Politica interna

Stefano Parisi risponde sull’alleanza liberale

Stefano Parisi a Roma

La risposta di Stefano Parisi alla lettera di Piercamillo Falasca e Carmelo Palma del 03/06/2020

Il Covid-19 ha cambiato l’agenda del Paese, sono affiorate infatti le nostre debolezze strutturali: giustizia, pubblica amministrazione, debito pubblico e sanità. Ancora più di prima, questa emergenza ci obbliga a riconoscere che la politica ha rinunciato definitivamente a una comunicazione sobria e, contestualmente, al suo ruolo di guida del Paese. Il risultato è stato un peggioramento delle tensioni sociali e delle condizioni, già pessime, del bilancio statale.

Centrodestra e centrosinistra continuano a ragionare come negli ultimi trent’anni, ma la politica deve cambiare completamente paradigma se vuole proporre delle soluzioni concrete alle esigenze profonde dei cittadini. Le promesse urlate nei talk show e fiumi di debito pubblico non possono essere le uniche risposte offerte agli italiani.

Siamo di fronte a una crisi potenzialmente drammatica. Le finanze dello Stato non sono mai state così a rischio, la Banca d’Italia è arrivata a stimare un crollo del 14% del PIL e il raggiungimento di quota 170% nel rapporto debito/PIL.

Sarà fondamentale mettere mano già dai prossimi mesi alle riforme strutturali, che la politica si è sempre rifiutata di fare, oppure rischiamo che la non ripresa dell’Italia sia più a “L” che a “V”.

In questo momento mi sono spogliato della mia veste politica, perché l’Italia ha bisogno di idee e programmi seri più di ogni polemica politica. Per questo sono stato promotore di Ricostruire, un piano operativo di accademici, manager e professionisti che hanno elaborato delle proposte concrete che possono cambiare veramente l’Italia.

Una delle ragioni di fondo, che ha ispirato il piano Ricostruire, sottoscritto anche da Piercamillo Falasca, è il dato che siamo stati, e ancora oggi siamo, un Paese con troppe agende in conflitto tra loro, ogni portatore di interesse, grande azienda o addirittura esponente politico ha una propria agenda che sembra dover prevalere sull’unica agenda che conta: quella del Paese. Ma questa forse, in uno spirito comunitario che sappia traguardare un interesse prioritario – la sopravvivenza di una nazione – non è esistita negli ultimi trent’anni. Oggi però è un lusso che non possiamo permetterci. Ecco con quale spirito è nato Ricostruire.

Più Europa è un giovane partito riformista forte di un programma radicale, che non ha responsabilità del declino degli ultimi venticinque anni. Se saprà essere autonoma e supererà la condizione di satellite del PD, potrà essere perno di un’area politica che ha seriamente intenzione di ricostruire il nostro Paese e sarà naturale convergere. Ma se pensiamo che per vincere questa sfida sia sufficiente fondere a freddo Più Europa, Azione, Italia Viva, Voce Libera, Energie Per l’Italia e altre realtà simili, abbiamo perso in partenza e, probabilmente, non conviene nemmeno iniziare.

Dobbiamo ricostruire l’agenda dell’Italia partendo dai contenuti e dai valori, coinvolgendo persone competenti a preparate a livello nazionale e locale. Discutere della nostra esatta equidistanza dalla destra sovranista e dalla sinistra populista non è importante, perché ridurre questa enorme sfida al posizionamento politico è indubbiamente riduttivo.

Dobbiamo essere in grado di spiegare in modo efficace, a differenza di quanto fatto finora, i motivi per cui i nostri nemici non sono la globalizzazione e la società aperta. Dobbiamo spiegare come liberare le tante energie positive che sono oppresse da una politica pervasiva e una pubblica amministrazione inefficiente.

Allo stesso tempo non dobbiamo creare l’ennesima offerta politica d’élite, che può avere come massima aspirazione il superamento della soglia del 5%. Viceversa è necessario affrontare i problemi di tutte le fasce della popolazione, smettendo di essere solo una nicchia culturale. Dobbiamo essere più popolari dei populisti.

É sicuramente un progetto ambizioso, molto diverso da ciò a cui ci ha abituato la politica. Ma la stella polare indica una rotta precisa, procedere diversamente non porterebbe a nessun risultato.

Stefano Parisi

Stefano Parisi

Già direttore generale nel Comune di Milano e di Confindustria, sono stato amministratore delegato di Fastweb, senior advisor per la parte italiana della Royal Bank of Scotland e co-fondatore di ChiliTv. Sono il promotore di Ricostruire, il piano operativo per superare la crisi da Covid19.

8 comments

Alberico Majatico 13/06/2020 at 14:58

Tutto giusto ma i tempi della politica impongono iniziative immediate. Dai programmi bisogna passare ad implementare atti politici a tutti i livelli territoriali. Iniziando dalle grandi aree metropolitane.

