Terza pagina

Trent’anni fa cadeva il Muro di Berlino

Il 9 novembre del 1989 il portavoce della Germania orientale Günter Schabowski commise la gaffe che fece crollare il muro di Berlino.

Durante una conferenza stampa fece intendere per errore che i cittadini della Berlino Est erano finalmente liberi di attraversare il famigerato Checkpoint Charlie senza bisogno di autorizzazione. Non era vero nulla, ma tanto bastò affinché migliaia di “berliner” si recassero quella sera stessa al confine, rivendicando il loro diritto di passare.

Curiosamente fu proprio la domanda del corrispondente italiano dell’Ansa Riccardo Ehrman a mandare in tilt il funzionario della DDR.

All’epoca i soldati di guardia ai varchi del Muro di Berlino avevano ancora l’ordine di sparare a vista in caso di tentativi di attraversamento non autorizzati, ma la folla presente era così numerosa che anche i militari andarono in panico. Il Governo si rifiutò di autorizzare l’uso della forza sui civili, ma allo stesso tempo non diedero nemmeno una valida alternativa.

In assenza di ordini i militari tentarono di far passare dall’altra parte i manifestanti più rumorosi, ma la cosa venne notata immediatamente dal resto della folla che a quel punto pretese di accedere a Berlino Ovest con ancora più foga. I militari, in assenza di ordini diretti dai superiori, decisero di aprire i varchi.

Decine di migliaia di abitanti della Berlino Est misero per la prima volta piede nella parte occidentale e libera della città, venendo accolti dagli altri berlinesi in festa. Così 30 anni fa cadde il più importante e sinistro simbolo dell’oppressione comunista in Europa.

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