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Spagna: il rapper Pablo Hasél arrestato per una canzone? No

Pablo Hasél

Lo scorso 16 di febbraio il rapper spagnolo Pablo Hasél è stato arrestato e portato in carcere dalla polizia regionale catalana, i Mossos, per ordine dell’Audiencia Nacional. Ció ha scatenato la reazione di formazioni politiche, ma soprattutto disordini a Madrid, Barcellona ed altre città catalane.

La vulgata, sia spagnola che, ahimè, italiana, vuole che il cantante sia stato arrestato per “Enaltecimiento del terrorismo” (esaltazione del terrorismo) e “Injurias a la Corona” (vilipendio alla Corona). È vero a metà.

Esaltazione del terrorismo

Secondo l’ordinamento giuridico spagnolo, è delitto. Si può essere o meno d’accordo, ma bisogna ricordare che fino a 11 anni fa l’organizzazione terrorista basca ETA uccideva, ed in totale è stata responsabile di 829 vittime, delle quali 183 civili. È quindi comprensibile che esistano leggi che puniscano severamente l’esaltazione di simili gesti.

Pablo Hasél nelle sue “canzoni” ed in diversi interventi reperibili sui social ha detto cose come “non mi dispiace per il tuo sparo nella nuca, pepero (membro del Partido Popular, ndr)”, “che qualcuno conficchi una piccozza nella testa di José Bono (un membro del PSOE, ndr)”, “dove molti comunisti non conoscono il GRAPO (organizzazione terrorista spagnola degli anni 70, ndr), io si rispetto chi uccise molti porci“, “Viva ETA“, “spero che esploda l’auto di Patxi Lopez (un politico basco del PSOE, ndr)”. Queste solo una parte delle farneticazioni del cantante.

Hasél era già stato condannato a pagare una multa nel 2014 per lo stesso reato, poi di nuovo nel 2018. La reiterazione ed il mancato pagamento della multa sono la ragione principale della detenzione.

Ingiurie alla Corona

Questo delitto è molto simile al vilipendio del Presidente della Repubblica che abbiamo in Italia, punibile con la reclusione da 1 a 5 anni. In Spagna non è punibile con la reclusione, tanto che in ogni manifestazione indipendentista e di estrema sinistra si vedono manichini e foto del Re bruciate, senza che nessuno venga arrestato per questo. È sì punibile con una multa, ed è quanto accaduto anche a Pablo Hasél, che non entra in carcere per aver offeso la Corona, come erroneamente riportato da tanti, troppi mezzi di (dis)informazione.

Accumulo di condanne

Non solo esaltazione del terrorismo, su Hasél pendono altre due condanne: una arrivata giovedì scorso che lo condanna a due anni e mezzo di reclusione per minacce a un testimone, l’altra relativa all’aggressione di un cameraman della televisione catalana TV3.

Le reazioni politiche ed i disordini

Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. I più indignati sono stati i partiti indipendentisti, che non perdono occasione di dire che la Spagna è un paese fascista, e Podemos, parte del governo, che ha affermato che la Spagna non è una democrazia piena. Hanno affermato che la libertà d’espressione è sacra, e che si deve cambiare la legge. Non si capisce perché non lo facciano, visto che i primi hanno dato la fiducia all’attuale governo, ed i secondi ne fanno addirittura parte.

Il PSOE si è limitato a dire che è necessario cambiare la legge per rivedere quale sia il perimetro della libertà d’espressione e le pene relative alle ingiurie.

Le reazioni nelle strade sono state ben diverse, purtroppo. Da martedì si sono susseguiti disordini, specialmente a Madrid e Barcellona. Centinaia di migliaia di euro di danni al mobiliario urbano, agenti di polizia feriti, una ragazza ha perso un’occhio per colpa di una bottiglia lanciata da facinorosi (e non per colpa dell’intervento delle forze dell’ordine come propagandato da certi partiti). A Barcellona addirittura auto carbonizzate, vetrine distrutte di negozi, bar, concessionario, banche, Decathlon. A tutto questo l’Assessore dell’Interno catalano ha detto che bisogna indagare eventuali comportamenti errati della polizia catalana (che lui stesso dirige, ndr), mentre il portavoce di Podemos, Pablo Echenique, non solo non ha condannato la violenza, ma ha ringraziato i giovani antifascisti che protestano.

Pedro Sanchez, segretario e Presidente del Governo, ha fermamente criticato la violenza.

I limiti della libertà di espressione

A parere di chi scrive, la libertà di espressione non può permettere a chiunque di dire le nefandezze più disparate. E questo non vale solo per Pablo Hasél ed il suo inneggiamento al terrorismo, ma anche per chi inneggia alle BR in Italia, o all’ISIS, o alla morte degli Ebrei. Non è accettabile che chichessia canti, urli o scriva che bisogna far saltare l’auto di una persona in particolare, o sparargli in fronte, o bruciarlo vivo.

Si può ovviamente discutere sulle pene, sul fatto che il carcere sia giusto o sbagliato, ma questa non è libertà di espressione, e non ha niente a che vedere con le idee che legittimamente ognuno di noi ha.

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