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Madri e anche di successo? Per l’Italia è un tabù.

donna lavoro

Le recenti parole dell’imprenditrice Elisabetta Franchi, non travisate da nessuno, sono solo l’ennesima prova che il tema della maternità nel nostro paese sia affrontato con un preoccupante pressapochismo, anche dagli stessi imprenditori “feudali”. Poi un appunto sulla preoccupante denatalità ed emigrazione che mal si conciliano con le parole dell’imprenditrice

Essere madre deve essere una condanna per una lavoratrice? In un mondo civile assolutamente no. In Italia, dove imprenditori/ici definiti “illuminati” si lamentano di dover pagare una lavoratrice che rimane a casa, è una battaglia ideologica. Chiariamo subito il fatto importante: la maternità è pagata interamente dallo Stato, è anticipata dal datore di lavoro, ma viene rimborsata interamente dall’INPS. Dunque il problema sarebbe produttivo, non economico. Quanto può essere assente una donna in maternità dal lavoro? In Italia il periodo consentito è di 5 mesi, in linea con i paesi europei. Con i vari permessi si arriva può arrivare in media a 10 mesi, non i due anni di cui si parla. La retribuzione prevista in questo periodo è pari all’80% del totale per la maggior parte dei casi. Altro discorso è il congedo parentale, che in Italia è inferiore ad un anno ed ha una retribuzione e con un’indennità bassa. Inoltre l’incentivo concesso ai padri è di 10 giorni lavorativi. Come può un genitore assistere al meglio la compagna alle prese con una lunga gravidanza? Come possono le aziende far fronte alle mancanze fisiche di due figure lavorative? Queste sono le domande che nel 2022 infuocano il dibattito dei diritti dei lavoratori e della tanto chiamata in causa produttività, diktat occidentale di tutti i processi economici. Ma la stessa produttività, come vedremo più avanti, può dipendere dal grado di benessere dei dipendenti, che ben si allinea con gli incentivi alla maternità.

L’intervista ad Elisabetta Franchi.

In una convention organizzata a Milano e ripresa per “IL Foglio”, la famosa stilista e imprenditrice nel settore abbigliamento con il suo marchio omonimo, Elisabetta Franchi, ha dichiarato di assumere solo donne “-anta” per figure professionali di livello. Questo lo ha detto come se ne facesse un vanto. La stilista non si prende cura di assumere figure di sesso femminile alle prese con la vita di coppia e ciò che questa può condurre. Gravidanze, problemi di coppia, divorzi, a quarant’anni le donne, secondo la nota imprenditrice, superano tutte queste cose trattate con una leggerezza poco rispettosa, per poter lavorare alla sua “corte” h24. Questa mossa molto furba nasconde però un retroscena. Queste figure professionali saranno state formate da qualcun altro? Certamente, perché per lavorare nell’alta moda bisogna fare una grande esperienza. Quindi altri imprenditori, più etici o meno “illuminati” di lei, hanno preso la premura di formare donne che nelle loro aziende hanno magari avuto la bellissima notizia di aspettare un bambino/a. Un gesto compassionevole degli altri imprenditori? No, la vita normale, che evidentemente, chi ha avuto a che fare nella vita con risorse meno limitate, neanche si è posto. Il particolare che rende oltremodo ridicolo il tutto è che la signora venga osannata per non avere una strategia alternativa ad assumere ultra quarantenni. Ci sono contratti di sostituzione alla maternità, si possono unire team per un breve periodo, c’è lo smart working. Certo, assumere delle quarantenni o preferire uomini rispetto a delle donne per determinati ruoli è una strategia, ma non è una così innovativa, per lo meno in Italia.Insomma, ci vorrebbe anche fantasia e meno classismo. Anche perché gli studi a riguardo non mancano.

Natalità e maternità.

L’assist fornitomi dalla stilista sopra menzionata si collega d un tema estremamente complesso e altresì pericoloso in Italia: la natalità. Nel Bel Paese nel 2021 la popolazione è diminuita di 253 mila unità. Le nascite sono diminuite del 1,3%. In Italia una donna dai 16 ai 49 anni ha in media 1,24 figli, a dispetto dell’1,54 della Germania e dell’1,50 francese. C’è un vistoso problema di denatalità nel nostro paese, che unito al saldo migratorio(ovvero il saldo tra immigrati ed emigrati) porta il nostro paese ad un quadro da incubo per i prossimi 20 anni. Dunque, in un periodo di forte calo delle nascite per svariati problemi o per scelte di vita estremamente condivisibili, parlare con tono saccente di problema dei figli per il datore di lavoro è francamente di poco gusto e irrispettoso davanti a dei problemi nazionali. Spero ricorderà la signora che il nostro sistema pensionistico e di contributi si basa essenzialmente sul ricambio generazionale. Se non si guarda a questo aspetto con il dovuto rispetto e l’attenzione che merita, in Italia le pensioni nei prossimi decenni saranno pagate da fantasmi, oppure non saranno pagate. Ma queste piccolezze da classe media non toccano chi deve decidere chi far lavorare. Fa scalpore che questo tema così delicato, venga trattato con una facilità offensiva proprio da una donna. Ovviamente non si chiede agli imprenditori di risolvere i problemi di natalità in Italia, ma almeno, come figure di un certo peso, informarsi prima di fare chiacchierate poco producenti. In Italia bisognerebbe soprattutto incentivare la natalità e quindi mi sembra anacronistico e senza il senso della misura precludere a delle giovani vogliose di fare famiglia (che è un sentimento giusto e degno di lode) una carriera prestigiosa.

