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Letture immoderate: consigli dalla redazione (giugno 2022)

Consigli

Come ogni trimestre, vi portiamo una serie di consigli di lettura nella speranza che possano accompagnare la vostra estate. Godetevi le letture immoderate!

Il viaggio dell’umanità: alle origini del benessere e della diseguaglianza di Oded Galor

Questo libro analizza il processo di crescita economica nell’intera storia dell’umanità. Prima, Galor illustra i meccanismi chiave che hanno permesso di uscire da un’economia di sussistenza, portando a un’economia caratterizzata da una crescita sostenuta dei redditi reali.

Dopodiché, l’autore si concentra sulle differenze di reddito tra paesi e gruppi di persone. Ne spiega le cause, da quelle più prossime a quelle più remote, attraverso un viaggio in ordine anti-cronologico.

Si tratta di un lavoro monumentale, basato su una mole estesa di ricerca scientifica in varie discipline (a cui l’autore stesso ha contribuito per anni). Tutto questo materiale è sintetizzato con grande abilità, e risulta fruibile a tutti.

A riguardo, potete trovare un’ottima intervista all’autore qui.

Filippo Massari

La nuova intolleranza di Helen Pluckrose e James Lindsay

Letture immoderate

La scrittrice britannica e il matematico americano celebri per il Grievance Studies Affair, il progetto che ha messo in luce la scarsa rigorosità delle accademie americane in tema di studi sociali, tornano alla ribalta con un saggio dall’emblematico titolo in lingua originale “Cynical Studies”. Con il contributo del terzo grande protagonista e amico, Peter Boghossian, professore di logica e filosofia della scienza, ripercorrono la nascita e l’affermazione di una nuova forma di intolleranza. Riducendo qualsiasi questione contemporanea a razza, genere, identità sessuale e culturale, questa intolleranza ha sminuito l’importanza del dibattito pubblico e ha soffocato il pensiero critico, sposando una forma di attivismo che poco o nulla ha a che fare con il metodo scientifico.

Secondo gli autori, cancel culture, critical race theory, intersectional feminism e social justice hanno una radice comune: il postmodernismo, la teoria secondo cui tutto è relativizzabile. Il postmodernismo conduce inevitabilmente a uno scetticismo radicale nei confronti del progresso in ogni sua forma e al rifiuto della possibilità di una conoscenza oggettiva che fu la luce dell’illuminismo e della scuola positivista.

In America questo testo è il manuale indispensabile per comprendere il nuovo medioevo verso cui ci siamo diretti a grandi passi, cancellando i testi e tirando giù le statue, e del quale fortunatamente già si inizia a intravedere la fine (questo testo ne è prova ed avanguardia). In Italia, come ricorda la brillante prefazione di Guido Vitiello edita da LinkiestaBooks, il fenomeno parrebbe coglierci marginalmente, attenuato dalla distanza provinciale che ci separa dal centro nevralgico degli eventi di quest’epoca. Il saggio resta una finestra sul mondo anglosassone e sull’Occidente, capace di forgiare con qualche anno d’anticipo le posate per sfilettare le poche, pochissime ricette che una riscoperta “sinistra vera” potrebbe (im)portare in tavola.

Jacopo Soregaroli

Razionalità: una bussola per orientarsi nel mondo di Steven Pinker

La bruciante delusione della nostra epoca è questa: mentre l’istruzione è democratica, e cultura di massa e informazione sono distribuite capillarmente, gli effetti non sono per nulla esaltanti. Al contrario, mai come oggi si palesano ai nostri occhi le titaniche forze del complottismo, del tribalismo, del pensiero magico, condite dalla intollerabile consapevolezza che gli esseri umani troppo spesso finiscano vittime di bias cognitivi e fallacie logiche. Se l’uomo è così irrazionale e incline alla confusione, come potrà risolvere le grandi sfide che sembrano ergersi dinanzi a lui?

È qui che il libro di Steven Pinker vuole andare a parare, gli esseri umani non sono sempre razionali, è vero, ma la razionalità è una loro caratteristica propria ed essi hanno tutti la possibilità di esercitarla. Imparare a usare la logica formale e il ragionamento bayesiano, comprendere la probabilità, la teoria dei giochi e la distinzione tra correlazione e causazione, sono solo alcuni esempi di ciò che può aiutarci a correggere i nostri errori.

