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Riforma del codice degli appalti: si può!

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Nelle ultime settimane è tornato di moda parlare di riforma del codice degli appalti. Un po’ viene da sorridere. Servivano una pandemia e tre mesi di lockdown per capire che le imprese sopravvivono in un contesto ostile?

Il dibattito ha preso piede dopo che il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha raccolto le sollecitazioni di Italia Viva per riaprire i cantieri con un “piano shock”. A quel punto parte della maggioranza, smaniosa di convertire i cantieri aperti in consenso elettorale, si è resa conto che le norme in vigore rendono molto difficile il lavoro delle imprese.

Piccola nota a margine: solo in un paese cronicamente statalista si poteva pensare che bastasse fare una legge per far lavorare le imprese e creare lavoro. Al massimo si ottiene questo risultato diminuendo il numero delle leggi. Ma procediamo.

Ovviamente, purtroppo, è iniziato il solito surreale dibattito nella maggioranza, per cui la posizione del governo è tutto fuorché univoca. Italia Viva e Movimento 5 Stelle si sono trovate per la prima volta dalla stessa parte, invocando il “modello Genova” in riferimento alla ricostruzione del ponte Morandi, affidata al commissario Bucci.

Il PD, invece, ha spiegato che il modello Genova non è replicabile, con il ministro De Micheli, e ha difeso la bontà del codice degli appalti in vigore approvato nel 2016 dal governo Renzi, con Graziano Del Rio.

Nel frattempo il Ministro dell’Economia Gualtieri ha fatto rilanciato l’idea di una riforma del codice degli appalti, ma Landini, importante per questa maggioranza, ha espresso preoccupazione per il rischio corruzione.

Mentre nel governo la partita a scacchi per dimostrare la propria superiorità continua, con effetti disastrosi per il Paese, c’è anche qualcuno che formula delle proposte concrete. È il caso di Ricostruire, il piano operativo promosso da Stefano Parisi, che si pone l’obiettivo di promuovere delle riforme per l’Italia sfruttando l’emergenza da covid.

Tra gli esperti di Ricostruire c’è anche Fabio Cintioli, professore ordinario di diritto amministrativo presso la Unint di Roma e autore del libroPer qualche gara in più”. La posizione di Cintioli è nota da tempo: applicare direttamente le norme europee, anziché legiferare anche in Italia, e stimolare la concorrenza, nell’ottica di tutelare la qualità degli investimenti.

Le altre proposte molto puntuali di Ricostruire, tra cui l’abolizione dell’ANAC, sono state discusse in un webinar con i professori di Lettera 150, un altro appello che propone delle riforme per rilanciare l’Italia. Il quadro che ne è uscito è chiaro: non si può immaginare di dare in mano lo sviluppo del Paese a super commissari come Bucci a Genova, né di mantenere le norme attuali.

L’Italia deve ripartire, per evitare che l’emergenza sanitaria si trasformi velocemente in una crisi finanziaria senza precedenti. L’auspicio è che il governo se ne renda conto, metta da parte le faide interne e accolga questi stimoli, sintomi di un’Italia che non si arrende.

Leonardo Accardi

Leonardo Accardi

Bergamasco a Roma, studente di Scienze politiche presso l’Università Roma Tre e Coordinatore di Istituto Liberale-Lazio e della Scuola di Liberalismo di Roma. Amo i fatti spiegati con dati, numeri e ironia, disprezzo le semplificazioni e i luoghi comuni.

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