Speaker's Corner

Perché temo che in Emilia Romagna abbia comunque vinto Salvini

Metto subito le mani avanti: sono un anti-salviniano doc. Ad ogni modo, sento di dover esprimere una mia opinione. Non c’è nulla da festeggiare. Quella di Bonaccini è una vittoria di Pirro. Non stupisce che il Pd sia il primo partito in una terra storicamente, culturalmente e politicamente ostile alla destra. Quello che desta meraviglia, a mio avviso, è che in Emilia Romagna tra Lega e Pd ci siano solo tre punti percentuali scarsi di differenza.

Rispetto alle regionali del 2014 Salvini è passato dal 19% al 32 %, nella regione più rossa d’Italia e con una candidata a dir poco impresentabile. Allo stato degli atti, non oso immaginarne il consenso plebiscitario in Lombardia, Veneto e Piemonte.

Salvini rimane Lider Maximo nelle sue roccaforti storiche e sottrae voti agli avversari nelle loro. La regione Umbria docet.

L’allievo Salvini ha superato il cattivo maestro Bossi. Quest’ultimo ha infettato il paese con un carcinoma politico secessionista, di grande impatto mediatico ma dalla constituency limitata principalmente al Lombardo-Veneto.

Certo, già all’epoca dell’Umbert la Lega pullulava di raffinati intellettuali che discettavano di Platone, fisica quantistica e amenità varie. Il risultato fu culturalmente notevole ma, da un punto di vista elettorale, non eccelso. Escluso uno spike del 10% nel 1996, infatti, la Lega di Bossi non ha mai superato il 9%. Il Senatùr ha capito troppo tardi che l’erudizione in politica non paga…

L’allievo Salvini, invece, grazie ad un eloquio da osteria basato sulla lotta all’Europa e agli immigrati, è riuscito nell’impresa quasi impossibile di metastatizzare il carcinoma, infettando anche il Centro-Sud; basti pensare al 12,3% ottenuto in Calabria, risultato insperabile all’epoca di Bossi. Il paese rischia quindi seriamente di finire ai suoi piedi. Alle prossime elezioni politiche tutti i running dogs di Salvini lavoreranno per tiragli la volata. Il grifagno Belpietro e i suoi degni sodali metteranno fango nel ventilatore con un solo obiettivo: ridicolizzare chiunque si opponga, con argomenti logici e razionali, al vangelo secondo Matteo.

La Lega può seriamente vincere a mani basse anche per l’assenza di un competitor degno di nota. Zingaretti si è presentato alle ultime europee con un programma quasi identico a quello dei 5 stelle: non è credibile. Renzi è finito. Calenda, per quanto serio e preparato, avrà un impatto omeopatico sulla scena politica. Dopo la sempre più probabile vittoria della Lega, l’istinto suggerirà ai pochi italiani di buon senso di arrendersi subito, perché il Truce non ha pietà dei rivali. Ad ogni modo, terminata la normale paura iniziale, sarà necessario usare il cervello per capire come gestire questo avversario ostico e viscido.

Il mondo sovranista ha essenzialmente tre punti di forza: 1) la televisione, 2) un’opinione pubblica sempre più dogmatica, ignorante e razzista, 3) milioni di persone, soprattuto giovani, da tassare allegramente per finanziare folli promesse a debito.

  1. La ” cattiva maestra” si sconfigge boicottando i programmi spazzatura, autentiche fogne ad uso e consumo dei vari Travaglio, Giordano, Sallusti & company.

2. Per disintossicare il maggior numero di persone dalle bugie della propaganda nero-verde è opportuno seguire assiduamente canali come Liberi Oltre e Inglorious Globastards.

3. I giovani devono acquisire nozioni pratiche e scappare in massa all’estero, se non vogliono essere il bancomat di genitori e nonni. Senza le tasse e i contributi delle bestie da soma dei vari “quotacentisti”, per Salvini sarà molto difficile evitare di: 1) aumentare le tasse, con grande scorno della sua base elettorale, 2) fare più deficit, indispettendo Bruxelles e i mercati, 3) oppure, come extrema ratio, ridurre le pensioni, per la gioia incontenibile di sindacati e pensionati.

Non bisogna finanziare il debito pubblico. Senza benzina l’automobile sovranista non potrà muoversi. Politicamente parlando, il futuro governo nero-verde dovrà morire di fame e di sete. Dove i pessimi leghisti tirano pugni come degli ubriaconi ad una gara di rutti, tutti i membri della resistenza intellettuale (la Sciura Maria, l’imprenditore, l’operaio ed il libero professionista) dovranno usare la testa, non reagire alle provocazioni del Truce, evitare i fendenti dei suoi tirapiedi e, quando Salvini scoprirà il fianco, colpire. Con tutta la forza e la rabbia in corpo, senza la minima esitazione.

