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Approfondimenti Sanità

La teoria fuorviante dei vaccini che “creano” le varianti

variante

Da tempo circola l’idea secondo cui le varianti di Sars-Cov-2 sarebbero il prodotto della campagna di vaccinazione di massa. Qualche giorno fa Matteo Salvini, intervistato a “L’aria che tira” su La7, ha rilanciato la teoria:


«Proviamo a fare informazione corretta? Le varianti nascono come reazione al vaccino. È il mestiere del vaccino: se io provo ad ammazzare il virus, il virus cerca di sopravvivere variando, mutando, reagendo al vaccino. È per questo che in Israele, che è il paese più vaccinato al mondo, ci sono migliaia di casi e stanno arrivando alla terza dose» (04:03)


Tralasciando l’errore grossolano su Israele, che non è affatto il paese più vaccinato al mondo, quel che incuriosisce è la maniera in cui Salvini, e con lui tanti altri, parla del virus. Il linguaggio utilizzato per reiterare la bufala sulle varianti, infatti, è interessante, perché ci fa capire, da un lato, l’importanza di utilizzare un lessico perspicuo quando si fa informazione e, dall’altro, il modo in cui si può inquinare il dibattito rendendo più presentabile una falsità.

Di solito chi sostiene la tesi sul legame diretto fra vaccini e varianti usa volutamente dei termini vaghi e impressionistici, o al più delle metafore che servono a far apparire immediatamente ragionevole l’affermazione; a scapito ovviamente della verità. Si dice ad esempio che il vaccino “crea” le varianti, o che queste siano “generate” dal vaccino; che il virus “si trasforma” perché “deve sopravvivere”; etc. Questa tendenza ad antropomorfizzare il virus non è nuova, e si è vista in altre occasioni; come quando si pensava, erroneamente, che il virus a lungo andare diventasse per forza “più buono”, mentre in realtà il bilanciamento tra contagiosità e ‘aggressività’ del virus non è un gioco a somma zero, ma è una questione di fitness del genotipo virale. Ora lo stesso sta accadendo per questa storia delle varianti: si sta cioè umanizzando un processo naturale, qualcosa che è guidato unicamente dal caso.

Innanzitutto, l’affermazione sulle varianti che sarebbero ‘causate’ – altro termine tendenzioso e impreciso – dal vaccino è falsa per un motivo banalissimo: tutte le varianti più pericolose circolavano già nel 2020, e cioè prima che arrivassero i vaccini. La variante Alfa (ex inglese) è stata scoperta a dicembre 2020, idem per la variante Beta (ex sudafricana). La famosa variante Delta, che ora è la VoC più diffusa, è stata scoperta addirittura prima, nell’ottobre 2020. E così per molte altre. Potremmo quindi fermarci qui, se non fosse per il fatto che chi sostiene la teoria del legame causale fra vaccini e varianti continua ad agitare questo spauracchio anche per il futuro. Come far capire allora che si tratta di un errore?

Ora, chi conosce un minimo l’argomento sa che i virus mutano continuamente a causa dei processi di replicazione ‘errata’ del genoma virale. La RNA polimerasi RNA dipendente di SARS-CoV-2, quando produce un’altra copia di RNA virale, commette spesso degli errori: rispetto all’originale, la copia risultante, ad esempio, potrebbe avere un accoppiamento di basi azotate diverso su un punto specifico del nuovo filamento di RNA. Di varianti di SARS-CoV-2, quindi, ce ne sono un’infinità, la maggior parte delle quali non conferisce alcun vantaggio evolutivo al virus; per la semplice ragione che esistono molti più modi di mutare in maniera svantaggiosa che in maniera vantaggiosa (leggasi “non conveniente/conveniente da un punto di vista evolutivo”). Raramente, però, possono nascere delle varianti più patogeniche e/o più infettive, magari a causa di una mutazione significativa della proteina Spike.

È bene capire però che la nascita delle varianti è un processo completamente casuale, il cui unico fattore accelerante è il tasso di replicazione del virus: più il virus circola, più avrà possibilità di replicarsi, e più si replicherà più aumenteranno le probabilità di nascita di una variante pericolosa. Questo, in un certo senso, dovrebbe farci anche capire perché è importante mantenere sempre un numero basso di contagi.

