Attualità

L’Italia ed il suo futuro bellissimo

Il piano della Commissione europea sul Recovery Fund ha diffuso in Italia un’euforia a dir poco infondata.

Bastano due considerazioni elementari per azzerare i facili entusiasmi manifestati da molti rappresentanti della maggioranza nei pastoni dei TG, con dichiarazioni imparate a memoria e ripetute a pappagallo.

In primo luogo: affinché i miliardi siano elargiti è necessario anche il consenso dei cosiddetti “falchi” (Austria, Danimarca, Olanda e Svezia). E già qui la situazione si fa molto complicata. Gli Stati con i conti in ordine nutrono giustamente più di un dubbio sulla possibilità di trasferire soldi ad una Nazione famigerata per la gestione pulcinellesca dei conti pubblici.

In secondo luogo: ammesso e non concesso che si trovi la quadratura del cerchio, i 35 miliardi netti a fondo perduto e i 90 miliardi di prestiti destinati all’Italia non verranno erogati sic et simpliciter sul conto corrente del Ministero dell’Economia e delle Finanze presso la Banca d’Italia ma, come ha ricordato il vice presidente della Commissione europea Dombrovskis, “arriveranno agli Stati membri in tranche legate agli obiettivi di riforma (…). Se gli Stati membri non implementano gli obiettivi, perdono i soldi di una rata“.

La dura realtà dei fatti sarà una doccia gelida sia per tutti i “grandi imprenditori” conviti di poter succhiare soldi all’Ue per far galleggiare le loro zombie companies, sia per ogni “grande prenditore” convinto di scroccare l’ennesimo sussidio al Pantalone europeo.

Questo elementare dato di fatto sarà sufficiente a far infuriare la base elettorale di Lega, Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle.

I loro rappresentanti politici daranno fiato alle trombe e, con l’appoggio della TV spazzatura, inizieranno ad infangare le istituzioni europee.

Ogni giorno saremo martellati da frasi senza senso contro la perfida e cattiva Unione Europea, rea di non voler elargire soldi veri agli italiani pur di compiacere i falchi nordeuropei.

Un PIL in caduta libera ed un debito sempre più difficile da servire evidenzieranno, se mai ce ne fosse stato bisogno, tutti i limiti di una maggioranza abile nello sperperare 3 miliardi di euro per Alitalia, ma  incapace di varare le riforme necessarie al rilancio del Paese.

Il governo imploderà quando la situazione economica sarà tale da richiedere manovre drastiche. A questo punto, l’alternativa alle elezioni anticipate sarà un governo tecnico, difficile da formare sia per l’assenza di un premier credibile sia per quella di partiti disposti a sostenerlo.

Se anche si riuscisse nella mission impossible, il neonato esecutivo di unità nazionale sarebbe un revival del governo Monti; una minestra riscaldata a cui i politici saranno ben lieti di addossare l’onere dell’adozione di provvedimenti a dir poco impopolari come la riforma delle pensioni e l’immancabile patrimoniale.

In caso di elezioni, sia anticipate sia dopo la fine del mandato del governo tecnico, la Lega ed i suoi alleati vinceranno a mani basse.

Arrivati al governo, i cosiddetti “liberali” di destra faranno, al solito, debito a più non posso per accontentare la pancia del paese. Quando non sarà più possibile si troveranno davanti ad un’alternativa secca: 1) andare in Europa con il cappello in mano per chiedere una ristrutturazione del debito sul modello greco; 2) giocarsi il tutto per tutto e farsi cacciare dalla UE.

Nella migliore delle ipotesi finiremo come Tsipras e soci. Nella peggiore un paese con intorno al collo un cappio chiamato debito pubblico salterà dalla sedia su cui è, sempre più instabilmente, in punta di piedi.

Nulla da dire: ci aspetta un futuro bellissimo (semicit).

Giangiacomo Aliprandi

Nato a Brescia. Diplomato al Liceo classico. Laureato in giurisprudenza, opero nel settore immobiliare. Nel tempo libero scrivo corrosivi pamphlet.

2 comments

Dario 11/06/2020 at 12:16

Ineccepibile

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Giangiacomo 11/06/2020 at 16:30

Grazie mille. Un caro saluto.

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