Corsivi corsari Economia & Finanza

Tassi di Interesse Alti Spiazzano la Crescita Italiana

Lo smottamento dell’Italia non e’ iniziato nel 1999, quando ci siamo agganciati all’euro. E tanto meno nel 2002, quando le banconote sono state messe in circolazione. Bensì nel 2008, quando ci siamo accorti di essere fragilissimi se colpiti da una recessione, una Grande Recessione certamente, ma in definitiva un evento fisiologico per un’economia di mercato avanzata.

Fino al 2007, come mostra il grafico, il nostro reddito per capita e’ cresciuto in linea con l’Eurozona e talora in misura maggiore di tanti altri stati membri. Dal 2008 in poi, invece, la caduta del PIL non si è accompagnata ad analoga caduta del tasso di interesse corrisposto sul debito. E anche il confronto con il Giappone evidenzia ulteriori debolezze strutturali.

Ciò ha determinato due conseguenze:

  1. una caduta degli investimenti per eccessiva onerosità del costo del denaro,
  2. un deterioramento della dinamica del rapporto fra debito pubblico e PIL.

Ne scaturiscono due riflessioni:

1) se un costo medio del debito pubblico al 3.6% (dati 2018) è eccessivamente oneroso, figurarsi se l’Italia avesse disposto di una moneta nazionale esposta alle tempeste economiche e valutarie;

2) l’unico modo per conciliare e ridurre la distanza fra tassi di interesse e crescita del PIL nominale, è incoraggiare l’aumento di quest’ultimo: favorendo gli investimenti.

Purtroppo in Italia la spesa pubblica per investimenti, al 3.3% del PIL nel 2018, è tanto desolatamente anemica quanto sciaguratamente calante: si collocava al 4.3% nel 2008 (-17% in termini assoluti). Viceversa, le leggi di bilancio privilegiano irresponsabilmente la spesa corrente che, al netto degli interessi sul debito, nel frattempo è salita dal 43.5 al 45.1%; +15.7% in termini assoluti.

In sostanza, gli investimenti privati vengono scoraggiati dai tassi reali troppo alti e quelli pubblici vengono sacrificati a beneficio della spesa corrente che non brilla certo per efficienza, e ancor meno per efficacia.

Gaetano Evangelista

Nel 1997 si laurea cum laude in Economia e Commercio con una tesi sull'analisi tecnica dei titoli di borsa. Si interessa da 25 anni di tecniche di analisi dei mercati finanziari, che ha studiato in tutte le sfaccettature, formulando nel tempo un metodo di indagine unico e originale. Già giornalista pubblicista, socio ordinario Siat - Società Italiana di Analisi Tecnica; negli anni Novanta ha lavorato per conto di una società di intermediazione mobiliare; poi, dopo una breve parentesi come quadro dirigenziale presso un primario istituto di credito, si è dedicato a tempo pieno all'analisi dei mercati finanziari, alle strategie di investimento e all'allocazione del portafoglio. Attualmente è socio di maggioranza e amministratore unico di AGE Italia srl, una società specializzata in analisi e previsioni macroeconomiche e finanziarie, per conto della quale cura due dei quattro rapporti sui mercati finanziari (fra cui il "Rapporto Giornaliero", pubblicato ininterrottamente dal 1997) che essa redige in Italia. Collabora da diversi anni con periodici finanziari cartacei ("Borsa e Finanza", "Trading Online", "Bloomberg Investimenti") e telematici (Bloomberg, ThomsonReuters, FactSet, Trend-Online, Soldionline, IT Forum News). Coautore di un primordiale CD-rom multimediale sull'analisi tecnica, è apparso regolarmente sul canale televisivo satellitare Bloomberg TV e sul canale telematico Vloganza.tv. Sposato, papà di Vittoria, vive e lavora a Bari.

1 comment

Aldo Mariconda - Venezia 25/01/2020 at 19:48

E’ un discorso che da privato cittadino, non accademico e semplice uomo d’azienda faccio da tempo. Solo che mi pare di essere un marziano perché la politica non lo vuol capire. Il quadro descritto è esatto, ma aggiungerei che il Paese soffre di bassa produttività, e non incentiva l’investimento. Cottarelli è stato chiaro ne I Sette Peccati Capitali dell’Economia Italiana – Feltrinelli Ed.
Classe politica debole e mal selezionata, incertezza dei governi sempre attenti alle vicine elezioni e che quindi non governano, troppe leggi e poco chiare, burocrazia forte e sacrsamente efficiente anche causa lo scarso utilizzo delle nuove tecnologie ICT e intellkigenza artificiale, Giustizia lenta e con situazioni di privilegio dei magistrati, troppi avvocati, scarsi organici e procedure lente, scuola e università carenti e oggetto sempre di tagli, assenza o scarsità di cultura del Merito, della Concorrenza e del Mercato, tasse alte per imprese e P. Iva e scarsa certezza nella legislazione tributaria sempre mutevole. Tutto questo non incentiva chi investe. Quanto alla struttura dell’impresa, la presenza massiva delle PMI non sempre adeguatamente capitalizzate è un’ulteriore causa di bassi investimenti nell’automazione, Industry 4.0.
Last but not least: abbiamo governi che non solo mancano di un progetto di sviluppo, ma che cercano il consenso incrementando la spesa corrente, non gli investimenti, magari accusando l’Europa e i parametri EU come la causa dei ns. mali. Se anche potessimo, avendo la fiducia di chi sottoscrive i ns. titoli del debito pubblico e senza punte dello spread, aumentare il debito pubblico, forse potremmo farlo con invesrimenti mirati e di sicuro ritorno, veri e non contrabbandati come tali.
Ma con l’aria che tira, abbiamo qualche speranza di un cambiamento, di un futuro migliore?

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