Ma allora in tutto questo cosa c’entrano i vaccini, se abbiamo appena detto che le varianti nascono dalla replicazione casuale? La risposta è “con la nascita delle varianti non c’entrano niente”: i vaccini NON causano/generano/creano le varianti, che appunto nascono per conto loro. Essi, semmai, fanno una cosa diversa: i vaccini possono selezionare le varianti, perché si comportano appunto come un fattore ambientale di selezione. Che significa? Facciamo un esempio.

Immaginiamoci il vaccino come una barriera che lascia passare soltanto determinate varianti del virus, ad esempio una versione di SARS-CoV-2 con una particolare catena proteica sulla Spike; e ora ipotizziamo che davanti alla barriera ci siano due varianti, una con la Spike ‘vantaggiosa’ e l’altra senza. In assenza di vaccino queste due varianti sono già presenti in natura, perché entrambe sono nate da processi di replicazione casuale. Quello che fa il vaccino , invece, è contrastare efficacemente la variante con Spike svantaggiosa, selezionando di fatto quella con il prerequisito giusto. Ciò significa che i vaccini non avranno “creato” la variante con la Spike giusta, ma l’avranno selezionata favorendo la sua predominanza: infatti ora le varianti in grado di bypassare con una certa probabilità il vaccino riusciranno con maggiore facilità a diffonderesi, e cioè a far replicare (=circolare) ancora il virus, non dovendo competere con le varianti contrastate dal vaccino. Tutte le altre avranno uno svantaggio ‘competitivo’, e sul lungo termine tenderanno a scomparire.

Quello che si potrebbe ipotizzare, invece, è che i vaccini creino una pressione selettiva, e cioè che, come scrive l’Istituto Superiore di Sanità, «sotto l’azione dei vaccini, o anche dei farmaci, che tendono a ridurre la sua moltiplicazione, è più probabile che quegli errori casuali (mutazioni) che danno al virus variato maggiori probabilità di resistere all’attacco degli anticorpi o all’azione dei farmaci antivirali, prendano il sopravvento». Ma questa, che di per sé è solo un’ipotesi teorica, non è affatto un buon motivo per screditare i vaccini, perché la probabilità che nascano varianti più pericolose è molto maggiore laddove non si interviene e si lascia che il virus circoli con maggiore velocità. Questo possibile pericolo, semmai, dovrebbe spingerci ad accelerare la campagna di vaccinazione, in modo tale da rallentare ancora di più il virus e diminuire drasticamente le sue occasioni per mutare.

In altre parole, dire che i vaccini “creano” o “generano” le varianti significa utilizzare un linguaggio fuorviante, che scambia un processo di produzione, che non c’è, con uno di selezione, che è cosa profondamente diversa. In generale significa concedere al virus una sorta di intenzionalità, o una qualche caratteristica umana che lo farebbe lottare per la sopravvivenza a tutti i costi. Sostenere che i vaccini “creano” le varianti perché “ammazzano” il virus, che è costretto a mutare, è un po’ come dire che le misure di cybersecurity più moderne “creano” hacker criminali sempre più bravi, perché costringono costoro a ingegnarsi per bucare sistemi di sicurezza più sofisticati. Direi che è quantomeno fuorviante…

Di certo però, quando sei il leader di un partito politico di destra che sta perdendo voti da più di un anno e mezzo, non hai mica bisogno di farti certi problemi: puoi tranquillamente andare in una trasmissione televisiva, davanti a milioni di telespettatori, e dire che “le varianti nascono come reazione al vaccino”.

Tanto la probabilità che il/la giornalista controbatta tempestivamente ed efficacemente alla tua affermazione è pari a zero in Italia.

2 comments

pg 17/09/2021 at 18:23

nella sostanza però si dà ragione a salvini, perché alla fine il vaccino selezionerà e quindi promuoverà la variante che diventerà preminente ed allora il risultato sarà lo stesso. quindi le vostre argomentazioni sono solo fuffa: il vaccino può solo accelerare l’inevitabile. la “spagnola” mica è stata mai vaccinata eppure dopo tre anni si è affievolita diventando l’influenza normale che comunque faceva alcune migliaia di morti all’anno in italia pre-covid. eppure mai nessuno se ne è preoccupato.

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Ottavio Perchia 19/09/2021 at 13:29

PG ? penso che sia il tuo nome ?? Questo fatto che non usi almeno un nome fa pensare primo che sei uno stronzo , secondo sei un fascista , terzo che sei anche ignorante quarto , non capisci niente . Questo é il profilo di tutti i no vax !!!!!!!! Vai a farti fottere !!!

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