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L’Amletico Dubbio tra Ripartire o Perire

L'amletico Dubbio tra Ripartire o Perire

L’amletico dubbio tra ripartire o perire dominara’ questo angoscioso lasso di tempo che ci separa dal fatidico 4 maggio, ennesima scadenza fissata da un governo in preda ad una devastante crisi di nervi e in debito di ossigeno che nessun ventilatore  potra’ colmare.

In Italia non abbiamo avuto nessuna alternativa se non quella di rimanere a casa, non abbiamo abbondanza di tamponi, ne’ gli strumenti informatici per combattere il virus, non siamo la Corea o Singapore.

Il ritorno alla normalita’ non puo’ affidarsi all’ondivago barcamenarsi tra pletoriche commissioni e indici di gradimento nei sondaggi su un’opinione pubblica in nevrastenia indotta dal panico. Lo scoop di un’inviata di Barbara d’Urso che da un elicottero della Guardia di Finanza, riprendeva l’inseguimento di un solingo runner su una spiaggia deserta fornisce l’esempio paradigmatico del clima tossico creato dai media.

Il sistema produttivo sta atrofizzandosi e a lasciarlo languire ulteriormente si corre il rischio che parti vitali non tornino a funzionare. Il Direttore Generale di Anfia (l’associazione della filera automotive) ha spiegato al pubblico degli Inglorious Globastards che le imprese sono in grado di approntare tutte le precauzioni sanitarie ma hanno anche bisogno di tempo per mettere a punto gli impianti produttivi.

La Commissione presieduta da Colao conta 17 personaggi tutti diversi, molti residenti all’estero che non hanno accesso a nessun tipo di analisi, non sono in prima linea. Quindi che contributo possono apportare? 

Al massimo creano un alibi per i nostri decisori, ma non c’e’ da attendersi alcunche’ di interessante o rilevante da questa task force. I nomi si conoscono, sono persone molto impegnate, non hanno altro tempo se non quello che spendono in riunione, non hanno tempo di pensare o lavorare. Dare tanto peso a queste task force è pericoloso perché possono raggiungere conclusioni fuorvianti.

La recessione si abbattera’ su un’economia martoriata, ancora tramortita dalla crisi di 12 anni fa. Prima del Covid-19 la crescita del Pil italiano aveva registrato il segno meno e si avviava verso un primo trimestre di passione. Il Fondo Monetario Internazionale prevede ottimisticamente per quest’anno un tonfo del Pil del 9% che non verra’ recuperato nel 2021. I conti pubblici sono come un vascello pieno di falle senza timone in un mare in tempesta, affidati alla carita’ pubblica degli altri paesi di Eurolandia.

In questa puntata di Voli d’Aquila e Bucce di Banane su Le FontiTV, insieme ad Annalisa Lospinuso e Alberto Forchielli ricordiamo che l’Italia e’ stato il primo paese europeo a proibire tutte le attivita’ economiche e sociali, sara’ l’ultimo a riaprirle e nel frattempo ha registrato i peggiori effetti della pandemia. Non esattamente un motivo di vanto per la farsa del “modello italiano”.

Con il nostro sistema disfunzionale a parità di morti, avremo una caduta più alta dell’attività economica, se vogliamo mantenere l’attività economica ad un minimo livello dobbiamo rassegnarci ad avere più morti, perchè il nostro il sistema pubblico, burocratico e amministrativo, inclusa la sanità, è un catorcio vetusto.

Fabio Scacciavillani

Sono nato a Campobasso nell’ormai lontano 1961. Finito il corso di laurea in Economia e commercio alla Luiss di Roma, sono stato ammesso al programma di Ph.D. in Economia all’Università di Chicago, dove ho anche insegnato alcuni corsi al College e alla Business School. Dopo aver preso il Ph.D. ho lavorato al Fondo monetario internazionale a Washington, alla Banca centrale europea a Francoforte (nel periodo pioneristico in cui è partita l’unione monetaria), a Goldman Sachs a Londra e da qualche anno mi sono trasferito nella Penisola Arabica, approdando prima in Qatar alla Gulf Organization for Industrial Consulting (un’organizzazione internazionale tra paesi del Golfo), poi negli Emirati Arabi Uniti come direttore della Ricerca macroeconomica e statistica al Centro finanziario internazionale di Dubai e infine a Muscat per lavorare al fondo sovrano dell’Oman dove sono stato il capo economista per poi assumere il ruolo di Chief Strategist Officer. Penso sia superfluo sottolineare che ciò che scrivo rispecchia solo mie opinioni personali e non coinvolge in alcun modo l’istituzione per la quale lavoro, o quelle per cui ho lavorato in passato, né contiene informazioni di sorta su investiment passati, presenti o futuri. Nelle mie ricerche e nell’attività professionale mi sono occupato principalmente di tassi di cambio, politica monetaria, riforme strutturali e mercati finanziari. Ultimamente la mia interfaccia con la realtà si è arricchita di un nuovo sensore, il Consiglio di Amministrazione di Sigit, una multinazionale nella componentistica termoplastica auto (e non solo) con mente italiana e ambizioni globali. Nonostante manchi dall’Italia da oltre venti anni, non ho mai reciso il cordone ombelicale con il mio paese (contro ogni ragionevolezza), continuando a sperare (contro ogni evidenza) in un suo futuro migliore. Quindi, più che un cervello in fuga (che sarebbe un’esagerazione), direi che (talvolta) mi sento una coscienza in esilio.

1 comment

La Devastante Epidemia di Statalismo | Immoderati 24/04/2020 at 14:13

[…] invece di definire una strategia di lungo periodo sulla ripresa delle attivita’ economiche e sulle riforme strutturali che consentirebbero all’Italia di imboccare un sentiero di […]

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