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Perché radere al suolo le città non fa salire il PIL

Il lettore che trovasse curioso e financo stupido questo titolo sarebbe giustificato. Purtroppo viviamo in tempi in cui la sospensione dell’incredulità è tale che qualunque lettura dei fatti che si ammanti di suggestioni complottiste e contro il “mainstream” riscuote grande successo.

Mi è capitato di leggere un articolo del generale Mini, apparso sul Fatto Quotidiano il 16-07-2022, dal titolo “‘Patto’ Usa-Ue-Russia: Ucraina in macerie e affari per ricostruirla”. Il titolo è sbagliato, ovviamente, perché come si evince dall’articolo il patto per ridurre l’Ucraina in macerie sarebbe tra Zelensky, USA, UE e NATO, ma gli errori materiali capitano e non è questo il punto. L’articolo, tra l’altro, pare completamente scollegato dal titolo che viene ripreso solo in una manciata di righe quando si parla della distruzione del Donbass: “Che è poi ciò che Zelensky, Stati Uniti, Nato e Unione Europea vogliono. Più macerie, più soldi per ricostruire”.

Ora, il generale Mini ha già dimostrato di avere opinioni singolari in passato, come quella sulla plausibilità del complotto delle scie chimiche, ma questa azzardata teoria economica non è probabilmente farina del suo sacco. Che i disastri e le disgrazie portino ricchezza e facciano salire il PIL (quindi sarebbero voluti) è opinione diffusa negli ambienti complottisti-grillini che spesso fanno riferimento al Fatto Quotidiano. A titolo esemplificativo l’ex ministro Fioramonti asseriva che i divorzi fanno salire il PIL, il noto prof. Berrino che ci vogliono tristi e malati per far salire il PIL e il direttore Travaglio, a proposito del crollo del ponte di Genova, scriveva: “E i palazzinari e i macroeconomisti si fregano le mani per gli affari e gli effetti sul Pil della ricostruzione”.

Proviamo a fare un po’ di chiarezza partendo proprio dall’esempio di un ponte che crolla, cercando di spiegare la cosa nel modo più semplice e intuitivo possibile. Un ponte che crolla va ovviamente ricostruito. Banalmente lo stato dovrà impegnare dei soldi per la sua ricostruzione, questi soldi saranno sottratti a un’altra spesa, per esempio la costruzione di un altro ponte. Quindi al posto di un ponte in più (un investimento che avrebbe generato ricchezza in futuro) avremo lo stesso numero di ponti che avevamo prima del crollo. Si potrebbe anche fare più deficit per reperire le risorse per ricostruire il vecchio ponte e fare ugualmente il nuovo, ma in questo caso avremo lo stesso numero di ponti che avremmo avuto senza il crollo con un maggiore debito. Non mi pare esattamente una cosa conveniente. Senza contare che il crollo di un ponte porta di per sé a una diminuzione di efficienza dei trasporti nell’area interessata, con perdita di efficienza nella logistica, nel rispetto dei tempi di consegna previsti nei contratti e negli spostamenti delle persone. E, ancora, minor turismo, licenziamenti per ridimensionamento delle attività economiche, perdita di mercati, ecc. ecc.. Alcuni tecnici hanno stimato una perdita di PIL per la caduta del ponte di Genova nel nord-ovest d’Italia da 500 milioni a un miliardo di euro (esclusa la perdita per minor turismo che ammonterebbe a un centinaio di milioni).

Allo stesso modo non è vero che ci vogliono malati per far salire il PIL come immagina il prof. Berrino, i soldi che si devono stanziare per la sanità, per lo stesso criterio sopra illustrato, sono sottratti ad altri investimenti o spese magari più produttivi (nuove infrastrutture, ricerca, istruzione, ecc.). Senza contare che più una popolazione è malata più diminuisce la produttività del lavoro. E, per finire, neppure i divorzi fanno di per sé salire il PIL. I soldi spesi in parcelle di avvocati o per affittare una nuova casa per uno dei due coniugi saranno sottratti a una nuova auto, a una vacanza, a delle cene al ristorante o al risparmio personale che magari attraverso un fondo gestito avrebbe finanziato imprese innovative.

Sono altre le dinamiche che fanno salire il PIL (produttività, innovazione tecnologica, Know how, specializzazione in settori ad alto valore aggiunto), altrimenti gli stati bombarderebbero volontariamente le loro infrastrutture per diventare più ricchi con la ricostruzione o si farebbero dichiarare guerra in caso di crisi economica. D’altronde non vedo tanta ricchezza in certi paesi in via di sviluppo martoriati da guerre civili ricorrenti o flagellati da malattie endemiche. Capite che la cosa è abbastanza ridicola.