E per i futuri papà?

La gravidanza non è però solo oggetto della donna. Anche il futuro genitore maschile deve svolgere la funzione delicata di fornire supporto alla compagna. Nei paesi scandinavi questa azione di supporto è fatta dai padri grazie ad una rete di aiuti statali e politiche della natalità, che guarda caso, non influenzano la produttività. In Italia, agli ultimi posti OCSE per quanto riguarda maternità paterna, il periodo via dal lavoro massimo è di 10 mesi, tra tutti i permessi possibili. La Spagna, dal 1 gennaio 2021, è la migliore in Europa per questo tipo di politiche. Sia le mamme che i papà hanno diritto a 16 settimane, pagate al 100% e non trasferibili. Un provvedimento futurista che prova a trovare il giusto mezzo tra lavoro, necessità statali e produttività. Funziona? Sembra proprio di si. Secondo proiezioni dell’Unione Europa la Spagna continua a crescere economicamente sempre più in alto e di più rispetto all’Italia degli imprenditori illuminati. Natalità, lavoro e crescita economica vanno sempre di pari passo. Aprire politiche giovanili del lavoro, con accesso a sussidi per le nuove famiglie, aprire nuovi centri di educazione per i bambini come sono i gli asili nido, in grado di aiutare le nuove famiglie, potrebbero essere ottime soluzioni se davvero si prendesse seriamente il problema.

Imprenditori ascoltati come Guru

Concludo il panegirico con un dubbio. Questo dubbio si innesca dal fatto che ogni imprenditore fornisca una sua valutazioni di fatti di vita quotidiana che, ovviamente, è molto più agevole rispetto alla normale cittadinanza. Il fatto che le imprenditrici abbiano potuto crescere figli senza lasciare il lavoro non sarà dato da altri tipi di possibilità, primo fra cui quella economica? Dunque perché intervistarle sulla maternità? Questo discorso lo potremmo approfondire coinvolgendo anche dichiarazioni di altri colossi economici su questioni che con loro c’entrano poco o niente. Impariamo quindi a distinguere le figure per affrontare determinati argomenti.

Ma la politica come si comporta?

Mi duole ricordare però che gli imprenditori non si possono fare a carico dei problemi dell’economia e della natalità italiana, bensì devono pensare a trarre il maggior profitto possibile. A pensare ai diritti civili dei lavoratori e al funzionamento del welfare deve pensarci lo stato italiano. Attualmente, dal punto di vista espresso in questo articolo, le politiche del lavoro sono in uno stato di sonnolenza avvilente. Perchè un imprenditore dovrebbe assumere una donna che vorrebbe essere incinta, se egli stesso ci andrebbe a perdere economicamente( a detta loro)? Lo Stato, tramite azioni adeguate, ha il compito di rendere queste figure appetibili al mercato interno, altrimenti si rischiano seri squilibri sociali. Nel 2022 , la Repubblica Italiana ha il dovere di tutelare la figura femminile nel mondo del lavoro, non solo a parole, non solo con le “fantocce” quote rosa, ma con serie politiche lavorative e normative che rendano agevole il diritto a diventare madri e i l’opportunità di una carriera di successo, per la quale hanno svolto sacrifici enormi e anni di studio.

Fonti:

Le equilibriste: la maternità in Italia nel 2022 (savethechildren.it)

Le settimane di maternità obbligatoria previste in tutti i Paesi europei (truenumbers.it)

Maternità oggi: i dati di Italia e Europa preoccupano (elle.com)

https://www.rainews.it/video/2022/05/le-parole-di-elisabetta-franchi-sulle-donne-anta-la-stilista-ho-80-di-quote-rosa-c94a80c2-75d5-4ed7-a9a3-a0ec4341eed7.html

Smart Working e Gravidanza: è possibile coniugare i due fattori? | TeamEis

Smart working e maternità: la testimonianza di Federica Granai – Smart Working Magazine

Maternità e lavoro: il caso dello Studio Dentistico Balestro • Secondo Welfare

Leggi anche:

PNRR e mezzogiorno: una partita per il futuro dell’Italia – Immoderati

Storia e propaganda. Cosa sta succedendo? (immoderati.it)

1 comment

Dario+Greggio 14/05/2022 at 19:13

Io credo, continuo a credere, che bisognerebbe spostarsi “a monte” di questi problemi:
1) tutti gli umani sognano di fottere il proprio prossimo, in ogni maniera possibile
2) le donne usano ogni strumento che hanno a disposizione per fottere i maschi, e viceversa
3) dietro patetici veli di ipocrisia, è in atto un perenne “tutti contro tutti”, che ovviamente fa male a tutti

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