Speaker's Corner

Sarrismo, gioia e capitalismo

Dopo la la notizia del passaggio ufficiale di Maurizio Sarri alla Juventus, oggi si è tenuta la rituale conferenza stampa di presentazione. Approfittiamo dell’occasione per chiarire perché il “Sarrismo” è da intendersi come l’ennesima vittoria del capitalismo.

Sarrismo napoletano

La Treccani definisce il “Sarrismo” come “La concezione del gioco del calcio propugnata dall’allenatore Maurizio Sarri, fondata sulla velocità e la propensione offensiva; per estensione, l’interpretazione della personalità di Sarri come espressione sanguigna dell’anima popolare della città di Napoli e del suo tifo”. 

Pertanto, oltre allo stile di gioco del mister, la dottrina calcistica a lui intitolata è intrinsecamente legata all’amore viscerale dei napoletani per il Napoli di cui Sarri ne è – o comunque ne è stata – l’espressione. 

Si ricordi ad esempio la difesa della città di Napoli ai cori “Vesuvio lavali col fuoco” che venivano intonati, anzi urlati, dalle tifoserie avversarie. Si ricordi il dito medio rivolto da Sarri ai tifosi della Juventus prima dell’incredibile vittoria 0-1 allo Stadium con gol di Koulibaly. Episodio che oggi Sarri in conferenza definisce come “una reazione esagerata da parte mia che fu ben spiegata anche nel post partita, quando spiegai che il mio era stato un brutto gesto nei confronti di 15-20 stupidi. Se ci sono su 45.000 persone 10 che ti dicono ‘terrone di m…’ io non li ritengo tifosi della Juve“. Forse non vanno ritenuti tifosi tout court!

I soldi fanno venì ‘a vista ‘e cecate

Inoltre, l’immagine di Sarri è stata sempre legata all’idea di un “calcio puro” in cui i valori prevalgono sui rapporti economici. Per farla breve, l’immagine mitizzata di un calcio inesistente. Allenare è un lavoro come ogni altro se non ancora più competitivo, che per quanto supportato da valori e legami umani, si basa sempre su un rapporto economico. L’offerta recapitata a Sarri era irrinunciabile per un uomo arrivato ad alti livelli ad un’età già avanzata. D’altronde a Napoli si dice che i soldi fanno ritornare la vista persino ai ciechi…

Cari tifosi napoletani, capisco la giustificata delusione, da tifoso sfegatato del Napoli non posso che condividere il dispiacere. Tuttavia, smettiamola di essere ipocriti e di voler decidere della vita degli altri come se costoro ci appartenessero! Mettetevi nei suoi panni, o meglio nella sua tuta: sfido chiunque a rifiutare un’offerta economicamente irrinunciabile – 6 milioni di euro netti a stagione – per quanto si possa amare la propria squadra.

Non siamo di fronte ad un giocatore, il cui mercato per offerte ed opportunità è molto più ampio di quello di un allenatore. In quel caso, a parità di offerte ricevute o anche con una minima differenza, sarebbe più semplice scegliere di non andare alla Juventus, pur di non “tradire” i colori azzurri. Di grandi allenatori in circolazione ce ne sono pochi e così come Sarri ha reso grande il Napoli, il Napoli ha reso grande Sarri.

Sarrism and Freedom

Il mito di Sarri non nasce però solo dal bel gioco espresso o dalla passione azzurra ma anche dalla sua indole comunista o presunta tale come già avevamo avuto modo di parlarne in questo nostro precedente pezzo. Mito consacrato dalla pagina Facebook “Sarrismo, gioia e rivoluzione”. Una pagina divertente e coinvolgente che però erge Sarri a “Comandante” del popolo verso la conquista del “Palazzo di vetro”. A questa concezione da bandiera del comunismo, noi non possiamo che rispondere con “Sarrismo, gioia e capitalismo”. 

Sempre si è sostenuto che il problema del capitalismo è di esser materialista, mentre il collettivismo può permettersi di non pensare al materiale. Ma l’esperienza ha dimostrato esattamente il contrario. Non c’è stata una società che abbia enfatizzato i requisiti materiali del benessere come il collettivismo. Son le società libere quelle che, d’altro canto, han permesso un maggior sviluppo agli aspetti non materiali, spirituali, artistici del benessere”. Milton Friedman. 

Dobbiamo ringraziare il capitalismo per averci permesso di godere della gioia calcistica del Napoli di Sarri, quello stesso capitalismo che ora potrebbe riuscire – almeno in parte, perché si sa la mamma dei cretini è sempre incinta e con picchi di nascite negli ultimi decenni! – là dove sanzioni e indignazioni hanno fallito e cioè nel porre un argine al razzismo e alla discriminazione territoriale. Queste le parole di Sarri al riguardo: “Sui cori razziali non cambio idea se cambio società, l’Italia dovrebbe smetterla perché dà una sensazione di inferiorità netta nei confronti del resto d’Europa. E’ giusto anche fermare le partite, lo pensavo a Napoli e lo subivo di più perché sono nato a Napoli, ma la mia idea di fondo resta la stessa”. A Mister Sarri non posso certo augurare buona fortuna con la Juventus, siamo pur sempre rivali sportivi. Mi auguro però, per il calcio italiano, che continui con il suo bel gioco e che si faccia carico di questa battaglia di civiltà contri i cori di cui sopra. Perché la “difesa della città” di Napoli può e deve esistere anche a prescindere dalla squadra di calcio.

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Umberto Di Francia

Classe 1991, studente di Giurisprudenza italiana e francese tra l'Università degli studi di Firenze e l'Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne. Appassionato dunque di diritto, politica, ma anche di sport, cucina, cultura e soprattutto di liberalismo. Un passato nella Gioventù Liberale Italiana e un presente parigino a sostegno di un gruppo di giovani liberali francesi :Les jeunes libéraux. Audace e immoderato sognatore, fiero combattente a difesa delle libertà individuali sono pronto a qualsivoglia sfida, che sia in Italia, in Francia o in Europa seguendo due massime che nel tempo ho fatto mie "fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtude a canoscenza" di Dante e "Vivere ardendo e non bruciarsi mai" di G. d'Annunzio.

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