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“Pizza Corona” tra pessimo gusto e libertà di satira

Il caso “Pizza Corona”

In questo video satirico di Groland, andato in onda sull’emittente francese Canal+, si vede un pizzaiolo italiano malato di Covid-19 che starnutisce su una – pessima – pizza. La voce nel video recita “Corona Pizza, la nuova pizza italiana che farà il giro del mondo”.

L’Italia intera insorge. Il Ministro dell’agricoltura Teresa Bellanova chiede le scuse immediate de parte del canale del gruppo Vivendi. Scuse che arrivano in serata. Ora, lo squallore del video è innegabile e non c’è alcun bisogno di commentarlo. Il rischio è che video come questi, seppur satirici, o peggio fake news create ad arte, arrechino un grosso danno all’agroalimentare italiano.

Difesa del made in Italy sì ma non così

Pertanto, da un lato è giusto attivarsi a difesa del made in Italy ribadendo all’infinito che il contagio non può avvenire tramite gli alimenti. Dall’altro lato però non dobbiamo dimenticare che il diritto alla satira è una componente del diritto alla libertà d’espressione. Con le dovute proporzioni, non possiamo proclamarci tutti Charlie e poi smettere di esserlo quando l’oggetto della satira diventiamo noi stessi.

Non fraintendetemi, chi vi scrive è napoletano e ha a cuore la pizza forse più di ogni altra cosa. Va bene condannare e replicare al video. Tuttavia, chiederne la rimozione è eccessivo. Credo piuttosto che ci possa fornire un assist non indifferente alla promozione del made in Italy e della pizza in particolare che nella capitale transalpina è nel pieno della sua Epifania.

Pensate che ben 7 delle 50 migliori pizzerie italiane in Europa sono a Parigi. Nel mio trascorso parigino ho potuto assistere con piacere alla scalata delle pizzerie napoletane dall’eccellenza Bijou ai piedi di Montmartre al miracolo BigMammagroup con ben 9 punti vendita nella capitale. Tutti prodotti d’eccellenza rigorosamente italiani. La révolution de la pizza a Parigi ha fatto innamorare tutti e non sarà certo un becero video a far cambiare idea ai consumatori francesi. La qualità è più virale di ogni psicosi ma ripeterlo non fa mai male.

La libertà di satira in Francia

In Francia la liberté d’expression è un argomento molto sentito che è oggetto costante di dibattito politico dalle vicende di Charlie Ebdo alla questione fake news. Cerchiamo di capire meglio come si articola.

Prima di tutto dobbiamo citare la Convenzione europea dei diritti dell’uomo il cui articolo 10 tutela la libertà di espressione. Secondo un’interpretazione costante della Corte europea dei diritti dell’uomo di tale libertà fa parte anche il diritto alla satira. Nella Sentenza del 25 gennaio 2007 Vereinigung Bildender Künstler c. Autriche , la Corte definisce la satira come una “forma di espressione artistica e di commento sociale che, tramite l’esagerazione e la deformazione della realtà, ha come finalità naturale la provocazione e l’agitazione“.

In Francia tale libertà è sancita dall’articolo 11 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadini del 1789 che ha valore costituzionale e recita “La libera manifestazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo; ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo a rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge“.

I limiti alla libertà di satira

Due limiti sono di creazione giurisprudenziale e riguardano “la dignità umana” – principio instaurato dalla celebre sentenza Commune de Morsang-sur-Orge del 27 ottobre 1995 che vietava il lancio di nani in un circo perché inumani e degradanti – e di “discorsi d’odio”. In entrambi i casi, sempre secondo criteri di proporzionalità, si può giustificare una limitazione al diritto alla satira.

L’altro limite è di origine legislativa è risiede nell’articolo 33 della legge sulla stampa del 29 luglio 1881 secondo il quale è punibile con un anno di reclusione e 45.000 di ammenda “l’ingiuria commessa verso una persona o un gruppo di persone in ragione della loro origine o della loro appartenenza o non appartenenza a un’etnia, una nazione, una razza o una religione“.

Ora, che il caso della Pizza Corona possa rientrare nel reato di cui all’articolo 33 sembra alquanto improbabile. Ad ogni modo il video è stato rimosso, le scuse sono pervenute ed è alquanto inutile adire le vie legali come ha già annunciato il Comune di Napoli.

Come molti di voi ho reputato il video di pessimo gusto. Eppure, si tratta pur sempre di una satira e se veramente amiamo la libertà di espressione dobbiamo imparare a convivere anche con cose sgradevoli come questa. Rispondere sì, magari sfruttando l’assist per la promozione del made in Italy ma richiedere l’eliminazione del video è un’azione liberticida che non posso condividere.

Umberto Di Francia

Classe 1991, studente di Giurisprudenza italiana e francese tra l'Università degli studi di Firenze e l'Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne. Appassionato dunque di diritto, politica, ma anche di sport, cucina, cultura e soprattutto di liberalismo. Un passato nella Gioventù Liberale Italiana e un presente parigino a sostegno di un gruppo di giovani liberali francesi :Les jeunes libéraux. Audace e immoderato sognatore, fiero combattente a difesa delle libertà individuali sono pronto a qualsivoglia sfida, che sia in Italia, in Francia o in Europa seguendo due massime che nel tempo ho fatto mie "fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtude a canoscenza" di Dante e "Vivere ardendo e non bruciarsi mai" di G. d'Annunzio.

1 comment

Dario Greggio 04/03/2020 at 21:01

ti dico come la vedo io:

“Chi sa scherzare con il black humor ha una mente superiore” – si diceva qualche tempo fa.

Ieri, dopo la battutona francese sulla pizza corona ecco che il social dei dementi si è scatenato in risentimento e disgusto (e non solo, vedi quegli altri subnormali su FQ).
Così, ci riflettevo e…

Le basi le conosciamo già: non si ride Della disgrazia, ma si ride Sulla disgrazia. Per cui tu non devi rispondere con fai schifo/vergognati/non avete manco il bidet/la vostra tv fa schifo: bensì devi inventarti qualcosa di paragonabile, e se non è disponibile al momento allora aspetti che arrivi l’occasione, l’idea o entrambe le cose.
Nel mentre, puoi usare gli “eh no!” dello Zoo oppure usare un generico “ma tua madre quella *” e affini.

PS: quanto sopra, è per le battute. Mi torna in mente quella vecchia storia sul cancro e “se tua mamma avesse avuto il cancro non parleresti così”, e io rispondevo infatti mia mamma l’ha avuto, ma non era una * come berlusconi e chi lo vota, noti la differenza?

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