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Salman Rushdie e la libertà d’espressione

Il 12 agosto un uomo legato a Hezbollah (il Partito di Dio libanese, finanziato dal regime iraniano) ha accoltellato lo scrittore anglo-indiano, ora cittadino USA, Salman Rushdie. Nonostante la gravità delle ferite lo scrittore non è in pericolo di vita ma rischia di perdere un occhio e di vedersi compromesso l’uso di un braccio. 

La scrittrice J. K. Rowling, autrice dei bestseller su Harry Potter, che ha espresso la sua solidarietà su Twitter, è stata minacciata sullo stesso social da un profilo pakistano, già noto per incitamento al terrorismo. 

Il governo iraniano ha smentito alcun coinvolgimento nella vicenda, ma i media di stato non hanno nascosto la loro soddisfazione. Ricordiamo la vicenda: nel 1988 Rushdie, già famoso grazie al suo capolavoro, I figli della mezzanotte, pubblica I versi satanici. Il libro viene giudicato blasfemo e offensivo nei confronti dell’Islam. All’inizio del 1989 l’Ayatollah iraniano emette una fatwa: chiunque è autorizzato e invitato a uccidere non solo Rushdie, ma addirittura tutte le persone coinvolte nella pubblicazione del libro.

Da allora lo scrittore vive una vita semi clandestina costantemente sotto scorta. Ma purtroppo ci sono delle vittime. In Italia il traduttore Ettore Capriolo viene accoltellato. Stessa sorte subiscono l’editore giapponese e il suo traduttore. Quest’ultimo, Hitoshi Igarashi, docente di cultura islamistica, viene addirittura aggredito nel suo ufficio dell’università di Tsukuba, ma purtroppo le ferite risultano letali e muore all’età di 44 anni. Anche il traduttore norvegese, William Nygaard, viene colpito da armi da fuoco, ma riesce a sopravvivere. In ogni caso la fatwa legata al libro si lascia dietro una spaventosa scia di sangue (compresi sei manifestanti uccisi a Islamabad). 

Nel romanzo I versi satanici Rushdie ha scritto: Il linguaggio è coraggio.

Ci sono stati innumerevoli esempi di arte considerata blasfema e duramente criticata e boicottata (il che è ovviamente legittimo), sottoposta a censura o che ha causato minacce e violenze. Ricordiamo ovviamente la strage alla redazione di Charlie Hebdo, o, negli anni ’80, i problemi legati a L’ultima tentazione di Cristo. Il film fu bandito in alcuni paesi (non soltanto cristiani), Martin Scorsese dovette girare sotto scorta per parecchio tempo e ci furono cinema che rifiutarono di trasmetterlo anche per paura di attentati (ci furono almeno un paio di attentati incendiari). 

Anche la condanna del gruppo punk russo femminista e anti Putin, Pussy Riot, fu per Offese premeditate alla religione ortodossa

Ma la fatwa legata a Salman Rushdie ha caratteristiche decisamente peculiari, per la durata (continua da oltre trent’anni), e forse per il fatto di essere stata la prima globale, che ha coinvolto paesi lontanissimi tra loro.

La questione coinvolge comunque una riflessione: fermo restando che la violenza o addirittura le condanne a morte siano qualcosa che nessuna persona civile può tollerare, è giusta la libertà di blasfemia? Secondo me, sì. Una società moderna e laica deve garantire anche il diritto alla blasfemia. Come ha detto il presidente francese Macron, durante un ricordo della strage di Charlie Hebdo, libertà di stampa è anche libertà di blasfemia. 

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Featured image – Source / CC 2.0

1 comment

Dario+Greggio 31/08/2022 at 15:16

concordo pienamente: la risposta è OVVIAMENTE SI’!!

Più ancora della satira – anche pesante: la blasfemia è “la presa in giro di subumani che credono a favolette ridicole, e che pretendono pure di fare del male in nome di esse”. E’ NECESSARIA porcodio 😀

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