Dalla sua cattedra di Harvard, Pinker si sbraccia e colpisce coloro che hanno già perso ogni fiducia nelle straordinarie potenzialità della razionalità umana, il faro che per secoli ha guidato il progresso economico-scientifico come quello morale e sociale. Essa, forse, può portarci molto più lontano di quanto possiamo immaginare, ma, per fare ciò, dobbiamo fornirle gli strumenti utili per non cadere nelle distorsioni a cui sappiamo ormai essere soggetti.

Lorenzo Bodellini

Modelli di giornalismo: mass media e politica nelle democrazie occidentali di Daniel C. Hallin e Paolo Mancini

Il giornalismo oggi sta vivendo una crisi esistenziale. Non solo l’avvento del digitale ha cambiato il paradigma della divulgazione delle notizie, tutto il contesto dell’informazione sta affrontando una violenta trasformazione.

Il libro di Hallin e Mancini aiuta a comprendere come non esista un unico modello di giornalismo ma se ne possano individuare innumerevoli. Una delle variabili principali che determina la diversità di un modello dall’altro è il contesto politico in cui il giornalismo si deve calare.

Il testo pone a confronto i diversi modelli giornalistici che sono nati nei sistemi democratici dell’Europa occidentale con quelli nati nel Nord America. Nel leggerne le pagine si comprende quanto la comunicazione, istituzionale e non, possa assumere forme diverse e influenzare la percezione e le scelte di una società democratica.

A partire da questa analisi sorgono numerosi spunti per il lettore. Urge una riflessione che coinvolga sia chi scrive di giornalismo che i suoi fruitori: il giornalismo sta evolvendo nel verso giusto?

Chiara Bastianelli

Di più con meno: la sorprendente storia di come abbiamo imparato a prosperare usando meno risorse di Andrew McAfee.

Andrew McAfee documenta ciò che sta avvenendo negli ultimi anni in termini di crescita e utilizzo di risorse naturali. Il fenomeno descritto nel libro è quello della dematerializzazione dell’attività economica. Basandosi su dati americani, l’autore mostra che l’utilizzo di una serie di risorse naturali è in calo, mentre la produzione di beni e servizi continua ad aumentare. L’esempio più eclatante è l’aumento della produzione di cibo accompagnato da un’enorme riduzione della quantità di terreno dedicato all’agricoltura (secondo l’autore, negli ultimi decenni si è “restituita alla natura” una superficie di dimensioni simili allo stato di Washington).

Cosa c’è alla base di questo processo di dematerializzazione? La spiegazione proposta da McAfee include quattro pilastri. L’innovazione tecnologica, che consente di capire come utilizzare in maniera più efficiente le risorse a disposizione. Il capitalismo (concetto ben definito nel libro) che fornisce alle imprese incentivi a innovare e creare ricchezza. La consapevolezza delle problematiche ambientali, che si manifesta in una serie di movimenti ambientalisti che promuovono la diffusione di informazioni e la sensibilizzazione di fronte ai danni ambientali di certe attività umane. Infine, governi reattivi, che fanno confluire questa consapevolezza in leggi. Queste leggi modificano gli incentivi degli attori privati spingendoli ad agire in maniera compatibile con gli obiettivi di sostenibilità ambientale.

Pur riconoscendo le grandi sfide ambientali che ci troviamo ad affrontare, McAfee si mostra preoccupato ma ottimista. Consapevole che, tra le altre cose, il cambiamento climatico causato dall’attività umana ponga grandi rischi, l’autore argomenta l’idea che l’essere umano possa far parte anche della soluzione.

Filippo Massari

Storia Economica dell’Europa pre-industriale di Carlo M. Cipolla

È molo probabile che la fama di questo libro preceda di gran lunga i nostri consigli di lettura. Tuttavia, vale la pena parlarne per quella percentuale, seppure piccola, di lettori che non lo conoscono ancora.

