Approfondimenti Sanità

La Sanità scivola sempre più in basso nel silenzio degli italiani (e per la felicità delle assicurazioni)

Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è un patrimonio che deve essere preservato e potenziato.

Invece, da oltre un decennio si assiste a una progressiva riduzione della spesa sanitaria, che ha colpito ogni aspetto del sistema, dalle liste di attesa, al personale, dai farmaci, all’assistenza.

Il tema sanità è praticamente scomparso dalle agende degli ultimi governi, anche perché gli Italiani non si sono ancora resi conto di ciò che sta avvenendo anno dopo anno.

Nel convegno “Ribellarsi al declino del nostro sistema SSN” svolto a Bologna il 19 ottobre, sono emersi dati molto preoccupanti sul futuro del SSN che, nel silenzio assordate dei cittadini, viene lentamente depotenziato a favore di un sistema privatistico e assicurativo.

Come riporta il Dott. Nino Cartabellotta, Presidente di GIMBE, negli ultimi 10 anni sono stati tolti al SSN finanziamenti per ben 37 miliardi, e il taglio maggiore è avvenuto sul personale medico. Il futuro non riserva nulla di buono, considerato che nel DEF appena emanato dal governo si prevedono ancora tagli, anche se il Ministro della Salute sta cercando di distrarci con la storiella dei ticket.

Poco o nulla viene fatto per la lotta agli sprechi, che nella sanità raggiungono una cifra enorme, valutabile dai 17 ai 20 miliardi ogni anno [fonte OCSE 2018], tra esami inutili, farmaci, corruzione, burocrazia, acquisti a prezzi esorbitanti e diversi da regione a regione. A questi si deve anche aggiungere il tempo e i disagi che devono subire i cittadini.

Il divario nella sanità tra nord e sud è enorme, basti pensare che l’aspettativa di vita degli italiani dipende anche da dove si nasce e al sud, è di 2 anni in meno.

Il divario scaturisce anche dagli sprechi;  enorme è la differenza di uso di antibiotici nel sud. I parti cesari sono una vera e propria vergogna a Napoli, dove un’azienda raggiunge addirittura il 71% dei casi, in difformità da ogni evidenza scientifica. E qui è notevole il disinteresse della politica nei confronti dei cittadini: la deplorevole condotta del direttore della struttura andrebbe severamente condannata e il primario deferito all’ordine dei medici.

Il confronto con gli altri paesi EU è impietoso, tutti hanno riservato alla sanità finanziamenti maggiori dell’Italia, in particolare la Germania il cui importo è addirittura il doppio del nostro.

Anche nella ricerca siamo gli ultimi, spediamo circa 1,2% del PIL, quando in Germania si supera il 3,5%.

Nella disorganizzazione del SSN chi ci sta guadagnando sono i gestori dei fondi integrativi. Questi sono sempre più presenti nei contratti sindacali, che usano i soldi dei lavoratori per ‘comprare’ a caro prezzo ben poche prestazioni sanitarie

Questi fondi non sono affatto dalla parte dei cittadini o dei lavoratori in genere. Le analisi fatte dei vari contratti hanno rilevato che quasi la totalità di questi offre prestazioni ed esami inutili, con frequenze molto elevate e prive di ogni fondamento scientifico. L’85% di questi fondi è gestito da assicurazioni. A causa di prestazioni spesso inutili, lo stato rimborsa oltre 2,3 miliardi ogni anno ma costano ai lavoratori oltre 11 miliardi; la differenza è il guadagno per il privato a discapito dei cittadini.

Lo stesso SSN è danneggiato due volte, perché tramite le deduzioni c’è un minor gettito per oltre 3,3 miliardi.

Lo scopo dei gestori dei Fondi è chiaro, ed è quello di spostare il concetto di ‘salute’ dei cittadini verso il maggior numero di test; “ti dico io se stai bene, ma mi devi pagare”, piuttosto che mantenere un sano stile di vita. Questo il più grave danno che si sta facendo alla comunità. La loro pubblicità ingannevole sta diventando la più grande fake news sanitaria, e ci costerà moltissimo.

Come è stato fatto notare dalla Dott.ssa Flavia Bustreo, che ha raggiunto i vertici della sanità mondiale essendo stata anche vicedirettrice generale WHO (Organizzazione Mondiale della Sanità), “Non è solo un declino del SSN, è anche un declino dello stato della salute degli Italiani”.

I dati infatti lo dimostrano; nel 2015 il tasso di mortalità materna Italiana era il più basso al mondo, oggi siamo già al 18° posto, nonostante la bassa natalità [fonte WHO]. Gli indicatori della qualità del nostro SSN erano eccellenti fino al 2010, da allora siamo in continuo declino.

Continua Bustreo “Per anni abbiamo dato per scontato la presenza del SSN e del personale medico, oggi non è più così , e senza il controllo dei cittadini, la situazione non migliorerà.”

