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Approfondimenti Economia & Finanza

Prezzo dell’energia: perché è così alto?

Il caro bolletta rappresenta uno dei temi principali di questa campagna elettorale, tanto che i partiti si sbizzarriscono a descriverne le cause e a proporre rimedi. Ma quanto c’è di vero in quanto si racconta? Perché il prezzo dell’energia è così alto? È tutto dovuto ai malvagi speculatori?

Come funziona il pricing dell’energia elettrica in UE?

L’energia elettrica, esattamente come i panini o le automobili, è un prodotto finito ottenuto dall’immissione della materia prima (gas, petrolio, nucleare, vento, luce solare, eccetera) in un processo produttivo. L’energia ha però una peculiarità: è un prodotto perfettamente omogeneo: un MW è perfetto sostituto dello stesso ottenuto tramite altri metodi di produzione, mentre cambiano i costi a seconda della tecnologia utilizzata. In generale, le tecnologie utilizzate per la produzione di elettricità possono essere raggruppate in due grandi categorie:

  1. alti costi fissi e bassi costi variabili (quindi con costo marginale molto basso, talvolta nullo): fanno parte di questa categoria le rinnovabili come vento, eolico e nucleare;
  2. bassi costi fissi e alti costi variabili (aventi costo marginale rilevante): ne fanno parte gas, petrolio, carbone e alcune rinnovabili come biomasse; per fonti inquinanti come carbone il costo marginale è maggiorato da un’imposta proporzionale alle quantità (detta pigouviana) che mira a compensare il danno sociale provocato dalle emissioni dannose.

[NB: il costo marginale rappresenta l’aumento di costo causato dalla produzione di un’unità aggiuntiva di output: se produrre 15 unità costa 30€ e produrne 16 costa 32€, il costo marginale è pari a 2€]

Quanto descritto rappresenta solo la prima componente della complessa supply chain energetica, ossia i produttori: lo stadio successivo è rappresentato dai broker, intermediari che si occupano della compravendita di contratti. Poi vi sono gli operatori di rete (attori che si occupano della distribuzione dell’energia alle varie utenze) e infine i consumatori finali, detti utenti. Per complicare ulteriormente le cose, il costo di immagazzinamento dell’energia è alto, pertanto è necessario mantenere in ogni momento un equilibrio di domanda-offerta: nell’istante in cui si preme l’interruttore della luce della cucina, vi deve essere da qualche parte sul mercato un produttore che immette in rete la quantità di energia di cui si necessita, fino a quando non lo si spegne. Questo fa sì che l’energia elettrica subisca notevoli variazioni di prezzo durante la giornata, con momenti di picco (es: il pomeriggio in estate, quando si utilizza il condizionatore) e di calo.

Come si riesce a gestire tutto questo complesso sistema?

Fino agli anni ‘90, il mercato energetico europeo era gestito da monopoli verticalmente integrati (ad esempio Enel in Italia), ossia da un unico attore che aveva accesso a tutte le informazioni necessarie e gestiva tutta la supply chain. Si tratta di un sistema molto efficace ma con un enorme problema di assenza della competizione che provoca inefficienza. Infatti il monopolista poteva incrementare notevolmente la spesa per investimenti senza preoccuparsi della sua redditività, i costi si sarebbero scaricati sui consumatori finali.

Per risolvere questo problema, negli anni ‘90 è stato liberalizzato il mercato, per migliorarne l’efficienza efficienza. Così, il prezzo dell’energia è determinato principalmente dallo scambio delle materie prime per realizzarla sui rispettivi mercati finanziari (per il gas, in Europa il principale mercato è il TTF olandese) con un meccanismo detto ad asta marginale, in cui l’attore che determina il prezzo dell’energia (price-maker) è il produttore marginale. Cosa vuol dire?

