Corsivi corsari Economia & Finanza

Stinco di Sanna

Nel periodo precedente l’Epifania oltre alla Cometa dei Magi si e’ materializzata una nuova stella nel firmamento de’ sinistra fiammeggiante come il Sol dell’Avvenir. La giovanissima Prima Ministra finlandese Sanna Marin, come ormai e’ noto in tutte le sale di videogiochi italiane e nei peggiori bar di Pomigliano, intende portare la settimana lavorativa a 4 giorni (a parità di stipendio, ca va sans dir).

Eppure secondo me, questa Sanna e’ senza dubbio alcuno una cripto turbo libbberista inveterata con marcate tendenze schiavistiche. Perché sbattersi per ben 4 giorni a settimana? Se i Finlandesi sono talmente produttivi da potersi permettere questi lussi, li esorterei a superare i limiti imposti dal pensiero unico dominante iperliberista contro il perseguimento della crescita culturale e della cura della famiglia.

Una vera compagna dovrebbe puntare a introdurre una settimana lavorativa di due giorni per un massimo di tre ore, con pausa pranzo di 90 minuti.

Ma poi perché uno dovrebbe addirittura prendersi la briga di recarsi al lavoro, magari svegliarsi, alzarsi dal letto caldo e uscire in quel cima orridamente inclemente? Non si potrebbe stare a casa sul divano 7 giorni su 7 a non fare un tubo? E’ questo l’interrogativo che ogni vero militante di sinistra deve porsi. Quattro giorni a settimana sono un affronto inaccettabile alle giuste rivendicazioni del popolo.

Sdivanati di tutto il mondo unitevi!

Fabio Scacciavillani

Sono nato a Campobasso nell’ormai lontano 1961. Finito il corso di laurea in Economia e commercio alla Luiss di Roma, sono stato ammesso al programma di Ph.D. in Economia all’Università di Chicago, dove ho anche insegnato alcuni corsi al College e alla Business School. Dopo aver preso il Ph.D. ho lavorato al Fondo monetario internazionale a Washington, alla Banca centrale europea a Francoforte (nel periodo pioneristico in cui è partita l’unione monetaria), a Goldman Sachs a Londra e da qualche anno mi sono trasferito nella Penisola Arabica, approdando prima in Qatar alla Gulf Organization for Industrial Consulting (un’organizzazione internazionale tra paesi del Golfo), poi negli Emirati Arabi Uniti come direttore della Ricerca macroeconomica e statistica al Centro finanziario internazionale di Dubai e infine a Muscat per lavorare al fondo sovrano dell’Oman dove sono stato il capo economista per poi assumere il ruolo di Chief Strategist Officer. Penso sia superfluo sottolineare che ciò che scrivo rispecchia solo mie opinioni personali e non coinvolge in alcun modo l’istituzione per la quale lavoro, o quelle per cui ho lavorato in passato, né contiene informazioni di sorta su investiment passati, presenti o futuri. Nelle mie ricerche e nell’attività professionale mi sono occupato principalmente di tassi di cambio, politica monetaria, riforme strutturali e mercati finanziari. Ultimamente la mia interfaccia con la realtà si è arricchita di un nuovo sensore, il Consiglio di Amministrazione di Sigit, una multinazionale nella componentistica termoplastica auto (e non solo) con mente italiana e ambizioni globali. Nonostante manchi dall’Italia da oltre venti anni, non ho mai reciso il cordone ombelicale con il mio paese (contro ogni ragionevolezza), continuando a sperare (contro ogni evidenza) in un suo futuro migliore. Quindi, più che un cervello in fuga (che sarebbe un’esagerazione), direi che (talvolta) mi sento una coscienza in esilio.

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