Certo, dal punto di vista di una singola impresa ci può essere un guadagno se è attiva nelle opere di ricostruzione, ma gli stati e la collettività ci perdono sempre e solo i macroeconomisti nelle fantasie di Travaglio si fregano le mani per delle disgrazie.

Torniamo quindi alle idee balzane del generale Mini. “Più macerie, più soldi per ricostruire” ha scritto il simpatico militare in pensione. Ma da dove arriveranno quei soldi? Arriveranno da prestiti (a condizioni agevolate tali da renderli poco vantaggiosi per i prestatori rispetto a impieghi alternativi) da parte degli stati alleati, da istituti di credito, da istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale o la Banca Mondiale, non verranno regalati automaticamente da una slot machine. E più ci sarà da ricostruire del capitale distrutto dai bombardamenti, meno potranno essere utilizzati per costruire infrastrutture aggiuntive o ammodernare quelle vecchie e più lunga sarà la rinascita dell’economia ucraina.

Dopo il discorso generale vorrei concludere con un paio di osservazioni nel merito dell’articolo. In primo luogo il Donbass è stato distrutto principalmente dai russi grazie alla loro superiorità in termini di artiglieria e di missili e a causa della loro “tendenza” (eufemismo) a colpire anche obiettivi non militari. Si guardi a città tristemente famose come Mariupol o Severodonetsk che sono state letteralmente rase al suolo. Sempre i russi hanno bombardato e stanno bombardando città lontane dal fronte che hanno subito ingenti danni. Il generale Mini vuole forse convincerci che Putin è caduto nel perfido tranello di arricchire Zelensky, la UE, la NATO e gli USA? In secondo luogo l’immagine grottesca di uno Zelensky che nel tentativo di fermare l’avanzata russa e/o di riconquistare dei territori perduti, si diverte a distruggere il suo stesso paese perché poi sarà più ricco, è frutto di una tale idiozia e di una tale faziosità che dovrebbe infastidire persino i lettori del Fatto Quotidiano. Persino pensando cinicamente che Zelensky e i leader politici occidentali si divideranno delle mazzette derivanti dalle opere di ricostruzione, sono talmente tanti i miliardi di cui l’Ucraina avrà bisogno che molto difficilmente i fondi saranno reperibili in pochi anni. Non c’è davvero bisogno di altre distruzioni. Vanno bene le opinioni alternative ma ridurre a barzelletta una tragedia di questa portata con teorie palesemente surreali è una cosa che francamente mi fa un po’ schifo.

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4 comments

Francesco Gennaro 22/07/2022 at 16:35

Il suo articolo è, come al solito, intelligente, comprensibile, obiettivo e piacevolmente leggibile. Almeno quanto faziosi e monotoni sono quelli di Travaglio e tutti gli altri che cercano di imitarlo. Sono curioso di vedere come si ricicleranno ora, dopo aver raggiunto il loro obiettivo

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Francesco Gennaro 22/07/2022 at 16:56

‘Il suo articolo è, come al solito, intelligente, comprensibile, obiettivo e piacevolmente leggibile. Almeno quanto faziosi e monotoni sono quelli di Travaglio e tutti gli altri che cercano di imitarlo. Sono curioso di vedere come si ricicleranno ora, dopo aver raggiunto il loro obiettivo

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Charlotte 23/07/2022 at 03:17

L’analisi è ottima.

Riguardo l’idiozia e la faziosità dei contenuti de Il Fatto Quotidiano, sono le stesse dei suoi lettori.

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Dario+Greggio 25/07/2022 at 13:49

interessante disamina!
Ovviamente siam d’accordo sulle accuse “random” a Zelenski… si sa com’è la gente.
Però sul discorso “guai per aumentare il PIL” ci ho ragionato spesso (tanti anni fa avevo sentito dire “se c’è un incidente d’auto, una persona magari muore ma il fatturato aumenta”) e… sono d’accordo che NEL COMPUTO COMPLESSIVO non c’è un aumento (anzi), ma potremmo dire che LOCALMENTE ci può essere un aumento, a discapito magari di qualcos’altro? Per cui, faccio crollare il ponte, causo un danno all’economia della zona, ma IO ci guadagno perché costruisco ponti?

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