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Giustizia Referendum

Taglio dei parlamentari: il populismo non paga

Tra una polemica e l’altra sono quasi passati due anni dal tanto vituperato referendum sul taglio dei parlamentari che ancora oggi suscita non poche polemiche in seno ai giuristi e agli analisti politici.

Il taglio della rappresentanza è oggi la grande stelletta autoadesiva che molti partiti richiamano a sé in vista delle prossime politiche, nel quale potrebbero esserci dei ribaltoni riguardo i risultati politici. Certamente è il “grande successo” di 5S, Fratelli d’Italia, Lega e una parte del PD, ovvero quanto di peggio ha da offrire la politica italiana.

Il successo del populismo ha, però, un prezzo molto caro se consideriamo che dalla prossima legislatura saremo il popolo meno rappresentato politicamente tra tutti i paesi Europei, perdendo una delle poche cose in cui anche noi rientravamo nella media UE, e questo lo si evince facendo solo una piccola proporzione, ahimè poco conosciute da Di Maio & Co.

Questa riforma non solo mostra come il populismo possa vincere solo a suon di slogan, ma anche di quanta poca considerazione ci sia della democrazia in Italia.

Ma i nostri concittadini e i nostri “statisti” (da salotto ovviamente) si sono mai chiesti delle ripercussioni politiche, giuridiche ed economiche di tale taglio? La risposta come sempre è un secco NO. D’altronde quando si vota in questo Paese si guarda per lo più a cosa possa rientrarci nelle tasche personalmente che alle proposte concrete.

Ma in questo articolo cercherò di analizzare brevemente le varie criticità e problemi ai quali potremmo andare incontro .

La questione è chiaramente molto più complessa di quanto non si pensi. Dobbiamo anzitutto premettere due cose: in primis che la riforma sull’abbassamento dell’età per votare al Senato, per quanto insensata (essendo appunto il Senato), è indispensabile per correggere la riforma sul taglio, ed avere cosi una Camera ed un Senato equilibrati politicamente, scongiurando in teoria l’ipotesi di uno scioglimento funzionale delle Camere dovuto da un differente elettorato.

In secundis che i problemi sono già iniziati come si evince dal primo punto e dalla polemica di questi giorni che ha per oggetto la base su cui dovrà essere eletto il nuovo Senato: nazionale o regionale come oggi?

Partiamo dalla questione della rappresentanza già citata all’inizio, l’esagerata riduzione dei parlamentari ha portato ad avere un sistema in cui sarà presente un deputato e un senatore rispettivamente ogni 150000 e 300000 abitanti diversamente dai 96000 e 190000 abitanti pre-riforma, ciò comporterà non solo un maggior distacco tra le istituzioni e la popolazione ma porterà con se una grave disparità fra i territori (nel caso rimanga la base regionale per il senato): primo tra tutti il Trentino che godrà di una incredibile sovrarappresentanza conservando ben 6 senatori rispetto i precedenti 7, lo stesso non si può dire della Basilicata che perderà una percentuale di rappresentanza pari al 57% se consideriamo che dei suoi 7 senatori ne conserverà solo 3; lo stesso dicasi per le percentuali  delle circoscrizioni alla Camera dove si perderà in media un tasso di rappresentanza che oscilla in media fra il 35-40% portandone l’indice UE da 1 a 0,7 fanalino di coda dopo lo 0,8 della Spagna.

Fonte: NextQuotidiano

Diversamente da quanto affermato da Peppe Conte non ci sarà nessuno snellimento dell’iter legislativo, questo semplicemente perché il taglio non è parte di una riforma organica del parlamento, rimangono infatti due camere con i medesimi poteri e i medesimi iter.

Conte ha inoltre dimenticato un dettaglio non di poco conto: l’approvazione di una legge non avviene solo in aula ma può anche avvenire, salvo che per quelle espressamente previste dalla Costituzione, all’interno delle commissioni con procedimento decentrato è votata (in sede deliberante) a maggioranza dei suoi membri. Le commissioni sono composte in forma ridotta in modo da rispecchiare proporzionalmente gli equilibri politici dell’aula ma da sempre esiste una garanzia democratica a questa votazione ovvero la rimessione in Assemblea del testo, è facile comprendere che questa, in un parlamento più piccolo, può trasformarsi in un arma a doppio taglio nel senso che certamente i gruppi più piccoli che hanno molto meno potere nelle commissioni utilizzeranno molto più di frequente questa garanzia. Il passaggio in Assemblea, ovviamente, porta a dilatare i tempi di approvazione del testo se la minoranza non è disposta a collaborare allungando i tempi non solo per l’approvazione di quella determinata legge ma rallentando il calendario generale dei lavori. Ma non ditelo a Conte.

L’aspetto più delicato è poi quello della corruzione che vedrà una possibilità maggiore di contagiare il parlamento, meno persone e perciò più facilmente manipolabili, ma soprattutto l’aspetto legato ad un parlamento più oligarchico dove avrà più chance di essere eletto chi ha (ovviamente) più voti. ciò vuole anche dire che non tutti potranno finanziarsi una campagna elettorale di quelle dimensioni, essendo appunto meno “posti”, ma solo alcune tipologie di persone o di segreterie di partito.

Infine è doveroso parlare dell’aspetto economico della riforma, non a caso l’aspetto su cui più ha avuto successo la comunicazione di pancia all’elettorato. Ma a quanto ammonta davvero il risparmio? Un miserabile 0,007% della spesa pubblica, praticamente 57 milioni di euro, poco meno di un caffè l’anno per ogni cittadino.

Vale la pena chiedersi: era questa la priorità del paese? Era abbastanza il prezzo per il quale siamo stati disposti a rinunciare a un terzo della nostra rappresentanza?

La risposta io credo sia NO. Non era la priorità del paese e non era un prezzo per il quale barattare un pezzo del nostro Parlamento. Ammesso che esista davvero un prezzo adeguato.

Non sappiamo bene come cambieranno gli equilibri politici dalla prossima legislatura, quali saranno i correttivi e soprattutto cosa comporterà in tema di legge elettorale ma assieme al SI al referendum ha vinto l’antipolitica e perso la democrazia. E quando perde la democrazia abbiamo perso noi cittadini. Volevate combattere la casta, l’avete creata.

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1 comment

Dario+Greggio 10/04/2022 at 15:42

Tutto perfetto (non capisco esattamente come mail taglio per regione non sia proporzionale ma ci dev’essere qualche dettaglio nell’attribuzione dei seggi), e soprattutto è RIDICOLO come la ggente non capisca che tagliare 300 stipendi, per quanto elevati, è NULLA rispetto (per dire) a 3,500,000 statali…

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