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Le tesi di Orsini contraddicono il cinismo della geopolitica

Tra gli aspetti più discussi della cronaca della guerra in Ucraina vi è la polemica attorno all’accademico Orsini. Tra i più discutibili c’è chi – contraddicendosi – supporta le tesi di Orsini sulla base del cinismo della geopolitica.

Il tutto è iniziato con un patetico (nel senso letterale del termine) intervento al programma «Piazzapulita». Sostanzialmente, per il docente della LUISS, la causa più importante del conflitto è l’allargamento NATO ad est e le provocazioni occidentali rappresentate da tre «gigantesche» esercitazioni militari (Brezza marina, Tre spade e Tridente rapido). Mentre per il resto Mosca lascerebbe scegliere all’Ucraina il tipo di regime politico che preferisce. E Kyiv quindi deve arrendersi e non bisogna aiutarla. In ogni caso, da quel momento in poi il Professore è stato una presenza quasi fissa in diversi talk show e in alcuni quotidiani. Dimostrazione del fatto che i mass media sono il santuario dell’audience, non dell’analisi.

Chi scrive ovviamente non ha alcuna competenza per smontare le ormai numerose tesi del Professor Orsini. Ma ci sono diversi esperti di geopolitica o di relazioni internazionali che hanno proposto letture opposte a quelle di Orsini.

C’è chi sostiene che ciò che preoccupa i russi sia proprio la democratizzazione dell’Ucraina più che l’espansione NATO. Altri che, riconoscendo l’innegabile importanza dell’Ucraina per Mosca, attribuiscono a Putin la responsabilità della guerra. Non in accezione morale, ma constatano il fatto: la Russia ha dato il via all’escalation. Evidenziano come il 24 Febbraio sia stato un momento spartiacque, dopo il quale molte cose non saranno più come prima.

Ciò che appare strano a chi scrive è stato vedere non pochi sostenere le tesi del docente in nome dell’inevitabile cinismo che caratterizza l’analisi geopolitica. Eppure, se si parla di geopolitica, sarebbe stato meglio guardare pure ai commenti di esperti di geopolitica oltre a quelli dei docenti di sociologia del terrorismo. Tra questi è particolarmente indicato il Generale Carlo Jean, che ha smontato parecchie tesi di Orsini. In un suo articolo apparso su Formiche ha evidenziato l’ignoranza (in senso sempre letterale, cioè la mancanza di conoscenza) del suddetto docente per quanto riguarda l’organizzazione della NATO, la dottrina militare e di sicurezza della Russia e le tre «gigantesche esercitazioni». Ad esempio, queste ultime comprendevano più o meno 7 mila uomini, a differenza dell’esercitazione russa «Zapad» (cioè Occidente) che ha visto il dispiegamento di 200 mila uomini. In prossimità di Baltici e Polonia.

Il Generale Jean è particolarmente utile in quella che viene definita una questione geopolitica dato che, oltre ad essere ovviamente un esperto di affari militari, è un lucido analista geopolitico. Non solo, è uno dei pochi che è riuscito a dare una definizione completa della parola «geopolitica», termine altrimenti fin troppo abusato. Secondo il Generale Carlo Jean, la geopolitica è una disciplina intermedia tra politica e strategia. Un particolare tipo di analisi della politica di uno Stato, specialmente estera ma non solo, condotta in riferimento ai fattori geografici fisici e soprattutto ai fattori umani. L’analisi si basa dunque sui fattori strutturali di un Paese. Quelli che Manlio Graziano, Professore di Geopolitica a Science Po di Parigi, definisce i fattori condizionanti: i vincoli (che tra i tanti sono: la geografia, la storia, la demografia e la psicologia sociale di un Paese) che influenzano l’azione politica di cui bisogna tenere conto per non essere stritolati dalla realtà. Per Graziano, la geopolitica ha come obiettivo la comprensione della realtà politica partendo da quei vincoli costrittivi.

Il fine di comprendere la realtà comporta ovviamente uno sguardo verso i conflitti, che nascono proprio dall’incontro/scontro tra i diversi interessi e i molteplici vincoli costrittivi. A tal proposito, Lucio Caracciolo, fondatore e direttore della rivista Limes, dice che la geopolitica è «l’analisi, basata su un approccio multidisciplinare (ad esempio storia, geografia e demografia), dei conflitti di potere in spazi e tempi determinati. Uno studio basato non su astrazioni ma su casi specifici, per i quali è necessario il confronto tra i progetti, tutti legittimi, dei soggetti in competizione per un certo territorio in diversi contesti temporali». L’enfasi sui limiti e vincoli posti all’azione umana porta la geopolitica a ritenere inevitabili le tensioni internazionali. Le rivalità derivano proprio dai fattori strutturali che prescindono dalla volontà degli individui. La geopolitica deve quindi essere basata su fredde analisi della realtà e delle collettività. Come un medico di fronte ad un paziente. In questo senso è cinica.

