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Economia & Finanza

Twitter spiana la strada al nuovo social con la pubblicità politica

Un nuovo social per la pubblicità politica? Ad avere in Italia qualche investitore lungimirante sarebbe il momento giusto per crearlo. Soprattutto se le cose andranno come ha deciso Jack.

Jack è Jack Dorsey, il CEO di Twitter, la piattaforma di microblogging che insieme a Pinterest e a TikTok vuole impedire ai politici di farsi pubblicità online.

La decisione di Dorsey arriva dopo le polemiche sulla scelta di Facebook di non cancellare il post su Joe Biden del presidente Trump.

Trump ha accusato di corruzione l’ex favorito alle primarie del partito democratico, Biden. Post micidiali promossi con una valanga di dollari e visti da milioni di persone.

Levata di scudi immediata e richiesta a Mark Zuckerberg di bannare il post di Trump.

Ma dopo una visita alla Casa Bianca di Zuck, si apprende da Facebook che non è giusto cancellare un messaggio promosso solo perché fonti terze chiedono di farlo.

Così Jack di Twitter va in pressing sul povero Mark di Facebook già messo all’angolo dalla paladina dei liberal Ocasio-Cortez. Basta sponsorizzazioni di messaggi politici sui social!

Non che Facebook negli ultimi tempi sia rimasto con le mani in mano. Dalla campagna elettorale per le ultime elezioni Europee in avanti, sono cambiate tante cose.

Chiunque abbia familiarità con la pubblicità politica sui social media sa che impresa sia diventato sponsorizzare qualcosa dalle Fan Page.

Twitter taglia la testa al toro. Dalla fine di novembre Dorsey bloccherà i messaggi politici a pagamento. Senza se e senza ma.

Immediati i complimentoni di Ocasio-Cortez. Grande l’entusiasmo del popolo politicamente corretto di Twitter. Recensioni esaltanti delle riviste di settore come TechCrunch.

Tutto sulla base del pregiudizio per cui chi naviga in Rete è una specie di decerebrato. Incapace di capire cosa legge. Quindi pronto a scambiare per oro colato qualsiasi fake news capiti sotto gli occhi.

Ovviamente Dorsey non lo fa per filantropia ma per togliersi un problema dalle scatole e farsi un po’ di pubblicità progresso. La incidenza delle sponsorizzazioni politiche sul fatturato delle pubblicità di Twitter è minima.

Nonostante siano milioni i dollari investiti dai politici americani che si preparano al voto del 2020, neanche Facebook chiuderebbe bottega vietando la pubblicità dei medesimi.

Se Google e YouTube seguiranno l’esempio di Twitter, probabilmente anche Facebook si adeguerà. Ma questa roba di impedire ai politici di promuovere i loro messaggi in Rete è così fantastica come si pensa? 

A nessuno viene in mente che è una conseguenza del populismo. Della antipolitica che sta cambiando i  connotati democratici della nostra società. Della libertà di parola sempre più prigioniera del mainstrem illiberale.

In conclusione, la proposta da fare all’investitore che ci legge è semplice. Apriamo un nuovo social media dove ognuno sia libero di scrivere, pubblicare e soprattutto promuovere i messaggi che vuole.

Perché John o Jane Doe non sono stupidi come credono Ocasio-Cortez, giornaloni e padroni di Internet. E anche perché, visti i budget penzolanti, sarebbe un ottimo affare.

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