Politica estera

Se anche Gorbaciov si iscrive al partito del disastro ambientale

“Il mondo è minacciato da una catastrofe ambientale a seguito della accelerazione del riscaldamento globale”, così Bryan MacDonald di Russia Today riassume in una anticipazione un passaggio del nuovo libro di Mikhail Gorbaciov.

L’ultimo Segretario generale del Partito comunista della Unione Sovietica, dunque, a sentire le fonti russe, si iscrive nel partito di Greta dei catastrofisti del riscaldamento globale.

Tutti coloro convinti che il cambiamento climatico sia unicamente una conseguenza delle attività antropiche, che tradotto vuol dire colpa del modello di sviluppo capitalistico.

Il premio Nobel Gorbaciov è da sempre schierato in prima linea nella battaglia ambientale. Nei primi anni Novanta, Gorbaciov lancia Green Cross International, una ONG sui temi dello sviluppo sostenibile, attiva anche in Italia dove è riconosciuta sia dal ministero degli esteri che dell’ambiente.

Nel 2008 Gorbaciov interviene al World Political Forum di Bosco Marengo, in Val Padana, chiedendo ai media occidentali di essere più responsabili sulla questione ambiente. Nel 2010 riceve il German Enviromental Award per la sua “ammirevole passione per una perestrojka ecologica globale”.

Prima e dopo la caduta del Muro, dunque, Gorbaciov è tra i grandi della Terra convinto che la crescita della economia di mercato sia una minaccia per l’ambiente se non è regolata dallo Stato. Per la sinistra postcomunista e per i partiti verdi solo lo Stato regolatore può salvare il pianeta controllando i mercati.

Anche la paladina green dei liberal americani, Alexandra Ocasio-Cortez, è convintissima che se non riusciremo a contenere il riscaldamento globale prodotto dal modello di sviluppo capitalistico “avremo le nostre mani sporche di sangue”. Il suo Green New Deal è una esaltazione della mano pubblica applicata a una visione moralizzatrice della vita degli americani.

Per Ocasio-Cortez gli incentivi al settore privato per mitigare l’impatto della crescita sul clima “non funzionano”. E allora, stato stato stato! Anzi, giacché ci siamo, un superstato come le Nazioni Unite che hanno applaudito a lungo la eroina Greta Thunberg. Il fatto è che non c’è alcuna catastrofe climatica all’orizzonte.

Nel 2017 le emissioni inquinanti procapite negli Stati Uniti sono scese per il terzo anno consecutivo di quasi il 3 per cento, il dato più basso degli ultimi 67 anni. La ripresa economica dal 2018 le ha fatte rialzare ma il dato è che comunque le emissioni in complesso sono calate del 28% dal 2005. Tutto questo mentre il Pil Usa aumentava da 13 a 20 biliardi di dollari.

Nessuno al momento è in grado di fornire evidenze scientifiche sul fatto che lo sviluppo economico dei Paesi più avanzati, dove si fanno investimenti e innovazione tecnologica, danneggi il pianeta. Ma allora perché Ocasio-Cortez sostiene che gli incentivi non funzionano? Perché quando si parla di sviluppo sostenibile il sostantivo sviluppo viene sempre subordinato all’aggettivo sostenibile?

Perché si esaltano le economie miste e le regolamentazioni statali quando nei Paesi dove l’economia è stata o viene pianificata l’inquinamento peggiora la vita delle persone? La Russia di Putin è il Paese con il peggior inquinamento atmosferico sulla Terra. Una generazione dopo la fine del comunismo, solo il 15 per cento della popolazione che vive nelle grandi città respira aria pulita. Le politiche agricole di erosione del suolo sono state la regola, insieme a pesticidi e fertilizzanti usati su larga scala. Gorbaciov si ricorda di tutto questo?

In Russia non c’è una vera economia di mercato. Tanto è vero che Putin in una intervista ha spiegato che per lui il liberalismo è obsoleto. Sono gli Stati dove è più forte il regolatore pubblico a produrre modelli di sviluppo insostenibile, a generare un consumo eccessivo di risorse e di energia, a inquinare di più.

Con una differenza sostanziale rispetto a ciò che avviene in Occidente. Greta e gli Extinction Rebellion sono liberi di bloccare il centro di Londra per manifestare contro il cambiamento climatico e annunciare la fine del mondo. In Russia chi protesta rischia di essere arrestato e di finire in prigione.

È la cattiva regolazione dello stato a inquinare e a peggiorare la nostra condizione materiale di vita. Sono i comportamenti sociali indotti da questi modelli di governo che non risolvono le cose. Non è colpa della crescita economica, né dei mercati, né del capitalismo.

Si può dire che durante il decollo industriale i Paesi che adottano una economia di mercato inquinano di più. Ma più un Paese progredisce nella innovazione e nella efficienza, meno inquina. Affermare il contrario è non solo un atteggiamento ideologico ma una visione antistorica.

Di com’è andata la Storia in quei modelli alternativi al capitalismo ne sa qualcosa Gorbaciov. Greta, Alexandria Ocasio-Cortez e i nuovi profeti di sventura forse hanno bisogno di ripetere l’esame di storia.

Roberto Santoro

Giornalista, ha scritto per la rivista Storie, il giornale online l'Occidentale, Fondazione Magna Carta, il Tempo, il Centro Studi Pens. Web Editor al Dipartimento Riforme Costituzionali durante il governo Letta, oggi segue la comunicazione digitale di Stefano Parisi. Ha pubblicato, tra gli altri, Natale che palle!, La vita privata dei fumetti, Googlecrazia, Italia Gratis, Trump Presidente.

1 comment

Dario Greggio 05/11/2019 at 18:31

tutto vero, ma speriamo cmq che miliardi di umani di merda crepino.

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