Se si pensa di avversare il “buon” Matteo con le menzogne, ci si abbassa al suo infimo livello e si perde. Se ci si illude di combatterlo con i freddi dati, ci si schianta contro un muro di gomma. Bisogna che la demagogia tanto cara a Salvini gli si ritorca contro. Siamo realisti: la Lega è un carro armato, pretendere di sconfiggerla con un scontro frontale equivale al suicidio. E’ bene assecondare il naturale corso degli eventi e lasciare che Salvini stravinca le prossime elezioni. In seguito, si darà inizio alle contromosse, consentendo al mercato, novello Generale Inverno, di fare la sua parte.

Salvini e la sua truppa di fedeli (?) collaboratori devono bere l’acqua che loro stessi hanno avvelenato per becero tornaconto politico. Messo con le spalle al muro, Salvini consegnerà le armi alla Troika o ad un governo tecnico. Se anche così non funzionasse e gli elettori decidessero di fare il salto di qualità votando la Duc(h)essa Giorgia Meloni, sarà necessario ripartire daccapo. Dice il saggio: cadi sette volte, rialzati otto.

Inutile mentire, sarà uno scontro durissimo. Sperare di non farsi male è utopia pura. Pensare di evitarlo, tuttavia, non migliorerà la situazione. Il Truce tirerà la corda con Bruxelles finché lo spread non avrà una fiammata improvvisa, allora fingerà una svolta moderata, per poi ricominciare con il consueto e vomitevole teatrino dell’assurdo. Se però i mercati, dopo l’ennesima idiozia, non dovessero più credere ad un Salvini in versione bonus pater familias e lo spread cominciasse a salire pericolosamente, pagheremmo un prezzo ancora più caro per la nostra inettitudine. Lo ripeto, sarà uno scontro durissimo, se però non siamo disposti ad affrontarlo, tanto vale che le truppe salviniane dispongano della nostra vita e dei nostri averi a piacimento. A nostro rischio e pericolo, lasceremo agire indisturbati i Salvini boys, senza emettere però il minimo lamento. In fin dei conti, l’abbiamo pur sempre voluto noi.

Giangiacomo Aliprandi

Nato a Brescia. Diplomato al Liceo classico. Laureato in giurisprudenza, opero nel settore immobiliare. Nel tempo libero scrivo corrosivi pamphlet.

5 comments

Luca Celati 28/01/2020 at 13:50

Il ragionamento fila, con l’unico appunto che nell’attuale panorama Salvini non è affatto solo
nell’assalto al risparmio. Semplicemente, per una combinazione di ignoranza, malafede e opportunismo elettorale, nessuno si azzarda a toccare i sacri totem della spesa e del debito. Pure Calenda, dipinto da molti come politico razionale ed illuminato, non si è risparmiato la consueta sparata antiliberista. Con queste premesse, anche un ipotetico governo di salvezza nazionale a cavallo dei vari partiti seguire be la consueta strada: più tasse. A parte un bel botto contro il muro di un default, non vedo tante alternative incrusté in giro. Disclaimer: sono visceralmente antiPD quanto tu detesti Salvini.

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giangiacomo aliprandi 28/01/2020 at 22:51

Caro Luca, grazie per la risposta. Condivido le Tue riserve su Calenda. Btw, non ho la minima fiducia nel Pd. Un saluto.

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Dario Greggio 28/01/2020 at 20:53

fammi SOGNARE!! meglio salvini (ossia la vostra fine) che i giornalai falsi e ipocriti di repubblica ecc.
(e senza contare la mafia che difende i carabbimerda e i loro errori)

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Aldo Mariconda - Venezia 01/02/2020 at 20:48

Sono d’accordo, pur “malfamato” perché nel lontano 1993 sono finito al ballottaggio a Venezia perdendo con Massimo Cacciari. Ho accettato la candidatura da indipendente speranto che la Lega allora pur con molti aspetti dubbi potesse essere fattore di rinnovamento positivo.
La Lega raggiunse il 30% circa dei voti. Io il 47% al ballottaggio. Sono uscito subito e non ho fatto più politica attiva.
Sono tuttavia molto preoccipato proprio per le ragioni descritte da Aliprandi e dall’assenza di una forza liberale che porti avanti il tema dello SVILUPPO, accompagnato da Merito, Concorrenza e Mercato, anche come strumenti per ripensare e migliorare il welfare.

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Giangiacomo Aliprandi 01/02/2020 at 22:19

Gentile Aldo, La ringrazio per la risposta. Distinti saluti.

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