Regionali 2020

PER – Progetto Emilia Romagna

Una rete civica regionale nata da pochi mesi per le regionali del 26 gennaio

Capolista per la civica ‘Borgonzoni presidente’ nella circoscrizione di Parma, l’ex assessore comunale Giampaolo Lavagetto è il coordinatore regionale di Progetto Emilia Romagna (PER), una rete di civiche provinciali che hanno deciso di unirsi per “rincorrere un sogno”, come lo definisce Lavagetto. Dopo l’esperienza della collaborazione di civiche in ambito provinciale, il sogno è quello di poter eleggere propri rappresentanti in Regione, per dare concretezza alle idee  e alle istanze dei territori provinciali che rappresentiamo, e per creare a Bologna la base di una piramide civica nazionale che possa in futuro avere obiettivi anche più ambiziosi. “Vogliamo essere la cassa di risonanza per un progetto nazionale”. Continua Lavageto “PER nasce dal dialogo e l’aggregazione di numerose civiche della regione, nasce fuori dai partiti, ma non per essere ‘contro’ bensì propositiva”. Intanto tentano la conquista di qualche seggio a Bologna, non con una propria civica, ma aderendo alla ‘lista Borgonzoni presidente’.

Per quale motivo avete deciso di appoggiare Lucia Borgonzoni?

Non vogliamo essere etichettati né di centrodestra né di centrosinistra. Per questo abbiamo posto sia a Lucia Borgonzoni che a Stefano Bonaccini delle condizioni per tutelare la nostra identità in cambio della nostra adesione alla loro coalizione. Entrambi hanno accettato di incontrarci. Ma solo Borgonzoni ha accolto le nostre condizioni. Ma deve essere chiaro che noi siamo una rete civica che ha fatto una lista del presidente insieme alla candidata Borgonzoni, non con il centrodestra. Il nostro confronto è stato con il candidato alla presidenza, non con partiti o segretari di partito”.

Quali sono queste condizioni?

“Abbiamo chiesto che la lista di cui avremmo fatto parte fosse puramente civica, senza persone che fossero espressione diretta dei partiti, e che i suoi candidati venissero scelti con un percorso condiviso. Inoltre, che il nostro gruppo avesse un rapporto paritario con il candidato alla presidenza anche nella formazione del programma elettorale. E abbiamo posto come elemento essenziale che la nostra lista venisse indicata come ‘un valore aggiunto’ nella coalizione”.

Perché Bonaccini non ha accettato?

“Lui voleva una lista unica con le varie anime della coalizione (renziani, socialisti, il movimento di Pizzarotti, ecc), ma non potevamo accettare perché così avremmo perso la nostra identità civica e il nostro valore aggiunto. Inoltre, proprio perché doveva confrontarsi con le varie anime interne, non poteva darci garanzie sul fatto di indicarci come lista ammiraglia. Ma ci siamo lasciati in buoni rapporti”.

Tutte le civiche che si erano unite in Progetto Emilia Romagna hanno accettato di sostenere Lucia Borgonzoni?

“Nel nostro gruppo ci sono anime di centrodestra, centrosinistra e centro e persino anime che non vogliono essere né di centrodestra, né di centrosinistra né di centro. Quelli più di sinistra li abbiamo persi per strada. Circa un 10 per cento del gruppo iniziale”, ma mantenere unito il 90% degli aderenti per un progetto civico regionale è già da se un grande risultato.

La candidata ha per ora rispettato l’accordo?

“Il rapporto paritario da noi richiesto c’è stato. La ‘lista Borgonzoni presidente’ riporta anche il nome del nostro gruppo nel logo e abbiamo partecipato alla formazione del programma e alla costruzione delle liste del presidente. Abbiamo ottenuto come capilista esponenti del nostro gruppo in 4 province su 9: Parma, Bologna, Rimini e Piacenza.  A Rimini tutti i candidati della lista sono nostri, a Parma 4 candidati su 5 e siamo presenti nelle liste di tutte le provincie.

Passiamo al programma. Bonaccini può vantarsi di una sanità regionale ai primi posti in Italia. Qual è la vostra proposta?

