questo significa che l’immensa maggioranza degli investimenti alla fine non verrà dai miliardi prestati dallo zio d’Europa, ma da capitale privato e misto.
Aziende, enti locali e privati cittadini potranno dare finalmente il contributo che fino ad oggi gli era vietato, sconveniente o troppo complicato dare.

Bonelli si lamenta perché pochi soldi del “Recovery” andranno in pannelli solari, ma sa meglio di me che oggi il solare è un business che si autosostiene, e che c’è una valanga di Gigawatt pronta a riversarsi sul nostro paese una volta che gli ostacoli burocratici saranno scomparsi.

Bonelli si lamenta perché solo un miliardo e mezzo del “Recovery” andrà in depuratori e manutenzione della rete idrica, ma sa meglio di me che decine di società private o di holding pubblico/private investirebbero volentieri nella gestione del servizio, se solo glielo si permettesse.

Bonelli si lamenta perché non vengono ricomprati 450 trenini, ma sa meglio di me che alle Regioni ricomprarli nuovi di zecca costerebbe appena 5 miliardi su un bilancio annuale di 200, e che quelli del Lazio, ad esempio, sta per sostituirli FSI a costo zero per la Regione.
Lo sa ma non lo dice, perché è funzionale alla sua storica polemica contro l’alta velocità, sulla quale invece saggiamente si concentrano i fondi del “Recovery”.

Difficilmente infatti l’Umbria e le Marche riuscirebbero a pagarsi di tasca propria la TAV Ancona-Roma, o l’Abruzzo la TAV Pescara-Roma, o le regioni meridionali la TAV Salerno- Reggio Calabria.
Per sanare l’ingiusto divario tra Nord e Sud e tra coste e Appennini i soldi europei erano necessari, mentre per migliorare il trasporto regionale bastava sbloccare un po’ di burocrazia.

Gli esempi potrebbero continuare, ma il succo della questione è semplice: i vecchi Verdi, che dietro la burocrazia si sono sempre trincerati, che della giustizia lenta si sono sempre fatti scudo per fermare centinaia di opere utili all’ambiente, adesso hanno paura che le riforme di Draghi gli rompano il giocattolo.

Nella loro retorica al settore pubblico venivano affidate due missioni: contrapporre una giungla impossibile di ostacoli a qualunque investimento, e poi finanziare al 100% la rivoluzione verde. Il risultato poteva essere uno solo: il settore pubblico, dopo aver azzerato l’iniziativa privata, sarebbe inciampato a sua volta negli stessi ostacoli che si era auto-costruito. Ma i vecchi Verdi non sembravano pensarci.

Ritenevano lo Stato un papà generoso, che ai figli impone divieti ma poi fa regali. Peccato che, nel mondo reale, i divieti dello Stato sabotino i suoi stessi regali.

Ora Draghi taglia tutti i ponti con questa mentalità e ci offre un’occasione vera di riscatto, economico e ambientale.
Ci offre l’occasione, non ci offre il riscatto. Da adulto ad adulti.

Che sia arrivato il momento di crescere anche per Bonelli e soci?

3 comments

Dario Greggio 29/04/2021 at 21:09

“troppo scarsi” (C) Enzo Braschi, 1985 😀 !!

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Oreste 30/04/2021 at 09:38

Ottimo articolo Emanuele!

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Nicol Bianchi 30/04/2021 at 09:14

Ottima esposizione!

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