L’opera è ormai un classico della storia economica, della storia e dell’economia. Con uno stile unico, in equilibrio fra leggerezza e rigore, Carlo Cipolla analizza in maniera approfondita la storia economica (che è anche storia sociale, politica, istituzionale, tecnologica, ecc…) dell’Europa nei secoli precedenti la Rivoluzione Industriale. La tesi di fondo, sostenuta con piacevole erudizione aneddotica e massicce analisi quantitative, è che l’Europa non abbia esperito la Rivoluzione Industriale per puro caso, ma per il preciso esito storico di alcuni aspetti sociali che la società Europea ha maturato nei secoli precedenti la suddetta rivoluzione. Fra il Medioevo e l’Età Moderna infatti, gli europei hanno sviluppato, fra le altre cose, modi pratici per investire e commerciare. A partire dalle società dei Comuni dei primi secoli del millennio scorso, nelle quali si venne a creare l’embrione di quella che verrà chiamata “economia di mercato”, fino ad arrivare ai sistemi bancari, alle banconote, ai contratti. Inoltre, a livello culturale, gli europei non si accontentarono più di vedere la fame, le carestie e le pestilenze come elementi immutabili della natura, ma cominciarono a desiderare di poterle controllare, evitare, porvi rimedio. A conferma di ciò, la storia del culto dei santi, venerati quali protettori da varie calamità, ci viene incontro mostrandoci una società sempre più desiderosa di sottrarvisi. Volendo concludere con un’ultima suggestione, in alcuni periodi chiave della loro storia, le società europee occidentali furono capaci, per Cipolla, di assorbire idee nuove, di tollerare la convivenza di idee diverse e la loro concorrenza, di mettersi in moto attivando dinamici processi produttivi e innovativi in qualsiasi campo dell’attività umana.

Come si intuisce, i temi trattati sono di importanza capitale per la comprensione della storia del mondo, non esitate a leggerlo!

Giosuè Scarpitti Di Girolamo

Come muoiono le democrazie di Steven Levitsky e Daniel Ziblatt

Ne ho parlato spesso. Ma, davvero, Come muoiono le democrazie va letto. Il libro ha ricevuto molti premi; soprattutto è stato premiato però dai fatti che ha anticipato. È un libro provocatorio per una ragione: trasforma in demoni i demonizzatori, svela il lato populista di una certa intellettualità radical. I due politologi di Harvard, Steven Levitsky e Daniel Ziblatt, hanno fotografato la situazione di vari paesi: leggete, e vi accorgerete che è difficile non dar loro ragione. Niente apocalittica (in generale l’apocalittica è il nemico della democrazia), ma un saggio sulla tenuta dell’assunto liberale secondo il quale le istituzioni liberali sono garanti delle regole del gioco rispetto alle spinte eversive delle parti. La novità è che la fiducia di un tempo, negli Stati Uniti, si è consumata. Le istituzioni liberali possono essere travolte dal fanatismo dei partiti polarizzati, che respingono il compromesso politico con i rivali perché lo considerano una degradazione morale. L’odio verso il “male minore” è una delle formule che rivelano il populismo. I due politologi prendono in considerazione vari paesi, alcuni sono paesi pacificati (ad esempio l’Olanda o la Germania) nei quali la democrazia funziona; poi ci sono paesi come l’Italia, il Cile e adesso gli Stati Uniti, nei quali la radicalizzazione moralista ha creato un clima costante di guerra di religione. I risultati delle elezioni vengono contestati. L’eversione in nome del “vero” e del “giusto”, la guerra condotta contro il nemico politico che porterà il paese alla rovina, sono tutti ingredienti di una mobilitazione generale che non può riconoscere la vittoria dell’altro perché non riconosce l’altro in generale come parte del gioco democratico. Dove le parti non si riconoscono, la democrazia è perduta. La democrazia è la “civiltà del compromesso”, i piani di “democrazia radicale” o “intransigente” partono da ossimori, il cui esito finale sarà sempre quello della purezza.

Che cosa è cambiato? Mentre prima i partiti erano garanti del compromesso, e dunque della legittimazione delle istituzioni, adesso sono diventati esponenti dell’antipolitica. Levitsky e Ziblatt hanno visto giusto nell’individuare una minaccia nella polarizzazione dell’elettorato americano, che sarebbe arrivato a non riconoscere i risultati delle elezioni. Il libro è uscito prima che Trump potesse dar loro ragione. Un libro da leggere, soprattutto in un paese che ha coltivato, da una parte, un unanimismo conformista e piatto e dall’altra il culto della demonizzazione politica.

Giovanni Perazzoli

Leggi anche la nostra puntata di marzo e quella di ottobre 2021.

1 comment

Dario+Greggio 11/06/2022 at 20:02

thx

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