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Ufficiale: la Serie A riparte!

conferenza stampa ministro spadafora

Finalmente c’è. Finalmente c’è una data per la ripresa del calcio in Italia. A margine del vertice tra il ministro dello Sport Spadafora, il presidente della Lega Serie A Dal Pino e il presidente della Figc Gravina, è stato comunicato che la Serie A, la Serie B e la Coppa Italia ripartiranno il prossimo mese.

Il 13 e il 14 Giugno si svolgeranno le semifinali di ritorno della coppa nazionale, la cui finale si svolgerà mercoledì 17. La Serie A e la serie cadetta, invece, saranno di nuovo in campo a partire da sabato 20.

Il calcio è sicuramente un vero e proprio un settore industriale, ma unisce all’aspetto economico l’intrattenimento e la passione. Volendo fare un paragone con gli Stati Uniti, è la versione mediterranea della NFL o della NBA, che, tra l’altro, ha organizzato una super ripresa a Disneyworld. Per comprendere meglio il fenomeno, inanelliamo un po’ di informazioni.

I dati pubblicati dalla FIGC nel Bilancio Integrato del 2017 (e raccolti nel Rapporto Italia 2019 dell’Eurispes) sono chiari. Ogni anno vengono venduti 39 milioni di biglietti per assistere alle partite di calcio, che rappresenta il 35% sul volume d’affari generato dallo spettacolo in Italia. Inoltre, l’indotto economico generato dal settore, che occupa 40mila persone, è di ben 18,1 miliardi di euro.

Il sistema calcio comprende il calcio professionistico, la Figc, le leghe e i campionati dilettantistici e giovanili. Nel 2017, sempre secondo i calcoli della FIGC, esso ha generato un fatturato pari a 4,7 miliardi di euro. L’impatto sul PIL nazionale era dello 0,19%, mentre la contribuzione fiscale e previdenziale aggregata constava di circa 1,2 miliardi di euro: il 70% del gettito fiscale generato dallo sport italiano. Pure un analfabeta, letti questi dati, capirebbe che ridurre tutto il discorso allo stipendio di Cristiano Ronaldo o Lukaku è sbagliato e, addirittura, dannoso.

Basandosi sulle previsioni dell’algoritmo “Social Return On Investment Model”, è di circa 3,01 miliardi di euro l’impatto socio-economico del calcio italiano nel 2017-2018. Oltre al contributo diretto nell’economia, è notevole vedere come il calcio abbia risvolti sociali, con ben 1.051,4 milioni di risparmio economico generato dai benefici prodotti dall’attività calcistica, e sanitari, visti i 1.215,5 milioni di spesa sanitaria risparmiati.

Alla luce di questi dati è evidente, pertanto, che il calcio debba essere considerato un vero e proprio comparto produttivo, con pari dignità degli altri, quindi, in quanto tale, è necessario che riparta.

Bisogna dire che la Serie A è stata l’ultimo dei cinque grandi campionati a decidere come concludere la stagione. La Bundesliga ha già giocato ben tre giornate da quando è ripartita. Premier League e Liga hanno deciso in questi giorni la data in cui ripartire ma, al contrario nostro, non hanno quasi mai immaginato di fermarsi del tutto. La Ligue 1, invece, ha stabilito lo stop alla competizione più di un mese fa. Parallelamente, l’UEFA sta stabilendo quando far riprendere le coppe europee e una nuova formula di svolgimento. In questo contesto sarebbe stato folle rimanere fermi, sarebbe stato come una multinazionale che rinuncia a stare sul mercato per un anno. In questo senso è giustificata la rabbia del presidente del Olympique Lione, Jean-Michel Aulas, che ha definito la scelta di Macron come “il più grande errore della storia del calcio francese” e continua a insistere per far “riconsiderare la decisione presa in Francia troppo in fretta”.

Nonostante fare tutto questo sia giusto e opportuno, ritengo che sia eccessivamente semplificatorio ridurre il calcio, come ogni altro sport, un mero settore economico. Il calcio è anche una passione, uno svago, uno spettacolo, un sogno. La ripartenza di campionato e coppe è un altro pezzettino di semi normalità che torna al suo posto. Per chi, come me, è cresciuto passando la domenica pomeriggio con le orecchie incollate a Rai Radio1 per “Tutto il calcio minuto per minuto” è un sintomo che, in qualche modo, stiamo trovando il modo di convivere con il virus.

Non c’è dubbio: il calcio a porte chiuse, cioè senza tifosi, non sarà la stessa cosa. Ma, come in ogni altro aspetto della vita in questo particolare momento storico, il compromesso è da trovare. Tutti non vediamo l’ora di tornare a sentire un boato della curva dopo un rigore segnato al novantesimo, ammirare una coreografia spettacolare durante un derby o riempire gli stadi per gli Europei. La strada per la normalità è lunga, dobbiamo esserne consapevoli e cercare di cogliere il meglio anche da questa situazione difficile, immaginando modi alternativi per essere coinvolti nelle partite come in Germania e Giappone.

Non andrà tutto bene perché dovrà andare così. Andrà tutto bene, nel calcio come nella vita, solo se lavoreremo alacremente per minimizzare i danni causati dalla pandemia. Dimostriamo per una volta che, se la Germania ce la sta facendo, anche noi possiamo essere efficienti e riportare un po’ di normalità nelle nostre vite.

Leonardo Accardi

Leonardo Accardi

Bergamasco a Roma, studente di Scienze politiche presso l’Università Roma Tre e Coordinatore di Istituto Liberale-Lazio e della Scuola di Liberalismo di Roma. Amo i fatti spiegati con dati, numeri e ironia, disprezzo le semplificazioni e i luoghi comuni.

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