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Attualità Scuola

Bugie, classismo, sciacallaggio: quando i no-alternanza sono uguali a Salvini

Si sa, una menzogna ripetuta tante volte diventa verità. Ma sull’alternanza scuola-lavoro si sta esagerando


Storicamente, i detrattori più influenti dell’alternanza scuola-lavoro non hanno mai brillato per onestà intellettuale.
Fin da quando è stata introdotta nel 2016 hanno sempre adottato la tecnica del ragionamento orientato: “Raccattiamo qua e là tutto quello che può fare brodo per contestarla, e quando non c’è inventiamocelo”.
D’altronde si trattava di colpire Renzi, e per colpire Renzi era giustificato l’uso di qualunque mezzo, un po’ come per conquistare il Santo Sepolcro nel XIII secolo.

Oggi però la loro disonestà ha fatto un salto di qualità: ha iniziato a sfruttare anche i morti.
Le tragedie di due famiglie, quella di Lorenzo Parelli in provincia di Udine e quella di Giuseppe Lenoci in provincia di Ancona, sono state collegate alle richieste di abolire l’alternanza attraverso una catena di passaggi logici che sono uno più falso e in malafede dell’altro.
In poche parole, attraverso una catena di bugie.

Partiamo dalla più clamorosa: è falso che le morti dei ragazzi siano state causate dalla legge sull’alternanza.
Entrambi stavano frequentando un centro di formazione professionale, uno per diventare operaio meccanico, l’altro per diventare operaio termoidraulico. Entrambi stavano imparando un mestiere. Stando a quel che si legge sulla stampa locale, nel loro caso avrebbero entrambi potuto trovare lavoro nelle aziende partner al termine del percorso – ammesso che fossero interessati.

Va da sé che questo tipo di formazione non ha senso senza la pratica in azienda, tant’è che questa si faceva già, sotto forma di “stage”, di “tirocinio curricolare” o di “alternanza scuola-lavoro”, da molto prima che uscisse la legge renziana del 2016.
I due incidenti avrebbero potuto benissimo capitare anche prima di quell’anno. Con o senza “la Buona Scuola”, i ragazzi dei CFP si sarebbero ritrovati comunque a svolgere quell’attività.
Senza quell’attività, non avrebbe avuto proprio senso iscriversi al CFP.

Ma allora, quando si evocano quei morti per chiedere di abolire l’alternanza, che cosa si intende?

Se si vuole abolire l’alternanza nei tecnici e nei licei, si sta chiedendo di abolire qualcosa che non c’entra nulla con i CFP, con Lorenzo Parelli e con Giuseppe Lenoci. Dunque è sciacallaggio.
Se invece si vuole abolire l’alternanza nei CFP, che poi sarebbe la pratica in azienda, si sta chiedendo di fatto di abolire i CFP.
Si sta dicendo: “Nessun ragazzo deve più frequentare un centro per imparare un mestiere”.

Politici, intellettuali e rappresentanti studenteschi, quasi tutti provenienti dal liceo, che in larga parte non hanno la minima idea di cosa sia un lavoro manuale, si scagliano contro un percorso formativo per futuri operai.
Difficile immaginare qualcosa di più classista.

Questa reazione classista, tra l’altro, è la più inopportuna di fronte a tragedie del genere.
L’istinto suggerirebbe di difendere la dignità del lavoro e di invocare maggiori controlli (entrambi gli incidenti sono avvenuti in momenti di pausa, e almeno uno dei due è avvenuto in un luogo dove era vietato recarsi secondo i protocolli).

Invece questi galantuomini fanno l’opposto: maledicono il lavoro come “sfruttamento” e gridano che i ragazzi dovrebbero “solo studiare”.
Guai se impari a fare l’operaio per necessità. Due volte guai se scegli di farlo perché ti piace, come la famiglia ha dichiarato di Lorenzo Parelli.

Ma questi vellutati signori non mentono solo sui CFP per operai termoidraulici, dei quali è comprensibile che non sappiano nulla. Mentono anche sull’alternanza nei licei, che in teoria dovrebbero conoscere meglio.

Mentono sui tempi lunghi: in realtà i liceali vengono strappati ai carmi di Orazio per una media di 30 ore all’anno, cioè l’equivalente di una settimana di lezioni. Come se da ogni ora di scuola venisse tolto un minuto e mezzo per darlo all’alternanza. Queste sono le vere proporzioni.

Mentono sul presunto sfruttamento: per legge gli studenti in alternanza non possono sostituire i dipendenti dell’azienda nelle loro mansioni (del resto, in così poche ore, cosa dovrebbero sostituire?).

Mentono sull’estraneità al percorso di studi: per legge, le attività svolte in alternanza devono prevedere la messa in atto di nozioni apprese a scuola. Le fotocopie e il Mc Donald furono episodi sporadici, capitati nel primo anno di attuazione della norma, quando ancora le scuole erano costrette in gran parte a improvvisare, e comunque contro le regole.

Mentono sui pericoli. Nella mia limitata esperienza, tra i progetti svolti in alternanza dai miei studenti dello scientifico, i più pericolosi erano un addestramento al primo soccorso, la creazione di video divulgativi di astronomia, un corso di dibattito in pubblico, l’invenzione di una app per favorire l’economia sostenibile o per la fruizione digitale dell’arte. Per farsi male in simili contesti bisogna mettersi d’impegno: che so, farsi sbattere in testa da un compagno il manichino del primo soccorso, infilare le dita nella presa della corrente mentre si mette in carica il pc, prendersi a pugni durante il dibattito.

Ora, è vero che una rondine non fa primavera, ma non credo che negli altri licei si corrano rischi maggiori. E in ogni caso la primissima attività di “alternanza”, ovunque, è la formazione preventiva sulla sicurezza.

Anche negli istituti tecnici la legge sull’alternanza non ha fatto altro che inquadrare e rafforzare dei tirocini che già erano previsti.

Insomma, un conto è essere contrari all’alternanza nei licei, un altro conto è descriverla come qualcosa che non è. O, peggio ancora, considerarla un tutt’uno con la pratica in azienda che si fa in altre scuole, da tempi più remoti, per periodi più lunghi e con finalità diverse.

Queste bugie sono tanto grosse quanto quelle di Salvini sui 35 euro o sui taxi del mare. Lo sciacallaggio su Parelli e Lenoci non è più scusabile di quello che Salvini fece sulle ragazze morte a San Lorenzo e a Macerata. Il classismo con cui si chiede di vietare a qualsiasi giovane l’apprendimento pratico di un mestiere non è meno ributtante di quello che ispirava la Quota 100 e la flat tax.

Salvini aveva la sua Bestia: oggi, contro l’alternanza, si è scatenato un branco di ingenui cuccioli e di erudite Fiere che però adotta metodi analoghi.
Davvero: in che cosa sarebbero migliori di lui?

1 comment

Charlotte 18/02/2022 at 09:45

Ottima analisi.

La moda dei no-alternanza, tipica di una economia in declino, ha poche possibilità di durare, ma molte di fare danni a breve.

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