Economia & Finanza

La Raggi combina un altro Patrat-Atac

ATAC continua ad essere al centro dell’attenzione dei cittadini romani. Infatti, è di questi ultimi giorni la notizia che l’offerta di bus è al 50% di quanto programmato con circa 500 bus al giorno che non escono dalle rimesse.

La società del Comune di Roma che gestisce il servizio di trasporto pubblico non è in grado da anni di rinnovare la propria flotta per un semplice motivo: non hai i soldi.

Il concordato non ha migliorato la situazione, che ha lasciato nell’incertezza sempre maggiore anche i fornitori dell’azienda.

ATAC non ha i soldi per un semplice motivo: spende troppo in costi per il personale, che sono pari a oltre al 50 per cento dei costi totali aziendali. Solo per dare un paragone, per il carburante l’azienda spende circa il 3 per cento.

Troppe spese correnti in personale, dopo le famose e tristi vicende di Parentopoli, con un numero di dipendenti ben oltre le necessità.

Un altro confronto è interessante: ATAC a Roma offre meno vetture chilometro di ATM a Milano, ma ha circa 2500 dipendenti in più. Un dato tragico che evidenzia l’inefficienza dell’azienda del Comune di Roma.

Troppe spese correnti nel corso degli anni hanno portato a mancanza di investimenti. E la mancanza di investimenti portano ad avere una flotta di bus troppo vecchia che non riescono più ad uscire dai depositi.

Il risultato è molto evidente per chi prova ad aspettare un bus a Roma. Nel 2018 ATAC è stata inadempiente, offrendo 20% meno del servizio da contratto, come evidenziato dal grafico.

E questo anno potrebbe essere anche peggiore con ulteriore caduta del numero di vetture chilometri offerte.

La situazione è sempre più grave, ma purtroppo non sembra essere affrontata seriamente.

Infatti non solo la situazione è sempre più tragica, ma l’azienda non riesce a comprare neanche nuovi bus.

Tra i casi più eclatanti, si sottolinea che i 600 bus che si aspettano da 3 anni ancora non si vedono e anzi:

  • 1) La gara per i primi 227 bus (dopo 3 anni) è bloccata perchè c’è stata una delibera sbagliata.
  • 2) I 70 bus vecchi di 10 anni arrivati da Israele sono stati mandati indietro perché sbagliati (sono Euro 5 e non possono circolare).

Questi sono i problemi degli italiani che vorrebbero recarsi al lavoro, e questi sono i problemi che devono essere affrontati dal Governo nazionale (tramite un processo di liberalizzazione che porti all’efficienza) e dai Governi locali (tramite la fine di spreco di centinaia di milioni di euro del contribuente).

Un ultimo dato immoderato dovrebbe essere ricordato al contribuente italiano e romano: ATAC costa al contribuente oltre 2 milioni di euro al giorno.

ATAC, Raggi, trasporti

Andrea Giuricin

Andrea Giuricin (1982) ha un dottorato con specializzazione nel settore dei trasporti. Nel 2009 ha creato l’ufficio studi per Italo – Nuovi trasporto Viaggiatori e quello di ATM nel 2014, lavorando direttamente con gli Amministratori delegati dell’azienda. Ha collaborato con agenzie mondiali delle Nazioni Unite ed è ora anche senior consultant per la Banca Mondiale. Collabora e lavora come esperto dei trasporti con le diverse Autorità dei Trasporti e della Concorrenza in Spagna, Malesia, Sud Africa, Italia, Francia, UK e altri paesi. E’ Adj. Professor presso l’Università Milano Bicocca per i corsi di Economia dei trasporti e management dei trasporti.. È visiting professor presso la China Academy Railway Science, la più grande accademia delle scienze ferroviarie al mondo e presso la Chiang Mai University, Thailandia. Inoltre insegna come adj. Professor di Marketing Management per Purdue University, University of Southern California, University of Minnesota e la Michigan State University. Ha tenuto guest lecture per l’Unione Internazionale delle ferrovie, all’ITEJ a Tokyo, Giappone, presso la University of Northampton, UK, l’European University Institute, Italia, l’IBMEC University in Belo Horizonte, Brasile, la HCMC University of Transport, Vietnam, Kasetsart University e Bangkok University College International a Bangkok, Thailand. Research Fellow dell’Istituto Bruno Leoni e del Consumer Choice Center. Le sue analisi sono riprese dai più importanti media a livello globale, dal FT al WSJ fino a Bloomberg e Reuters.

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