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Non avevamo bisogno di una Cleopatra nera

La nuova serie Netflix, “Regina Cleopatra”, si presenta come un documentario storico con tanto di interviste a degli esperti. In questo, è evidente un problema di revisionismo storico ormai frequente negli USA.

La storia è una scienza. Essa si concentra su eventi accaduti dimostrabili, documentati da prove e fonti credibili. Come scienza multidisciplinare si serve anche di varie tecnologie per avvalorare le diverse tesi, come le prove del DNA e la ricerca genealogica.

La serie su una Cleopatra di colore non è rappresentare una verità storica, ma è un’opera di puro e becero revisionismo storico, con tanto di afrocentrismo. La teoria che gli Egizi siano autoctoni del continente africano è già stata bollata come falsa, in quanto le tracce del DNA presente nelle necropoli ha notato come essi avessero in gran parte origine anatolica.

Le origini di Cleopatra

Cleopatra è l’ultima discendente della famiglia dei “Tolomei”, che prende il nome dall’amico e fedele generale di Alessandro Magno, Tolomeo. Essi avevano pelle chiara perché macedoni. Questa famiglia, che regnò in Egitto fino alla morte della stessa principessa, aveva la consuetudine di accoppiarsi tra consanguinei.

Già da questa traccia, possiamo evincere che Cleopatra avesse per certo almeno il padre di origine macedonica (come documentato nel libro Cleopatras di John Witehorn). Di fatto, essendo figlia del faraone Tolomeo XII Aulete, la polemica non dovrebbe neanche nascere.

Il mistero che lega l’afrocentrismo storico a Cleopatra è l l’incertezza su chi fosse la madre. Secondo alcune fonti sarebbe figlia dell’omonima Cleopatra VI Trifena, sorella e unica moglie conosciuta di Tolomeo XII. Strabone scrive invece che fosse una figlia illegittima. Secondo la sua testimonianza di Strabone, Tolomeo XII ebbe solamente una figlia legittima, Berenice IV (da Cleopatra VI), due figlie illegittime (Cleopatra e Arsinoe IV) e due figli illegittimi (Tolomeo XIII e Tolomeo XIV). Un’altra teoria indica come madre di Cleopatra una donna di origini egizie, probabilmente membro della famiglia del gran sacerdote di Ptah, con ascendenze sia egizie sia macedoni, visto il legame di Cleopatra con la cultura locale. 

Altri esempi in tv

Anche se avesse avuto una madre nubiana, oppure di una sacerdotessa legata al culto di Ptah, l’aspetto fisico di Cleopatra non sarebbe comunque neanche per idea vicino a quella che Netflix vuole mettere in scena. Una serie su Tutankamon, che potete trovare su Sky o Now Tv, mostra un giovane faraone con caratteri mediterranei, non africani, avvicinandosi al racconto storico e scientifico.

La polemica è molto diversa rispetto a quella sorta attorno all’Achille di colore rappresentato nella versione di Netflix dell’Iliade, tra l’altro un ottimo prodotto. La differenza è che Achille, Ettore e Menelao sono personaggi d’invenzione, frutto sia del genio che dei racconti tramandati da una serie di poeti e cantori, che si sono firmati sotto il nome di Omero. Cleopatra invece è storicamente esistita e la serie si presenta come un documentario.

Afrocentrismo e storia africana

Siamo davanti all’ennesimo tentativo, da parte della parte woke e afrocentrica, di riscrivere la storia. Questo tentativo di rendere la storia inclusiva è raccapricciante oltre che ignorante.

Ci sono storie meravigliose e vere nel corno d’Africa, ad esempio. Sto parlando dell’impero Etiope, l’unica nazione ad essere rimasta a lungo indipendente durante l’impero coloniale. Perché si preferisce un documentario inaccurato a una parte importante della storia africana? Cos’è più razzista? Raccontare di una Cleopatra non nera o dimenticare un grande impero africano? A voi la risposta.

Quello che è certo, è che l’afrocentrismo sta spargendo vittime illustri mentre cerca di riscrivere la storia in maniera delirante e pericolosa. Si preferisce distorcere i fatti in nome dell’inclusività anziché ricercare l’accuratezza storica.

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