Corsivi corsari Speaker's Corner

Più Debiti per Pagare più Tasse allo Stato

Piu Debiti per pagare piu' tasse

Più debiti per pagare più tasse potrebbe essere la sintesi dei provvedimenti a favore delle imprese varati dal governo finora. In effetti, in questo senso la scaltrezza dei lazzaroni giallo-rossi e’ quasi estasiante. Propinano a un popolo di analfabeti telelobotomizzati un piatto di frattaglie crude come fossero una succulenta fiorentina al sangue, tra i gridolini di goduria emessi dai cortigiani grottescamente incipriati.

Prendiamo l’annuncio sul Decreto Liquidità. Conte in televisione gongola e tripudia: “Abbiamo fatto una manovra da 400 miliardi, la più grande mai vista in Italia e in Europa di tutti i tempi!”. E nessuno degli astanti imbellettati scoppia a ridere.

Quindi dopo la pagliacciata sulla Fine della Povertà arriva la fregnaccia sui soldi a pioggia.

Tanto per cominciare i 400 miliardi si riferiscono alle garanzie dello Stato sui prestiti erogati dalle Banche alle imprese e ai professionisti. Certamente i tassi di interesse e le condizioni saranno agevolate, ma comunque i prestiti andranno restituiti in 6 anni. Solo in caso di insolvenza lo Stato rifonderà l’ammontare alla banca.

Ma se lo stato dichiara bancarotta e quindi non onora le garanzie alle banche? Pagheranno gli azionisti delle banche, gli obbligazionisti e forse anche i correntisti.

come mai lo stato si mostra cosi’ pronto e generoso? Beh ha interesse a tenere in vita le imprese e quindi la propria base imponibile. Ecco un conto del bibitaro per capire le cifre in gioco. I 400 miliardi di prestiti bancari rimborsabili in 6 anni, al netto degli interessi (per semplicità di calcolo) tengono in piedi una platea di contribuenti che genera almeno 500 miliardi all’anno, come indica la tabella qui in basso tratta dal sito http://www.francomostacci.it

 

Ipotizzando che il 20% dei crediti diventerà inesigibile, lo stato dovrà sborsare circa 80 miliardi alle banche. Quindi a fronte di una dozzina di miliardi di perdite annue sulle garanzie lo Stato mette in sicurezza un gettito di centinaia di miliardi. Pero’ i debiti da ripagare saranno sottratti ai profitti delle aziende e alle remunerazioni dei dipendenti, quindi il peso maggiore dell’operazione ricadrà sul sistema produttivo, la parte sana del sistema economico.

E se ad un certo punto il governo (che non crea risorse dal nulla come credono a Pescaracas) dovesse coprire i buchi di bilancio non potrebbe far altro che tassare imprese e famiglie. I dodici miliardi l’anno ad esempio li potrebbe recuperare in un colpo solo aumentando l’IVA, oppure con un’imposta patrimoniale.

“L’Italia procede ancora nel compromesso, nei vecchi sistemi del trasformismo politico, del potere burocratico, delle grandi promesse, dei grandi piani e delle modeste realizzazioni”

Adriano Olivetti

In sintesi lo Stato, dal punto di vista economico, assolve un compito di mera intermediazione. E’ un’entità che assorbe attraverso la tassazione (in anticipo e puntuale come la morte) le risorse vere prodotte dal settore privato e le utilizza per vari scopi (non tutti edificanti). Quando lo Stato garantisce qualcosa lo fa con il sudore dei contribuenti.

Quindi le garanzie statali sono una illusione per gonzi. Una tragica finzione per nascondere che le garanzie sui prestiti bancari sempre e comunque ricadono collettivamente su chi si smazza a produrre valore aggiunto. Non sulla pletora di burocrati, politici e parassiti che succhiano risorse.

Fabio Scacciavillani

Sono nato a Campobasso nell’ormai lontano 1961. Finito il corso di laurea in Economia e commercio alla Luiss di Roma, sono stato ammesso al programma di Ph.D. in Economia all’Università di Chicago, dove ho anche insegnato alcuni corsi al College e alla Business School. Dopo aver preso il Ph.D. ho lavorato al Fondo monetario internazionale a Washington, alla Banca centrale europea a Francoforte (nel periodo pioneristico in cui è partita l’unione monetaria), a Goldman Sachs a Londra e da qualche anno mi sono trasferito nella Penisola Arabica, approdando prima in Qatar alla Gulf Organization for Industrial Consulting (un’organizzazione internazionale tra paesi del Golfo), poi negli Emirati Arabi Uniti come direttore della Ricerca macroeconomica e statistica al Centro finanziario internazionale di Dubai e infine a Muscat per lavorare al fondo sovrano dell’Oman dove sono stato il capo economista per poi assumere il ruolo di Chief Strategist Officer. Penso sia superfluo sottolineare che ciò che scrivo rispecchia solo mie opinioni personali e non coinvolge in alcun modo l’istituzione per la quale lavoro, o quelle per cui ho lavorato in passato, né contiene informazioni di sorta su investiment passati, presenti o futuri. Nelle mie ricerche e nell’attività professionale mi sono occupato principalmente di tassi di cambio, politica monetaria, riforme strutturali e mercati finanziari. Ultimamente la mia interfaccia con la realtà si è arricchita di un nuovo sensore, il Consiglio di Amministrazione di Sigit, una multinazionale nella componentistica termoplastica auto (e non solo) con mente italiana e ambizioni globali. Nonostante manchi dall’Italia da oltre venti anni, non ho mai reciso il cordone ombelicale con il mio paese (contro ogni ragionevolezza), continuando a sperare (contro ogni evidenza) in un suo futuro migliore. Quindi, più che un cervello in fuga (che sarebbe un’esagerazione), direi che (talvolta) mi sento una coscienza in esilio.

1 comment

Decreto Liquidità: Non Piove Governo Ladro | Immoderati 16/04/2020 at 16:16

[…] compenso l’articolato e’ la solita Di Maionese impazzita con la quale da quasi due anni ci intossicano i governi guidati dall’Azzeccagarbugli del Popolo Bue incensato dai media […]

Reply

Leave a Comment

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com