Corsivi corsari Politica estera

Ognuno ha i suoi Giggini

Il ministro dell’istruzione brasiliano Abraham Weintraub sotto il cui dicastero ricadono scuola ed università è stato massacrato sui social (e non solo) per alcuni imbarazzanti errori di ortografia che ha commesso scrivendo su Twitter e addirittura nei documenti ufficiali. Ad esempio in un tweet invece di “impressionante,” Weintraub aveva scritto “imprecionante.” Il che, verrebbe da dire, non ha prodotto un’ottima impressione.

Ovviamente in un paese che si picca di avere profonde tradizioni letterarie una nutrita schiera di accademici indignati hanno intimato che a Weintraub, uno dei più fedeli alleati del presidente Jair Bolsonaro nella compagine governativa, venga tolta la poltrona ministeriale.

Lo zenith dell’ilarità lo aveva raggiunto l’anno scorso parlando ad un convegno, quando e’ sembrato confondere Franz Kafka con la kofta, il tipico piatto di polpette. Tuttavia a differenza degli illustri predecessori italiani non si hanno notizie di tunnel tra Ginevra e Rio de Janeiro o sotto le Ande.

Ma il ministro ha contrattaccato con una strategia comunicativa mutuata dal metodo Totti: ieri ha retwittato un messaggio Instagram scritto in sua difesa da Luciano Hang — proprietario di uno delle maggiori catene brasiliane di grandi magazzini e fan di Bolsonaro — volutamente pieno di errori. Il senso del testo era “Solo chi non fa nulla non sbaglia”.

Alla Casaleggio e Associati hanno studiato il caso con enorme attenzione e da ieri Di Maio e’ impegnato a sviscerare il senso di questo video.

Fabio Scacciavillani

Sono nato a Campobasso nell’ormai lontano 1961. Finito il corso di laurea in Economia e commercio alla Luiss di Roma, sono stato ammesso al programma di Ph.D. in Economia all’Università di Chicago, dove ho anche insegnato alcuni corsi al College e alla Business School. Dopo aver preso il Ph.D. ho lavorato al Fondo monetario internazionale a Washington, alla Banca centrale europea a Francoforte (nel periodo pioneristico in cui è partita l’unione monetaria), a Goldman Sachs a Londra e da qualche anno mi sono trasferito nella Penisola Arabica, approdando prima in Qatar alla Gulf Organization for Industrial Consulting (un’organizzazione internazionale tra paesi del Golfo), poi negli Emirati Arabi Uniti come direttore della Ricerca macroeconomica e statistica al Centro finanziario internazionale di Dubai e infine a Muscat per lavorare al fondo sovrano dell’Oman dove sono stato il capo economista per poi assumere il ruolo di Chief Strategist Officer. Penso sia superfluo sottolineare che ciò che scrivo rispecchia solo mie opinioni personali e non coinvolge in alcun modo l’istituzione per la quale lavoro, o quelle per cui ho lavorato in passato, né contiene informazioni di sorta su investiment passati, presenti o futuri. Nelle mie ricerche e nell’attività professionale mi sono occupato principalmente di tassi di cambio, politica monetaria, riforme strutturali e mercati finanziari. Ultimamente la mia interfaccia con la realtà si è arricchita di un nuovo sensore, il Consiglio di Amministrazione di Sigit, una multinazionale nella componentistica termoplastica auto (e non solo) con mente italiana e ambizioni globali. Nonostante manchi dall’Italia da oltre venti anni, non ho mai reciso il cordone ombelicale con il mio paese (contro ogni ragionevolezza), continuando a sperare (contro ogni evidenza) in un suo futuro migliore. Quindi, più che un cervello in fuga (che sarebbe un’esagerazione), direi che (talvolta) mi sento una coscienza in esilio.

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