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Taglio dei parlamentari e indici di potere: l’indice Shapley-Shubik

taglio dei parlamentari

Si avvicina la data del referendum costituzionale ed è giusto avere tutte le informazioni per poter decidere. Partiamo dalle ragioni dietro il taglio dei parlamentari. Secondo l’on. Di Maio queste sono riconducibili al concetto di efficienza e di rappresentatività, due concetti complessi che spesso vengono usati senza prima darne una definizione. 

Sarebbe quanto meno opportuno prima definire cosa si intenda per efficienza, e secondo l’ex capo politico dei 5stelle, come questo si correla con i concetti di risparmio e di velocità.

Analizziamo il primo tema: il risparmio[1]

Partiamo dal comprendere quanto costa un parlamentare:

Per i deputati il costo mensile si compone di indennità lorda (circa 11.000 €), diaria (3.500 €), rimborso spese (circa 4.000 €), spese telefoniche (100 €) e trasporti (circa 1.000 €). Per i senatori il costo è molto simile a quello dei deputati, cambiano solo le voci: infatti al posto delle ultime due voci elencate troviamo un rimborso forfettario (circa 1.500 €).

Considerando il taglio di 230 deputati e 115 senatori, possiamo concludere che, nel caso passasse il sì, avremo un risparmio di circa 85 milioni di euro all’anno. Ovvero meno dello 0,01% dell’enorme spesa pubblica che pesa sulla testa dei contribuenti.

Pur sempre un risparmio qualcuno direbbe. Sì, ma a che prezzo.

Infatti, se nessun pasto è gratis, cosa stiamo mettendo nella sezione opposta per quadrare la partita doppia?[2]

La risposta non è semplice, ma sicuramente stiamo dando in cambio una perdita di rappresentatività che in alcune regioni tocca il 57% al Senato. Certo, qualche amico nordico potrebbe esultare, in termini percentuali la Padania sembra uscirne bene, ma sarebbe un caso statistico alquanto curioso se il nuovo parlamento si scoprisse tutto di colpo vicino ai temi della ormai ex Lega Nord.

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Per quanto riguarda il concetto di velocità nel redigere e approvare leggi, non v’è dubbio alcuno che un gruppo ristretto di persone siano più efficienti di un gruppo largo di persone. Però questo non è sinonimo di efficacia. Due assurdi da cui partire per comprendere che questo ragionamento non ha senso: la Francia di Luigi XIV e la Firenze di Dante. Nel primo caso abbiamo un potere assoluto che riuscì a creare un buco di bilancio talmente grande che alcuni storici lo annoverano fra le cause della Rivoluzione francese, o meglio fra le cause della convocazione degli Stati Generali, che è un’assemblea giusto un po’ più grande della cerchia di ministri che guidava la Francia da Versailles. Nel secondo caso, emblematico, troppe persone nelle varie assemblee creano un collo di bottiglia. 

Un altro modo per comprendere matematicamente i pro e i contro della proposta può essere l’utilizzo degli indici di potere. Se ci soffermiamo sull’indice di Shapley-Shubik che è “una particolarizzazione, per giochi semplici, del valore di un gioco secondo Shapley”, scopriamo che “tale indice assegna ad ogni giocatore una vincita attesa data dalla probabilità che egli si trovi in una posizione cruciale, in fase di aggiunta ad una coalizione già costituita.” Questo ci permette di analizzare quindi i rapporti di forza fra le varie coalizioni e partiti.

Nel paper linkato trovate tutti i pro e i contro di una analisi fatta su questo modello, sta di fatto che sostanzialmente si attribuisce un valore di forza ad un partito a seconda di quanti seggi abbia in parlamento. 

Il taglio dei parlamentari altera le forze in parlamento? Come sarebbero andate le elezioni del 2018? Come avrebbero reagito le coalizioni?[4] 

Il risultato è che non cambia assolutamente nulla.

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A livello di partito singolo le cose si complicano un po’ di più. Infatti, ci sono alcuni problemi nell’analizzare questa fattispecie con questo indice. Per esempio, +Europa non ha eletto alcun rappresentante tramite proporzionale, ma solo maggioritario, quindi è complicato riportare la questione nelle ipotesi di taglio dei parlamentari. Vale lo stesso ragionamento per SVP, che ha eletto rappresentanti solo al proporzionale. 

Sta di fatto che anche qui non si riscontrano differenze sostanziali di rapporti di potere.

Umberto Bertonelli

Bergamasco, laureato in Economia aziendale presso l’Università Degli Studi di Bergamo, Fondatore di EconomiaItalia, consulente. Non basta pensare fuori dagli schemi, bisogna anche avere ragione.

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