Giornalismo

Valeste la metà di quanto vale Montanelli!

Indro Montanelli, come tutti i personaggi di spicco, fu controverso, ampiamente discusso, amato e odiato da chiunque, eppure il passato remoto non gli rende pienamente giustizia: è quanto vale oggi che rende la sua statua, eretta a Milano negli omonimi giardini, qualcosa di ben lontano da un’opera museale.

Giornalista tra i migliori del ‘900, insignito del premio World Press Freedom Heroes, si fece conoscere come inviato di guerra, conciliando il reportage asciutto al corsivo tagliente. Resta ancor oggi una figura catalizzatrice, merito di un’innata vocazione per la narrativa e di una scarsa predisposizione alla diplomazia che l’hanno reso un cronista schierato e polarizzante del secolo breve. Nato nel 1909, giovane rampollo del fascismo come quasi la totalità dei suoi coetanei, finì incarcerato a San Vittore e condannato a morte dal regime. Le pubbliche critiche al duce, che gli valsero la pena capitale, seguirono ad anni di fitte confidenze con la regina Maria José di Savoia riguardo la necessità di un allontanamento della monarchia da Mussolini. Destinato alla fucilazione, riuscirà ad evadere grazie ad un’intricata rete di contatti e all’intercessione del cardinale Schuster. Accolto con sospetto dagli ambienti antifascisti condurrà, rischiando nuovamente la vita, una delle più spigolose inchieste sul triangolo della morte, territorio emiliano tristemente famoso per i 4 mila omicidi perpetrati a guerra finita da frange di partigiani comunisti e per questo denominato anche “triangolo rosso”. Una vita al servizio dell’informazione libera e del giornalismo indipendente che gli varrà la nomina ad Ufficiale prima e Cavaliere poi dell’Ordine al Merito della Repubblica. Nel mezzo subirà un attentato da parte delle Brigate Rosse e si schiererà apertamente contro la discesa in campo di Berlusconi.

Non ci fu da stupirsi quando, dopo la morte nel 2001, una parte della destra italiana cercò di riabilitarlo rendendolo il monumento di ciò che quella destra non fu mai in grado di essere. Non c’è da stupirsi nemmeno oggi leggendo che una parte della sinistra italiana ne domandi l’immediata destituzione, dopo tutto trattasi di quella stessa sinistra che ha sempre perseguito il revisionismo storico, quand’anche di Storia si è sforzata di occuparsi.

Un uomo libero che come amava ricordare non aveva altri padroni al di fuori del lettore. A guardarlo oggi, attraverso le infinite peripezie che l’hanno visto protagonista, viene da chiedersi se non sia in realtà rimasto fermo, ancorato alle convinzioni di libertà, giustizia e senso dello Stato che l’hanno animato per quasi un secolo, mentre il mondo girava su se stesso, turbinando nel ‘900 e lasciandosi fotografare solo da chi poteva allontanarsi abbastanza dal senso comune del momento. Un testimone illustre degli sconvolgimenti europei, forse scomodo per un’Italia che non ha mai fatto i conti con il suo passato coloniale, con una guerra mondiale mai vinta e con una guerra civile taciuta, ma proprio per questo attuale più che mai.

Al netto degli errori, riconosciuti e rivendicati, vogliamo immaginarlo seduto nel corridoio del Corriere mentre, come è raffigurato nella statua che lo ricorda, batte sulla macchina da scrivere: “Questo è un Paese senza memoria, dove l’unica cosa da fare è cercare di non morire perché chi muore (fatte salve la solita mezza dozzina di sacre mummie: Dante, Petrarca, eccetera, che nessuno legge) è morto per sempre. È un Paese senza passato, il nostro, che non accumula né ricorda nulla. Ogni generazione non solo seppellisce quella precedente, ma la cancella”.

Politically Correct Montanelli

Jacopo Soregaroli

Imprenditore, studente di Medicina, turbo-liberale con fiamme "neo"liberiste e qualche perversione socialisteggiante dura a morire.

1 comment

Dario Greggio 21/06/2020 at 17:11

eh sì. e sta cosa delle statue è cmq una cagata

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