Chi ci guadagna in questa situazione? Non i cittadini, che si vedono diminuite quantità e qualità dei  servizi, in particolare sul alto dell’accoglienza.

Non ci guadagna neanche il personale sanitario, che vede perdere anno dopo anno il suo potere contrattuale (si noti ad esempio la nascita delle numerose coop sanitarie nate negli ultimi anni).

Chi ci sta guadagnando invece, sono le assicurazioni sanitarie, soprattutto attraverso il walfare aziendale e la sottoscrizione dei contratti di lavoro. Così facendo si sta andando molto velocemente verso una sanità privata, in cui sarà l’assicuratore a decidere se val la pena di curare o no una persona.

Il presidente Nazionale Anaao Assomed, Dott. Costantino Troise ha illustrato come sta evolvendo la cronica mancanza di personale sanitario.

Ogni anno il SSN perde medici, infermieri, tecnici sanitari e con essi la conoscenza, che è il vero valore del nostro sistema. L’età media del personale è la più alta al mondo.

Dal 2009 al 2017 il SSN ha perso 7.126 medici, tra il 2018 e 2025 sono previste uscite per non meno di 52mila medici specialisti.

Continua il Dott. Troise “Oggi ci sono concorsi per l’ingresso nelle specializzazioni in cui sono pochi i partecipanti, a volte addirittura nessuno si presenta, in particolare in Medicina di Emergenza e Urgenza, Pediatria, Medicina interna, Anestesia e Rianimazione. In altri invece la partecipazione è troppo alta”.

“Oggi il problema è formativo per mancanza di corsi di specializzazione, domani, si rischia di avere un problema lavorativo, ossia specialisti che non lavorano”.

A questi si aggiunge un alto numero di giovani laureati che preferiscono andare all’esterno, anche perché il lavoro nel SSN sta diventando sempre più disagevole.

Il futuro della sanità pubblica, della sua gratuità e universalità, dipende da ognuno di noi.

Se i cittadini non fanno pressioni su questo tema, per la politica il problema non esiste.

5 comments

Aldo Mariconda - Venezia 09/11/2019 at 20:19

Vi è certamente un problema di differente efficienza da parte delle varie regioni. E qui mi piacerebbe vi fossero dei parametri nazionali e dei controlli (come si fa in una grande azienda col controllo di gestione) con degli standard di efficienza precisi da rispettare, analisi degli scostamenti e finanziamenti certi e rapportati q questi parametri, potere d’intervento e anche di commissariamento in caso di scostamenti.
Utopia? Violazione delle autonomie? Certamente anche, ma se si mira all’efficienza bisogna anche avere coraggio.
Da cittadino, non capisco poi certe storture. P.esempio, forse prima degli acquisti unificati, il costo di attrezzature e materiali anche di consumo come si è scritto delle siringhe, con differenze abissali tra regione e regione o ASL e ASL. Incomprensibile poi all’inesperto come me appare il problema della carenza di medici, la mancata programmazione tra Sanità, facoltà di medicina e relative specializzazioni, lentezza e farraginosità dei concorsi tale da incentivare i migliori specialisti alla fuga all’estero, pagati per giunta di più. Mancava solo Quota 100 per allargare ancor più il vuoto.
Ma, in Italia la politica non sa cosa sia la gestione. Prevale la demagogia.
Vi è tuttavia un problema più generale, ed è quello di un’Italia che non cresce da oltre 20 anni, a differenza degli altri Paesi OCSE. La mancata crescita ha pesato sempre più sul sistema del welfare e nel caso della sanità, anche con l’aumento dei costi dovuti all’invecchiamento della popolazione. I tagli alla spesa sono stati indiscriminati, come del resrtro è avvenuto non solo nella sanità, ma nella casa sociale, e in settori strategici come scuola e università.

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Facciamo@qualcosa 16/11/2019 at 09:14

In che modo un cittadino può e riesce poi a fare pressioni? Oltre che toccare con mano, come professionista sanitario il declino, lo vivo anche come cittadino, per i tempi esorbitanti per esempio, per effettuare una visita medica presso la struttura pubblica. Vivo inoltre la privatizzazione dichiarata della sanità pubblica, a discapito dei piccoli, ma anche adulti pazienti. Mi sento impotente ecco!.Grazie

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Marco Bertoli 24/11/2019 at 13:10

Interessante

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Giuseppe Giacomini 24/12/2019 at 13:32

Analisi cruda e ben centrata.
Condivido tutto.
Sta ai cittadini reagire, quindi facciamoci sentire.
Adoperiamoci per non finanziare le strutture in perdita (causa corruzione o cattiva amministrazione).
La migliore sanità non può essere che pubblica e ben gestita.

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Santina Salviato 02/03/2020 at 14:36

Per una migliore Sanità Pubblica serve che tutti gli Italiani la vogliono esigendo competenza,onestà eliminando e denunciando i ladri e corrotti!!

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