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La Ricerca Italiana Resiste, MIUR e Burocrazia la Osteggiano

Il Prof. Vincenzo Vespri illustra lo stato della ricerca di base nell’Università’ italiana che nonostante tutto mantiene un livello di qualità. Prova ne sia che molti dei nostri laureati riescono a inserirsi all’estero in contesti fortemente competitivi. E non si tratta solo delle eccellenze ma anche di studenti con un grado di preparazione medio.

Anche l’Ocse del resto ha tracciato un quadro incoraggiante persino sulle prospettive della cosiddetta Università 4.0 nel nostro paese nel suo rapporto Heinnovate del 2019.

Tuttavia persistono difficoltà insormontabili che impediscono all’Italia di finanziare adeguatamente la ricerca di base e quella applicata con i fondi europei.

Inoltre, spesso le imprese non riescono a tradurre l’innovazione scientifica in applicazioni commerciali a causa di una burocrazia ministeriale totalmente inadeguata, a “esperti” mandati a Bruxelles senza alcuna competenza e una pubblica amministrazione oramai castrata da mille norme farneticanti sulla cui applicazione presidia l’Anac. Questo organismo lungi dal debellare la corruzione finora ha debellato per lo più l’innovazione.

I dipendenti pubblici a in sostanza sono atterriti dalla minaccia di processi penali e preferisce l’immobilismo a qualsiasi forma di iniziative.

Fabio Scacciavillani

Sono nato a Campobasso nell’ormai lontano 1961. Finito il corso di laurea in Economia e commercio alla Luiss di Roma, sono stato ammesso al programma di Ph.D. in Economia all’Università di Chicago, dove ho anche insegnato alcuni corsi al College e alla Business School. Dopo aver preso il Ph.D. ho lavorato al Fondo monetario internazionale a Washington, alla Banca centrale europea a Francoforte (nel periodo pioneristico in cui è partita l’unione monetaria), a Goldman Sachs a Londra e da qualche anno mi sono trasferito nella Penisola Arabica, approdando prima in Qatar alla Gulf Organization for Industrial Consulting (un’organizzazione internazionale tra paesi del Golfo), poi negli Emirati Arabi Uniti come direttore della Ricerca macroeconomica e statistica al Centro finanziario internazionale di Dubai e infine a Muscat per lavorare al fondo sovrano dell’Oman dove sono stato il capo economista per poi assumere il ruolo di Chief Strategist Officer. Penso sia superfluo sottolineare che ciò che scrivo rispecchia solo mie opinioni personali e non coinvolge in alcun modo l’istituzione per la quale lavoro, o quelle per cui ho lavorato in passato, né contiene informazioni di sorta su investiment passati, presenti o futuri. Nelle mie ricerche e nell’attività professionale mi sono occupato principalmente di tassi di cambio, politica monetaria, riforme strutturali e mercati finanziari. Ultimamente la mia interfaccia con la realtà si è arricchita di un nuovo sensore, il Consiglio di Amministrazione di Sigit, una multinazionale nella componentistica termoplastica auto (e non solo) con mente italiana e ambizioni globali. Nonostante manchi dall’Italia da oltre venti anni, non ho mai reciso il cordone ombelicale con il mio paese (contro ogni ragionevolezza), continuando a sperare (contro ogni evidenza) in un suo futuro migliore. Quindi, più che un cervello in fuga (che sarebbe un’esagerazione), direi che (talvolta) mi sento una coscienza in esilio.

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