Fonte: https://neon.energy/marginal-pricing.pdf

Come si può notare da questo grafico, la curva di offerta è composta dai vari impianti di produzione ordinati in base al costo marginale, in modo crescente. Man mano che cresce la domanda di energia elettrica (e quindi aumenta la domanda, facendo spostare la relativa curva verso destra) l’operatore di rete, il quale è dotato delle informazioni necessarie, chiamerà in servizio tecnologie sempre più costose, generando due principali conseguenze:

  1. più è basso il fabbisogno di energia, più basso sarà il suo prezzo
  2. essendo il prezzo all’ingrosso pari al costo marginale sostenuto, l’ultimo impianto chiamato in servizio (produttore marginale) determinerà il prezzo della stessa, ponendolo pari al costo dell’ultimo kWh prodotto; quest’ultimo avrà ricavi pari ai costi, mentre i produttori alla sua sinistra registreranno dei guadagni più o meno notevoli (detti rendite inframarginali)

Questo meccanismo di determinazione del prezzo, se a prima lettura può sembrare iniquo, è dimensionato alle caratteristiche tecnico-produttive del mercato, infatti grazie agli ampi margini di contribuzione gli impianti eolici, solari o nucleari riescono a coprire la notevole mole di costi fissi che li caratterizzano.

La curva di domanda è invece formata da una componente estremamente rigida (basta pensare all’energia di cui necessitano frigoriferi o semafori, alimentati h24) e una più elastica, rappresentata tanto da televisori quanto da impianti industriali; il fabbisogno è tuttavia sufficientemente elevato da far sì che l’impianto marginale sia sempre stato il produttore di gas, anche se si è registrato un incremento di produzione da parte di rinnovabili e nucleare (in certi weekend primaverili, quando non si necessita di riscaldamento/aria condizionata e le imprese sono chiuse, l’energia elettrica ha raggiunto un costo pari a zero). Questo vuol dire che se il costo del gas aumenta (perché come nella situazione odierna, cala notevolmente la quantità offerta), aumenta il costo marginale di produzione degli impianti che ne usufruiscono, facendo quindi aumentare il prezzo.

E la speculazione? Quanto è responsabile dell’aumento dei prezzi?

Innanzitutto è necessario dare una definizione specifica di “speculazione”: se si intende come attori che scambiano asset finanziari per trarne un guadagno, allora il mercato dell’energia è pieno di speculatori, così come qualsiasi altro mercato possibile immaginabile (anche banalmente un privato che acquista un’automobile con l’aspettativa che cresca di valore per poi rivenderla e trarne un guadagno). Non vi è nulla di anomalo in questo comportamento. Al contrario è potenzialmente utile per immettere liquidità in determinati mercati o accelerare processi di fallimento, riducendo lo spreco di risorse.

Se, invece, ci si riferisce a condotte strettamente illecite sui mercati per massimizzare i propri profitti a danno della società, il discorso cambia. Infatti, è probabile che una parte dei contratti scambiati abbiano questo fine, ma non vi è alcuna prova a supporto di questa tesi, né da parte di enti di supervisione né tanto meno da studi accademici. Anche se questi comportamenti fossero presenti, il loro impatto sul prezzo dell’energia sarebbe ugualmente limitato, in quanto si può notare dal grafico seguente una fortissima correlazione tra gli aumenti di prezzo e i tagli dei flussi di gas da parte di Gazprom, principale importatore di gas naturale in Europa.

Fonte: ACER gas market monitoring report 2021

È, insomma, un aumento di prezzo causato dalla scarsità di offerta, interamente attribuibile al comportamento dei fornitori. In effetti, sarebbe del tutto illogico presumere che una guerra contro il nostro fornitore principale di gas non influisca su approvvigionamenti e bollette. Considerando inoltre le altre componenti del mercato, gli operatori di rete non influiscono sulla formazione del prezzo della materia prima, tanto meno gli intermediari che vedono i propri costi di transazione aumentati a causa dell’illiquidità del mercato e della sua crescente aleatorietà.

Gli aumenti di prezzo sono sì notevoli, ma non fuori scala: è segno che il mercato stava già precedentemente scontando in maniera corretta il rischio di interruzioni dell’offerta da parte dei russi. Lo si può anche intuire dalle cifre sulle bollette: se prima il costo della materia prima contribuiva per il 50% del totale (l’altra metà comprendeva oneri fiscali, oneri di rete, incentivi all’uso di rinnovabili ecc.), oggi questo rapporto è aumentato, facendo sì che il prezzo dell’energia sia più sensibile ai cambiamenti nel prezzo del gas.

La chiacchiera da campagna elettorale sugli speculatori malvagi che fanno crescere il prezzo dell’energia, oltre ad essere infondata, è profondamente dannosa, in quanto si rischia di intraprendere soluzioni costose che non risolvono alcunché.

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