Sanità

La Sanità nella Regione Marche continua a non premiare il merito

Nella Regione Marche, il sistema sanitario non ha ricevuto quella spinta organizzativa necessaria per adeguare il servizio alle esigenze dei cittadini. Eppure gli esempi di successo non mancano; l’assente è la volontà di attuare le buone pratiche e introdurre il merito.

Nella Regione Marche, negli ultimi cinque anni non c’è stata nessuna scelta di valore da parte dell’attuale giunta guidata da Ceriscioli sulla Sanità, e le poche decisioni prese hanno scontentato quasi tutti, tant’è che è proprio su questo tema che la stessa coalizione di sinistra sta esprimendo  forti dubbi sulla ricandidatura dell’attuale governatore.

Eppure la dimostrazione di casi organizzativi validi e di successo nella regione non mancano, come è scaturito chiaramente nell’incontro svolto a Civitanova “La sanità che vorrei”, dove esperti e osservatori attenti della sanità Regionale, si sono confrontati su ciò che è mancato e ciò che servirebbe per una sanità più giusta, insieme ad associazioni che sono sempre in prima linea nel sostegno di malati cronici e familiari.

Afferma Claudio Maffei, già direttore dell’INRCA e medico sempre attivo nell’osservare la sanità regionale attraverso il blog www.marchesanita.it: “dobbiamo avere un sistema sanitario che ci permetta di invecchiare bene e meglio, e su questa organizzazione la Regione è stata molto carente”.

Il piano sanitario partorito dalla Giunta Ceriscioli, è talmente superficiale che potrebbe essere stato scritto da qualsiasi tecnico. Nulla è indicato in merito alle modalità di attuazione dei programmi.

Molto carenti sono i finanziamenti come lo sono i servizi territoriali per l’assistenza ai malati cronici, per la prevenzione, soprattutto se paragonati con altre regioni.

Se mancano le informazioni per capire i problemi, come si può pensare di trovare le giuste soluzioni? Se poi i metodi messi in campo per affrontare le situazioni, non vengono né valutati né misurati i loro risultati in qualità e quantità, come si possono correggere gli errori e gli sprechi che da decenni vengono perpetrati?

Nonostante le decine di milioni spesi nel sistema informativo regionale (l’ultimo bando del CUP prevede una spesa di 18 milioni), pochi sono i dati utili per la comprensione dei problemi. Il Fascicolo Sanitario, costato fin ora ai marchigiani oltre 12 milioni, si è rivelato un fallimento. La conseguenza, come racconta Massimo Trojani già funzionario della Regione che ha seguito parte dell’informatizzazione sanitaria, è che ancora oggi la Regione Marche non è dotata di un sistema informativo paragonabile a quello dei altre regione del nord, e il CUP è solo un esempio.

Non c’è merito nella scelta degli operatori e nell’individuazione degli amministratori sanitari, che vengono nominati solo per direttive politiche.

Sono stati operati tagli lineari, come solo i mediocri fanno, senza misurare veramente cosa si stava tagliando, invece di affrontare singolarmente ogni spreco ad iniziare dai più importati. In cinque anni nulla è stato fatto per il centro unico di distribuzione e acquisto farmaci che da solo, avrebbe portato a un risparmio di 10 milioni.

L’analisi svolta dal Dott. Andrea Foglia, ha illustrato come nella sola Regione Marche il 30% dei nuclei familiari sono composti da un solo individuo. Ci sono 109 mila vedove, e la popolazione anziana cresce ogni anno in numero. L’età media dei marchigiani è di 46,3 anni, con un alto numero di over 75.

Molto denaro viene sprecato per cure inefficaci, che non portano alcun beneficio se non nelle tasche dei fornitori e cita, a titolo di esempio, il trattamento del ginocchio con artrosi. Non solo manca l’appropriatezza nelle cura, ma nulla viene fatto per contrastare gli sprechi. La fascia di età dell’insorgenza di questa patologia si attesta tra i 50 e 55 anni, ossia in età ancora produttiva. Invece di sprecare tempo in esami inutili e far acquistare farmaci poco efficaci, la miglior letteratura scientifica indica nella prevenzione e nella riabilitazione la terapia più efficace, che può essere svolta soprattutto a casa, come avviene già in Friuli o in molti paese del nord Europa, invece di far sprecare tempo e denaro a chi è afflitto da questa patologia in strutture spesso inadeguate.

“Siamo una regione dove ormai gli anziani superato in numero i giovani e la giunta regionale smantella la rete Geriatrica, nonostante la presenza di una eccellenza come l’INRCA” è un vero grido di allarme quello lanciato dalla Dott.ssa Emanuela Berardinelli, Presidente dell’Associazione Nazionale Alzheimer Uniti.

Molti i reparti di geriatria chiusi e molti altri sono stati depotenziati; “come è possibile che l’organizzazione sanitaria non prenda in seria considerazione la gestione delle cronicità degli anziani a iniziare dalle demenze, problema ben prevedibile visto che tutte le analisi statistiche lo indicano da oltre 20 anni”. Nella Regione come in gran parte d’Italia, manca la programmazione per il sociale e l’assistenza territoriale.

Non esiste nelle Marche una mappatura degli anziani e soprattutto degli anziani fragili, e l’evento del terremoto ha reso drammaticamente evidente questa assenza.

Le case di riposo su cui il Governatore ha puntato molto nella sua politica sanitaria, non rispondono affatto alle esigenze, come diretta conseguenza del fatto che nessuno in regione ha chiesto a malati cronici e anziani fragili, quali fossero le vere esigenze. Nessuno misura quanti soldi vengono sprecati nell’attuale gestione.

Il modello che prevede di togliere l’anziano dal suo ambiente familiare e gestirlo in strutture, è ormai abbandono dalle sanità più evolute.

Cinque anni fa, racconta Berardinelli nella zone di Camerino, San Severino e Matelica, tutte in provincia di Macerata, è stato avviato un progetto sperimentale con la presa in cura della persona fragile, dall’assistenza domiciliare, alle case di riposo e per ogni altra tipologia di assistenza. Si è riusciti a far lavorare insieme associazioni, amministrazioni Comunali, medici di base, l’ASUR e la politica con i fondi regionali. Sono state seguite tramite 400 operatori tra sanitari e non puntualmente, 100 persone afflitte da patologie croniche. Sono state assistite persone con patologie di demenza, sono stati effettuati oltre 400 screening con il coinvolgimento contemporaneo di assistenti sociali e psicologi. Gli importanti risultati in termini di qualità e di costi, sono stati esposti in un convegno a Volpini, incaricato di Ceriscioli e ai dirigenti dell’ASUR che hanno appreso con stupore il basso costo delle attività, quantificato in 45€/mese per persona. Questa buona pratica doveva estendersi a tutta la ragione, ma nulla è stato fatto dalla gestione Ceriscioli.

Afferma Giovanna Capodarco, presidente del comitato a difesa dell’Ospedale Pubblico di Macerata “la politica è sempre assente quando c’è da confrontarsi”.

Ceriscioli invece ultimamente è molto attivo nell’impegnare denaro pubblico per comprare pubblicità dai quotidiani locali, e vantarsi di quel (molto poco) che ha fatto per la sanità regionale, ma forse lo scopo principiare è anche ingraziarsi i giornali, che hanno i bilanci sempre più in rosso, in vista delle regionali.

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