“L’Emilia Romagna non è una realtà disastrata in cui bisogna cancellare tutto, ma su molti settori c’è da migliorare. Ad esempio l’attuale sistema socio sanitario non è adatto a sostenere livelli assistenziali adeguati per una popolazione sempre più anziana e con un aumento vertiginoso delle patologie croniche. E’ una tempesta destinata a scoppiare. Quando sento Bonaccini dire che non vuole una sanità per ricchi e anche il più povero deve trovare risposte, dice una cosa in teoria corretta ma che in pratica non avviene. Oggi chiunque può permettersi di andare dal privato riceve risposte nell’immediato, chi non può permetterselo deve spesso andare in ospedali a chilometri e chilometri di distanza per ricevere risposta in 30 giorni. Io voglio un pubblico forte, ma il pubblico da solo non ce la fa più. Bisogna sì evitare un arretramento del servizio che dà la Regione, ma anche aumentare il servizio creando un’alleanza pubblico-privata. L’istituzione deve garantire i livelli assistenziali, l’universalità di accesso, la qualità del servizio e la formazione dei medici e degli infermieri. Dopo di che, se il medico che mi salva la vita ha un contratto con la Regione o con il soggetto privato che ha una convenzione con la Regione, qual è la differenza? Nella  tempesta perfetta che sta arrivando sulle patologie croniche legate all’invecchiamento della popolazione, questo è un tema che va affrontato. Poi abbiamo il problema delle patologie degenerative, una su tutte l’Alzheimer. Oggi trovare posto in un reparto attrezzato con persone formate è difficile perché sono pochi. Così le famiglie vanno in case di riposo non attrezzate. Io penso che l’Emilia Romagna debba fare un salto di qualità: Bonaccini si esalta nel mostrare classifiche in cui siamo i primi, ma se siamo i primi perché gli altri sono messi peggio, non possiamo essere soddisfatti”.

Il vostro programma parla anche di politiche sociali incentrate sulla famiglia anziché sul singolo individuo.

Oggi c’è una grossa difficoltà nella tutela della famiglia. Tutto quello che favorisce le politiche familiari favorisce le famiglie esistenti ma incentiva anche la creazione di nuove famiglie. Noi proponiamo il quoziente familiare, il che significa tenere conto del numero dei componenti della famiglia nel pagamento delle tasse”.

Se sarà eletto, quali esigenze della provincia di Parma porterà avanti?

“Uno degli aspetti che mi stanno più a cuore è il rilancio dei centri storici, che si stanno spopolando. Al centro di Parma vedo molte vetrine vuote ed è un brutto segno anche per l’economia locale. Bonaccini ha fatto qualcosa solo negli ultimi mesi, ma non è che prima puoi creare il danno e poi mettere il cerotto. Io penso che la Regione possa dare una mano, e la Borgonozoni è d’accordo”.    

1 comment

Aldo Mariconda - Venezia 04/01/2020 at 19:48

Posso cercar di capire le tattiche o strategie elettorali, ma vi è anche a mio avviso un quadro di fondo dal quale non si può prescindere. Una vittoria di Salvini in Emilia conetebbe molto a livello nazionale.
Io sono critico vs. tutti i governi italiani da Berlusconi 1994 in poi, perché non hanno fatto quelle riforme necessarie al rilancio dell’economia. E noi abbiamo un PIL/pro-capite diminuito in 20 anni, contrariamente agli altri paesi OECD. Oggi vi è una scenta di fondo, tra filo EU e chi vuole distruggere Europa ed Euro. Salvini ha come consulenti Borghi, Bagnai e Rinaldi, tutti sostenitori di una Euroexit; ha fatto campagna elettorale con una T-shirt NO EURO. Oggi si smentisce e dice di non avere l’intenzione di uscire dalla moneta unica. Per me questa è un’incertezza intollerabile. Va fatta una scelta, pro o contro l’Europa, e schierarsi con Salvini vuol dire favorire una forza antiEU. Almeno fino a migliori chiarimenti, perché l’imprenditoria del Nord non vuole uscire, e Salvini non può ignorarne l’esigenza.

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