Sia chiaro, ci sono tanti esperti che criticano l’approccio geopolitico allo studio degli affari internazionali sostenendo sia riduttivo, se non inutile. Qui non si tratta di stabilire quale sia l’approccio migliore, qui si parla di chi sostiene le argomentazioni di Orsini sulla base del cinismo della geopolitica.

Infatti, gli interventi di Orsini non sembrano per niente basati sull’approccio geopolitico. Guardasi il punto di vista russo per cui è un imperativo geopolitico evitare l’allargamento NATO all’Ucraina. Ma poi entra in una prospettiva più umanitaria sostenendo che, dato che i russi sono più forti, sia meglio la resa degli ucraini per evitare vittime. Manca una prospettiva geopolitica, quindi cinica, degli interessi ucraini. Poi, accusa gli USA in quanto puntano a far dissanguare la Russia. Eppure, da un punto di vista geopolitico, gli Stati Uniti si trovano davanti ad una guerra iniziata da un suo rivale che si trova in difficoltà. Possono rischiare di perdere credibilità oppure dare una lezione ai russi. Appare quindi nel loro interesse cercare di non fare vincere la guerra ai russi. Infine, non c’è alcun ragionamento sui fattori strutturali che stanno alla base della situazione ucraina.

Anche dal punto di vista russo, una prospettiva geopolitica, lungi dal giustificare la guerra, dovrebbe mettere in evidenza gli errori del Governo di Mosca. Il quale non ha considerato, o ha stimato male, la reazione della NATO, degli ucraini e l’inadeguatezza del suo esercito nel combattere una guerra su più fronti in un territorio così vasto. Putin per ora ha sottostimato i vincoli posti alla sua azione. Rischia di trovarsi una NATO più armata, più presente nell’Est Europa e un’Ucraina con un’identità nazionale più forte. Esattamente l’opposto degli obiettivi che voleva raggiungere. Il punto di vista geopolitico, proprio perché evidenzia la rilevanza strategica (in senso difensivo) dell’Ucraina per l’interesse nazionale russo, non può che concludere che il modo scelto da Putin per gestire un dossier così importante sia stato disastroso nella prima fase del conflitto.

Inoltre, un’analisi dei fattori strutturali dovrebbe ruotare attorno alle tendenze storiche, prima che guardare agli eventi contingenti. La crisi ucraina è complessa da risolvere proprio in quanto vede scontrarsi molteplici tendenze: il progressivo ridursi dell’influenza russa che i russi vogliono ovviamente fermare; il senso americano per l’est Europa (alleati fedeli, a differenza di altri); infine, quella che al momento sembra un’emergente identità ucraina.

Se gli ucraini stanno diventando nazione, non c’è modo che si arrendano senza combattere convenzionalmente o non convenzionalmente. La Russia al momento non sta vincendo la guerra. Arriverebbe al negoziato da sconfitta, deve almeno salvare la faccia e quindi è difficile che negozierà. Il tutto crea un contesto in cui una pace vera, da non scambiare per una tregua, è altamente improbabile: questo è ciò che cinicamente dovrebbe essere detto. Abbiamo paura dell’instabilità? Ci sarebbe anche in caso di resa incondizionata alla Russia. Significherebbe dire a tutti gli Stati con ambizioni territoriali: fai quello che vuoi che non ci saranno conseguenze.

Il fatto che l’analisi di Orsini non sia geopolitica è confermato pure dalla proposta di un’apertura italiana alla Russia. Assurdo pensare che l’Italia abbia la forza politica per fare una mossa di quel tipo, sottovaluta i numerosi vincoli derivanti dalla debolezza italiana. Non ultimo il fatto che, data la nostra storica inaffidabilità, i nostri partner e forse nemmeno la Russia ci darebbero seguito. La proposta di un’Unione Europea disarmata amica della Russia addirittura contraddice il discorso di Orsini. Perché aumenterebbe il peso di Mosca, data la sua superiorità militare, su tutto il continente sfidando quindi gli USA (non eravamo contrari a sfidare le grandi potenze all’interno della loro sfera di influenza?). Poi non si capisce come un assetto simile tutelerebbe l’Italia.

La proposta in questione sembra invitare l’Italia ad affrancarsi da Washington, cioè dal nostro protettore. Cosa impossibile dato che in caso dovremmo fare la guerra agli USA.

Poi certamente si può affermare che l’Occidente abbia commesso degli errori in Ucraina in passato (ma non bisogna sottovalutare che dal 24 Febbraio siamo in una fase nuova, tutto ciò che è successo prima è superato nei fatti).

Si può criticare l’approccio dell‘Amministrazione Biden, cosa che fa anche un anglosassone di ferro come Niall Ferguson. Ciò che non si può fare è condividere le tesi di Orsini (apertura alla Russia mediante resa immediata) sulla base del cinismo della geopolitica. Chi lo fa è in contraddizione o non sa cosa sia la geopolitica.

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1 comment

Charlotte 10/04/2022 at 07:05

Credo che sia ora di smetterla di definire Orsini un accademico.

Il fatto che abbia ottenuto un qualche contratto universitario, tra l’altro non di ricerca, non fa di lui un accademico.

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