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Le dimissioni di Rutte, spiegate da un Olandese

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“A tutti i livelli, da parte del sistema politico, amministrativo e giudiziario, sono stati commessi errori che hanno fatto sì che migliaia di genitori abbiano subìto grandi ingiustizie. Ma la responsabilità politica è in mano al Governo in carica, e soltanto lì.”

Con queste parole Mark Rutte annuncia la caduta del suo terzo Governo, prima di avviarsi al Palazzo Reale sulla sua bicicletta. Le dimissioni da parte dell’esecutivo sono risultate inevitabili dopo il rapporto della Commissione Parlamentare sul caso dei sussidi per gli asili nido, dal titolo “Ingiustizia senza precedenti”. Una vicenda che si protrae da diversi anni, e che dovrà concludersi quest’anno con un ampio risarcimento a beneficio delle famiglie colpite.

Rutte è ancora in testa ai sondaggi. Lo chiamano Teflon-Mark, l’uomo a cui tutto scivola di dosso. Ma forse non questa volta.

Il solito neoliberismo

Jesse Klaver (Sinistra Verde) e Lilian Marijnissen (Partito Socialista) sono in prima fila per esprimere la propria condanna a Rutte e il suo Governo, definendo il caso “un disastro di marchio VVD” e “il fallimento della società individualista”. Secondo la sinistra olandese le radici dello scandalo si trovano nella glorificazione dell’autoresponsabilità, lo smantellamento del welfare e, naturalmente, il neoliberismo. La tripletta della rovina sociale, incarnata dal Presidente del Consiglio degli ultimi dieci anni. E non c’entra nulla la campagna elettorale, ci mancherebbe altro.

A dimostrazione della loro ragionevolezza, tutti i partiti di opposizione si sono dichiarati disposti a sostenere il Governo dimissionario affinché possa gestire la crisi del Coronavirus. È inusuale che un Governo dimissionario rimanga de facto missionario esclusivamente su un tema, ma d’altronde viviamo in tempi inusuali.

Inusuale è anche la caduta di un Governo a due mesi dalla scadenza naturale, e in totale assenza di conflitto all’interno della coalizione. Se ciò che è accaduto nel corso di Rutte II e Rutte III è un “disastro a marchio VVD”, è interessante notare che quattro altri partiti si sono mostrati pronti ad assumersi parte della responsabilità. Come ha dichiarato Rutte: la responsabilità è del Governo in carica.

Responsabilità politica

Va anche notato che il concetto di assumersi responsabilità politica appare variabile: se in Italia vuol dire stabilità a qualsiasi costo – o meglio, a qualsiasi prezzo –, in Olanda vuol dire rispondere delle proprie azioni e assumersene le conseguenze. Se poi si considera che con il sistema elettorale proporzionale l’Olanda abbia prodotto quattro Premier in trent’anni, anche il concetto di stabilità assume significati diversi a seconda della latitudine.

Per quanto riguarda il VVD, è ancora il primo partito nei sondaggi, che lo proiettano intorno ai 40 seggi su 150, quasi il doppio del numero due, il PVV di Wilders. Rutte sarà ancora capolista, e di fatto candidato Premier, ma la situazione del Coronavirus avrà indubbiamente delle conseguenze per la sua campagna elettorale. Resta da vedere quale sarà l’effetto della vicenda nei due mesi che restano da qui alle elezioni.

Una cosa è certa: un disastro lo è stato. Un disastro di proporzioni epiche, il cui prezzo è molto più caro di un Governo e le carriere politiche di due Sottosegretari, un Ministro e il leader del Partito del Lavoro.

Le origini dello scandalo

Per tracciare le origini dello scandalo, occorre tornare indietro al 2013, il primo anno del Governo Rutte II. Fu allora che venne alla luce un sistema fraudolento su ampia scala da parte di un gruppo di 800 cittadini bulgari, i quali tra il 2007 e il 2013 riuscirono a sottrarre al fisco 4 milioni di Euro in sussidi ottenuti in modo illegittimo. Ciò scaturì grande pressione dalla società, dai media e dalla Camera bassa per una dura lotta alla frode fiscale.

Questa mentalità si trovava alla base della caccia agli evasori iniziata dal fisco. Senza entrare troppo nei tecnicismi, ci sono due elementi della legge sui sussidi che hanno portato al disastro: il primo è che l’annullamento del sussidio ai genitori veniva visto come un’arma per combattere l’emersione degli asili nido fraudolenti. Il secondo è che nel caso in cui parte del sussidio sia stato percepito ingiustamente, decade interamente il diritto al sussidio. Concretamente, una coppia di genitori in una situazione lavorativa incerta non poteva permettersi un singolo errore nel compilare la richiesta al sussidio. Non un’ora di lavoro in più o in meno, non un’ora di asilo in più o in meno. La conseguenza per molti è stata non soltanto di dover restituire la parte del sussidio ottenuta indebitamente, ma l’intera somma ricevuta nel corso di uno o più anni. 

Non solo, ma essendo stati etichettati come evasori, molti di loro non hanno più avuto possibilità di trovare aiuti. La dura applicazione della legge e la giurisprudenza hanno avuto conseguenze devastanti per i genitori, che essendo già tra i meno abbienti, si sono trovati profondamente indebitati. Divorzi, perdita dei figli o pignoramenti sono tra le conseguenze del pregiudizio istituzionale senza pietà da parte di uno Stato così potente da poter obliterare dei propri cittadini.

Soltanto negli ultimi anni i fatti sono venuti alla luce, grazie alla persistenza di due Parlamentari, Renske Leijten (socialista) e Pieter Omtzigt (democristiano), che hanno fatto di questo caso la loro missione nel corso delle due legislature. Non fosse stato per loro, la Commissione Parlamentare potrebbe non essere mai stata istituita, e i genitori sarebbero quasi certamente rimasti soli nel loro dolore. Oggi no. Oggi tutta l’Olanda sente quel dolore.

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