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Attualità Referendum

Riforma costituzionale: il mio NO al referendum

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La riforma costituzionale approvata dal parlamento e ora sottoposta a referendum riduce il numero complessivo dei componenti delle due camere da 945 a 600. Ma perché il parlamento dovrebbe funzionare meglio (o peggio) con 600 componenti, invece degli attuali 945?

L’unica ragione di chi si dice favorevole sembra essere quella inerente ai risparmi. Gli stessi (esigui) risparmi che i medesimi soggetti sbeffeggiavano come irrisori all’epoca del precedente referendum costituzionale del 2016.

La verità è che questa è una riforma il cui unico scopo è “punire” i parlamentari: siccome sono “brutti, sporchi e cattivi” allora li “decimiamo”, come si faceva nell’esercito romano con le legioni accusate di non aver combattuto a dovere.

Il cielo sa quanto gli attuali parlamentari (anche per colpa di chi, ora, ne invoca il taglio salvifico) si meriterebbero una “punizione esemplare”. Ma non si spacci come soluzione questa “modifica” (ché chiamarla “riforma” è farle troppo onore) che è una corazzata Potjemkin di fantozziana memoria.

È infatti priva di qualunque giustificazione fondata su un qualsiasi principio costituzionale conosciuto. Sostenuta, all’epoca del Conte I, soprattutto, dalla Lega. Propugnata ora, principalmente, dai 5stelle per mere ragioni di bandiera e di sopravvivenza politica; come dimostra il fatto che Di Maio, da oltre un mese, invece di pensare a fare il suo lavoro di ministro (ahimè), si dedica esclusivamente alla campagna elettorale per il “sì”.

Intendiamoci, personalmente non sono contrario a ridurre il numero dei parlamentari. Sono però assolutamente contrario a questa modifica buttata là, completamente slegata dall’impianto costituzionale, per i seguenti motivi:

– non risolve il (vero) problema del bicameralismo perfetto;

– crea una camera con 200 componenti che continua a svolgere la stessa funzione di quando ne aveva 320;

– con un Senato di 200 componenti, si rischiano (ancor più di adesso) governi con solo uno o due voti di maggioranza, in balia del ricatto di qualche senatore “marginale”;

– ci saranno seri problemi, al Senato, per formare commissioni che rispettino la proporzione dei gruppi;

– sempre al Senato, le commissioni potranno approvare le LEGGI con il voto di tre o quattro senatori;

– interi territori rischiano di essere sotto rappresentati o di non esserlo affatto;

– la modifica non incide in maniera significativa sui costi, dato che il costo per il funzionamento e per il personale delle due camere (che rappresenta oltre la metà del bilancio del parlamento) rimane invariato;

– essa riduce ulteriormente il potere del parlamento, già mortificato dall’abuso dei decreti-legge;

– con un numero ridotto di parlamentari, sarà ancora più facile per i capi partito scegliere, prima, e controllare, poi, chi viene eletto.

Pertanto, a coloro che continuano a insistere sull’eccessivo numero dei parlamentari italiani, che sarebbero “troppi” rispetto a quelli di altri paesi simili al nostro (cosa non vera, ma lasciamo perdere) va ribadito, in modo deciso, che questo taglio non può essere la soluzione.

Per ridurre il numero parlamentari, si può (e, a mio avviso, di deve) abolire il nostro bicameralismo che, in questa forma, esiste SOLO in Italia; si potrebbe creare un vero “senato delle regioni” (di cui si i parla da quarant’anni, dall’epoca della commissione Bozzi), composto da un numero ridotto di senatori (anche solo 80-100), che NON dia la fiducia al governo e che voti SOLO su materie di rilevanza regionale.

Sono un vecchio deluso dalla politica, che non ha nessuna voglia di farsi prendere in giro dall’ultimo salvatore della patria che afferma di aver trovato la soluzione!

Ahimè, non esistono soluzioni politiche. Non esistono proiettili d’argento per ammazzare il mostro che è diventato il nostro sistema socioeconomico. La soluzione, se mai si troverà, sarà lunga e dura. Non ci saranno scorciatoie.

Meno che mai, la scorciatoia può essere “600 faranno meno danni di 945”.

Perché fanno danno in quanto incapaci, non in quanto 945. E riducendoli di numero (senza modificare tutto il resto) sarà più semplice, per chi comanda davvero, controllarli. Anche perché, non si stanno riducendo da 945 a 600; bensì da 630 a 400 e, soprattutto, da 315 a 200. DUECENTO!

Immaginate poco più di 190 persone di scarsa competenza, succubi di una cerchia ristretta di vertici di partito che comanda sul serio (direttamente o per conto terzi). Verrebbero manipolati in ogni occasione, e probabilmente con conseguenze poco gradevoli.

Ecco quindi che, chi come me non sopporta di essere nelle mani di una banda di ignoranti, fanatici, populisti, anti-tutto a prescindere, opportunisti, saltafosso, inconcludenti ma pericolosi, eterodiretti per via dinastica da chi sogna l’abolizione della democrazia, non ha che una scelta: votare NO!

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