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Ouverture 1812: la tragica invasione orchestrata da Putin

Putin Ucraina

E’ così che ho deciso di intitolare questa serie di riflessioni in merito ai drammatici eventi che si stanno verificando ora in territorio ucraino: l’opera d’orchestra del celebre compositore, per un’ amaramente ironica coincidenza russo, Tchaikovsky, racconta la tentata (e poi fallita) invasione della Russia da parte di Napoleone che avvenne nel 1812. Durante l’opera si sentono i boati dei colpi di cannone, un immagine perfettamente paragonabile ai bombardamenti che hanno udito stanotte i cittadini ucraini e che sono arrivati a noi tramite i media; immagini e suoni che ormai l’occidente forse aveva quasi dimenticato far parte della realtà. La ragione del titolo non è solo questa: il secondo motivo è che andando a rileggere i vari spostamenti, operazioni militari, e le varie mosse compiute dalla Russia, dietro la mente di Vladimir Putin, quest’ultimo mi è sembrato agire come un vero e proprio direttore d’orchestra, con estrema precisione ha solamente seguito uno spartito del quale sembrava già conoscere ogni nota, questo paragone viene rafforzato se consideriamo l’incapacità dei paesi dell’alleanza atlantica di contrastarlo, i quali nella tragedia hanno interpretato il ruolo del pubblico. Ora compirò un salto temporale per elencare diversi accorgimenti che avrebbero potuto permettere anche a noi di presagire la tragica fine che questa “opera” avrebbe avuto.

Un passo indietro

Sempre utilizzando un paragone musicale, la chiave di Sol che diede inizio allo spartito dell’operazione di annessione dell’Ucraina può essere identificata con i mesi di marzo e aprile 2021: Putin schierò decine di migliaia di truppe al confine ucraino minacciando l’invasione, tuttavia questa crisi diplomatica fu risolta con un ritiro delle truppe da parte della Russia, apparentemente risoltasi in un nulla di fatto, in realtà, questa vicenda è solo l’inizio dell’operazione: è vero che le truppe russe si ritirarono, tuttavia nei pressi della frontiera ucraina lasciarono mezzi ed equipaggiamenti pesanti, nonché impianti di logistica, supporto e comunicazione. Lo stesso avvenne a settembre del 2021 per quanto riguarda l’esercitazione Zapad 2021 condotta in Bielorussia. gli Zapad sono delle cerimonie che rientrano nella categoria dei wargames, a me piace definirle “fiere della guerra”: dueante questi eventi l’esercito russo simula degli attacchi da nemici immaginari per fare sfoggio della sua indiscutibile inefficienza nonché potenza bellica. Tuttavia gli Zapad 2021 presentavano qualcosa di sospetto: il nemico è stato denominato “coalizione occidentale” e la simulazione consisteva in un attacco frontale di questa coalizione diretto alla Russia. L’aspetto veramente incriminante però è senz’altro il fatto che anche in questo caso i russi ritirarono le truppe finita l’esercitazione ma non ritirarono mezzi ed equipaggiamenti più pesanti.

Scacco matto

Con l’espressione utilizzata nel titolo faccio riferimento al clima che le operazioni sopracitate hanno creato: una situazione in cui in ogni momento la Russia può inviare truppe verso le frontiere ucraine che controlla ( a nord al confine bielorusso, a est al confine russo e a sud tramite il mar nero) e che, come dicevamo, ha già “disseminato” col proprio arsenale bellico di fatto circondando l’Ucraina, l’immagine ricorda quella di un re sotto scacco, non solo visivamente ma anche concettualmente, poichè, come spiegherò nella conclusione e come ho in parte anticipato nel primo paragrafo delle mie riflessioni, nessuno può intervenire in questa sanguinosa partita di scacchi.

L’Europa che fa?

E’ triste ritrovarsi ad utilizzare lo stesso titolo di un mio precedente articolo sulla futile piccola crisi diplomatica fra Russia e USA (scatenatasi quando il presidente USA Joe Biden definì senza mezzi termini il Presidente russo Putin “un assassino”) per di più per raccontare gli stessi inefficaci provvedimenti che l’UE ha intenzione di prendere nei confronti della Russia in merito all’accaduto. Oltre a stringersi a parole intorno al popolo ucraino i leader europei hanno deciso di adottare un pesante pacchetto di sanzioni ai danni della Russia, e questa mossa ormai mi pare avere soltanto valore simbolico, mi spiego: io sono abbastanza convinto del fatto che Putin, nel momento in cui ha iniziato questa operazione avesse già deciso che la partecipazione della Russia al mercato europeo-occidentale sarebbe terminata. Tant’è che la Cina, oltre a non condannare l’invasione russa sostenendo, tramite la portavoce del ministero degli Esteri Hua Chunying, che non si tratti di un’invasione, sarà ben contenta ora che la Russia, per sussistere, dovrà rifornirsi quasi totalmente sul mercato cinese. Il risultato di queste sanzioni quindi sarà pressoché nullo, tant’è che già nella giornata di oggi Putin ha avuto il piacere di ospitare il Primo Ministro del Pakistan Imran Khan, il quale, per ora, non ha ancora condannato l’invasione russa e, francamente, dubito lo farà.

Conclusioni

E’ abbastanza banale affermare che gli avvenimenti di oggi, a soli 7 anni dalla altrettanto meschina annessione della Crimea alla Russia, rappresentano un’altra testimonianza che l’occidente consegna alla storia per comprovare il suo attuale stato: diviso, logorato dall’egoismo dei singoli stati, subalterno alle potenze straniere (il 41% del gas europeo viene dalla Russia) al punto da non potersi permettere il lusso di difendere uno stato, che era avviato su un percorso di integrazione europea, mentre i valori di libertà e democrazia, su cui i nostri paesi dovrebbero erigere le proprie fondamenta, vengono brutalmente calpestati da un pericoloso tiranno che definisce la caduta del regime comunista sovietico una catastrofe geopolitica, rievocando quel periodo di spietato totalitarismo con un’ estremamente pericolosa nostalgia.

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