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Politica estera

Libertarian Party, Jo Jorgensen è la candidata della libertà

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L’evento politico più atteso dell’anno, le elezioni presidenziali degli USA, si sta avvicinando. Dall’ultimo sondaggio elaborato per Fox News è emerso il vantaggio di Joe Biden, candidato democratico, sul presidente uscente Donald Trump. Tuttavia, esiste un’alternativa per i liberali in difficoltà nella scelta tra un candidato populista, che ha spogliato il GOP del suo tradizionale conservatorismo liberale, e uno progressista, che ha in programma un accrescimento del welfare state. Infatti, da pochi giorni, Jo Jorgensen ha ricevuto la nomination del Libertarian Party per correre alla presidenza.

Jo Jorgensen è professoressa di psicologia alla Clemson University, dove ha anche conseguito un dottorato di ricerca in psicologia industriale e organizzativa nel 2002. Si è laureata nel 1979 alla Baylor University con una laurea in psicologia e nel 1980 alla Southern Methodist University, dove ha conseguito un MBA.

Le possibilità reali che la Jorgensen vinca sono vicine allo zero, ma è possibile che la candidata libertaria ottenga complessivamente un risultato discreto. Il Libertarian Party è reduce dal miglior risultato della sua storia, raggiunto nel 2016 quando Gary Johnson ottenne il 3,27% dei voti.

Da allora, in verità, le cose sono cambiate. Innanzitutto è stato raggiunto lo storico primo seggio al congresso grazie alla scelta di Justin Amash di lasciare il Grand Old Party in polemica con la linea illiberale di Trump. In secondo luogo, la leadership del partito è passata dal blocco ex conservatore Johnson-Weld alla linea più purista di Jorgensen e del vicepresidente designato Spike Cohen.

In un intervista rilasciata a Reason, una rivista mensile di area libertaria, dopo un dibattito la Jorgensen si è soffermata a lungo sulla strategia di comunicazione da adottare per ampliare il proprio bacino elettorale.

La candidata asserisce, ad esempio, che non sia una buona tattica sostenere che, solo in virtù dell’autoproprietà del corpo, si possa assumere qualsiasi tipo di droga. Sarebbe più funzionale, invece, concentrarsi sull’utilità concreta della legalizzazione delle droghe. “Dobbiamo spiegare agli americani che questo potrebbe aiutarli: il crimine scenderà, i loro figli non avranno spacciatori di droga a scuola”.

Gli altri cavalli di battaglia annunciati, oltre al classico laissez-faire di matrice austriaca, saranno la battaglia contro la sanità pubblica, la politica estera non interventista. Anche la tutela dell’ambiente, ovviamente senza demonizzare il capitalismo come propaganda ciecamente Greta, sarà un tema di fondamentale importanza per la campagna della Jorgensen, che così facendo cerca di intercettare il consenso dei giovani.

Appena dopo aver ricevuto la nomination, la leader ha dichiarato di essere contenta “che gli elettori abbiano finalmente una vera scelta, perché la non scelta tra Trump e Biden è ancora un’opzione tra un grande governo e uno ancora più grande”.

La scelta di queste parole è senza dubbio interessante: replica uno scenario che in Italia conosciamo bene. Concretamente se dovessimo andare al voto oggi, la scelta sarebbe tra il corporativismo nazionalista della destra e il socialismo reale della sinistra. L’ambizione di creare un polo alternativo, che rappresenti chi crede nella libertà prima di ogni altra cosa, c’è qui come negli USA. C’è solo da lavorare affinché questo modello abbia successo, pur con le rispettive peculiarità.

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