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Eva Fiastri 13/06/2020 at 15:33

Sarà, ma se non uniamo al più presto le forze liberal-democratiche presenti resteranno tante primadonne a farsi concorrenza con mini partitini, serve volontà e umiltà e mettersi assieme tutto, aggiungendo liberali e repubblicani, Ali, LiberiOltre, i giornalisti e studiosi degli istituti Bruno Leoni, Einaudi, Luciano Capone, tutti i liberali d’Italia.

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guido Bioli 13/06/2020 at 18:54

Come italo-argentino…..si deve far comprendere agli italiani che non ci sarà benessere nel tempo, senza economìa forte, e gli unici capaci di offrirla sono i liberali. si deve convincere alla gente che il pensiero liberale non è di”Elitte”. Ê stato molto popolare (Einaudi ed altri). E deve tornare ad esserlo. Il populismo provoca squilibri di tutti i tipi…..Sono nato nel Populismo che ha portato all`Argentina ad essere una grande nazione al inizio del XXº secolo a questo che siamo oggi

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Aldo Mariconda - Venezia 13/06/2020 at 19:29

Finalmente vedo proporre l’idea di un’aggregazione liberal-democratica. E’ un discorso che io ho tentato di fare, invano e inascioltato, fin dalla nascita di +Europa. Facciamo una considerazione concreta: in Italia questa cultura è minoritaria. Prima del fascismo i “liberali” costituivano un po’ la classe dirigente, tendenzialmente borghese/conservatrice, e durante la Resistenza aveva una forte componente filo-monarchica. Quella più innovativa, parte del Partito d’Azione, poi gli intellettuali che si aggregavano intorto a Il Mondo di Panunzio, al PRI, poi al Partito radicale, era e rimaneva minoranza rispetto alle grandi forze, cattolica e comunista, uscite forti dopo la fine della 2a guerra mondiale. Di conseguenza, bisogna acquisire una massa critica cercando di aggregare non solo i partiti cui accenna Falasca, ma un gruppo il più ampio possibile di persone, Parisi in primis, peccato sia scomparso Alesina, Giavazzi, Alessandro De Nicola, Oscar Giannino, forse Zanetti, puntando anche su chi ora è in Forza Italia ma non è soddisfatto della posizione di Berlusconi, oscillante tra i distinguo sull’Europa e la confermata alleanza con i popuisti/sovranisti di destra. Sicuramente ho omesso tanti nomi, e mi scuso. Magari vin fossero anche Cottarelli e Perotti.
Io credo che il perno di questo aggregato dovrebbe essere lo SVILUPPO ATTRAVERSO LE RIFORME, in un quadro di valorizzazione di Mercato, Concorrenza e Mercato. Ovviamente con più Europa e almeno con un gruppo ridotto di Paesi che vadano vs. una maggiore integrazione.
Il tutto accompagnato da un forte messaggio mediatico che ci distingua nelle proposte sia dalle soluzioni errate di Borghi/Bagnai che non siolo sono anti EU e anti Euro, vogliono il ritorno alla Lira e togliere l’autonomia a Bankitalia, ma hanno un’errata visione economica che, almeno col governo guallo/verde, hanno spinto la spesa corrente a debito nell’errata convinzione che questo crei un ritorno tale da riflettersi poi anche sulla riduzione del debito stesso (V. lo studio di Rawi Abdelal, Dante Roscini, Elena Corsi: The Rise of Populism and Italy’s Electoral Tsunami”, Harvard Business School, 9-719-042, REV. June 7, 2019.
E sempre per essere pragmatici e concreti, bisogna che non vi siano personalismi, invidie, tutti che aspirino ad essere i leader o il segretario. Gli ultimi sondaggi SWG sulla settimana 1-7 giugno indicano Azione al 3%, Italia Viva al 2,7%, +Europa al 2,2%. Prendiamone atto, siamo stati meno incisivi degli altri. Calenda è molto attrattivo e parla un linguaggio che è atto a sensibilizzare l’impresa.
Siamo pochi, ma nel mondo globalizzato di oggi non valgono le ricette della ns. destra e nemmeno quello spirito assistenzialista e statalista che sta crescendo a sinistra. Lo spazio c’è, basta saperlo conquistare.
Auguri.

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Aldo Mariconda - Venezia 13/06/2020 at 19:32

Errata corrige: intendevo scrivere MERITO, CONCORRENZA e MERCATO

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Stati generali, Bonomi pialla il governo e detta l'agenda 21/06/2020 at 17:02

[…] Le cose dovranno cambiare o il declino accelererà sempre di più. Direzione Argentina. […]

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Le buone leadership sono quelle capaci di decidere | Immoderati 25/06/2020 at 09:37

[…] innanzitutto. E proprio la fase di uscita dalla emergenza e di ripartenza sarà decisiva per intraprendere strade nuove facendo tesoro degli errori che sono stati commessi, nel recente passato come negli ultimi decenni. […]

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Quarto Quadrante: il richiamo della libertà è sempre più forte Immoderati 05/07/2020 at 15:39

[…] tentativo di QQ si sovrappone ad altri, che negli ultimi mesi hanno cercato di lavorare nella medesima direzione. Non ha senso chiedersi a […]

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