Inglorious Globastards Politica estera

Razzo Amaro per l’Iran

Mentre gli “esperti” catastrofisti in servizio permanente effettivo (assoldati per riempire gli spazi tra la pubblicità nei giornali per saloni di parrucchiere) prefiguravano l’Armageddon, la ritorsione iraniana all’eliminazione del Generale Soleimani come anticipato su Immoderati e’ stata derubricata ad irrilevante ammuina da esercito borbonico.

Il motivo e’ abbastanza semplice: per fare la guerra occorrono soldi e l’Iran è economicamente in ginocchio, anzi probabilmente già in posizione supina. Peraltro che la popolarità di Soleimani all’interno della nomenklatura teocratica fosse stata travolgente è tutto da dimostrare.

La verità è che un regime che fronteggia da mesi rivolte popolari soffocate sempre più a fatica nel sangue, deve in qualche modo uscire dal giogo delle sanzioni e piegarsi alla volontà americana che prevede la rinuncia al nucleare. Per il momento Trump non e’ intenzionato ad infierire ulteriormente e in Iran, al di la’ della retorica nazionalista sull’unita’ del regime, esistono virulente fratture nei vertici del potere.

In questa puntata di Inglorious Globastards Alberto Forchielli e Fabio Scacciavillani illustrano gli scenari che si stagliano sugli orizzonti mediorientali.

Fabio Scacciavillani

Sono nato a Campobasso nell’ormai lontano 1961. Finito il corso di laurea in Economia e commercio alla Luiss di Roma, sono stato ammesso al programma di Ph.D. in Economia all’Università di Chicago, dove ho anche insegnato alcuni corsi al College e alla Business School. Dopo aver preso il Ph.D. ho lavorato al Fondo monetario internazionale a Washington, alla Banca centrale europea a Francoforte (nel periodo pioneristico in cui è partita l’unione monetaria), a Goldman Sachs a Londra e da qualche anno mi sono trasferito nella Penisola Arabica, approdando prima in Qatar alla Gulf Organization for Industrial Consulting (un’organizzazione internazionale tra paesi del Golfo), poi negli Emirati Arabi Uniti come direttore della Ricerca macroeconomica e statistica al Centro finanziario internazionale di Dubai e infine a Muscat per lavorare al fondo sovrano dell’Oman dove sono stato il capo economista per poi assumere il ruolo di Chief Strategist Officer. Penso sia superfluo sottolineare che ciò che scrivo rispecchia solo mie opinioni personali e non coinvolge in alcun modo l’istituzione per la quale lavoro, o quelle per cui ho lavorato in passato, né contiene informazioni di sorta su investiment passati, presenti o futuri. Nelle mie ricerche e nell’attività professionale mi sono occupato principalmente di tassi di cambio, politica monetaria, riforme strutturali e mercati finanziari. Ultimamente la mia interfaccia con la realtà si è arricchita di un nuovo sensore, il Consiglio di Amministrazione di Sigit, una multinazionale nella componentistica termoplastica auto (e non solo) con mente italiana e ambizioni globali. Nonostante manchi dall’Italia da oltre venti anni, non ho mai reciso il cordone ombelicale con il mio paese (contro ogni ragionevolezza), continuando a sperare (contro ogni evidenza) in un suo futuro migliore. Quindi, più che un cervello in fuga (che sarebbe un’esagerazione), direi che (talvolta) mi sento una coscienza in esilio.

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