Politica interna

La “non-mobilità” romana di Raggi-Stefàno, tra tanti sogni e molti paradossi

“La vita è come andare in bicicletta: se vuoi stare in equilibrio devi pedalare”. Enrico Stefàno, presidente ecologo – con tendenze al luddismo – della Commissione Mobilità della Capitale, scomoda nientemeno che Einstein per aprire il suo profilo Twitter. Al di là della lezioncina morale, la frase probabilmente è gradita al Nostro perché sono presenti le sue amatissime due ruote. Del resto non è un mistero che il trentaduenne ex stagista dell’Agenzia spaziale italiana, regalato dai pentastellati all’amministrazione della città di Roma, è un super patito dei bicicli. Arriva a scriverlo anche nel curriculum. E tra i suoi elettori, non mancano certo gli emuli di Coppi e Bartali, seppur in formato amatoriale ed anche un po’ radicalchic. 

Fosse per lui, una città come Roma dovrebbe trasformarsi in una sorta di Modena o Ferrara: chilometri e chilometri di piste ciclabili, casomai con grandi aree pedonalizzate a furia di sampietrini, per la gioia dei portatori di handicap. Evidentemente, per il giovane amministratore figlio di un luminare della Cassazione e marito di Veronica Mammì, assessora alle politiche sociali (anche i Cinque Stelle tengono famiglia), i sette colli capitolini sono solo un dettaglio. E se uno abita all’Esquilino e ha la sfortuna di lavorare a Trigoria non gli resta che confrontarsi con la Liegi-Bastogne-Liegi. Pavè imperiale compreso.

Chissà che ne pensano quei 640mila ultrasessantacinquenni residenti nella Capitale di fronte all’idea di dover rispolverare le salutari due ruote per muoversi tra le insidie della Città eterna. Centosettanta anziani presenti a Roma ogni 100 giovani. Ma nessuno ci pensa. O quei disabili che hanno postato foto inquietanti proprio sulla pagina Facebook del consigliere pentastellato. Con il seguente commento: “Questo è stato l’unico modo di far scendere mia madre dalla macchina su via Tuscolana: sulla pista ciclabile! Le barriere architettoniche vanno eliminate non aggiunte. Ma davvero non vi rendete conto che la città deve essere vivibile a tutti? Siete degli insensati”. Con tanto di nome e cognome e foto di una macchinazione cervellotica per raggiungere un marciapiede isolato da una pista ciclabile nuova di zecca e dalle fattezze molto discutibili (già allagata).

Per non parlare di quel campionario di buche, ostacoli, illegalità e monnezza, corredo ideale per sfrecciare su due ruote in sicurezza, che proprio la sua sindaca aveva promesso di trasformare in un lontano ricordo.

Certo, una città con una qualità della vita più elevata, specie per una metropoli messa male, piacerebbe a tutti. E la mobilità ha un ruolo di primo piano per migliorare la quotidianità. Ma Roma ha principalmente bisogno di far funzionare bene quello che c’è già. più che inseguire progetti densi di oratoria e di retorica. Ad esempio, proprio Stefàno qualche settimana ha annunciato che entro la fine del 2024, cioè in un anno che ben difficilmente vedrà la sindaca Raggi ancora in Campidoglio se non con il badge di ospite, piazza Venezia potrà diventare pedonale. Peccato, però, che nelle stesse ore la data di apertura della tratta San Giovanni-Colosseo della metro C sia slittata di altri due anni, dal 2022 al 2024. Con un cantiere altamente impattante che da anni occupa via dei Fori Imperiali, semioscurando nientedimeno che il Colosseo.

Ma le polemiche sulla complessa mobilità romana sono anche interne ai Cinque Stelle. Se Stefàno è il simbolo dei fondamentalisti delle due ruote (e di un trasporto pubblico alla canna del gas), il presidente della Commissione Commercio, il pentastellato Andrea Coia, non può che raccogliere le ire dei commercianti, che si lamentano, sul fronte della mobilità, per le continue chiusure delle stazioni della metropolitana, per l’inefficienza dei mezzi pubblici, per l’estensione della Ztl, per l’aumento della sosta tariffata. Insomma, per una situazione di disastro con pochi precedenti.

Non meglio sono andati i pochi cantieri, voluti proprio da Stefàno, per perimetrare le corsie preferenziali di tram e autobus, che talvolta creano veri e propri “tappi” a causa di una programmazione non proprio geniale: è frequente la stasi di tram e autobus determinata dal blocco dei primi, con impossibilità di sorpasso dei secondi a causa dei nuovi cordoli in travertino, o dal blocco del traffico generato dalle traverse.

Il vero problema è sempre lo stesso: anziché lavorare sodo per far funzionare l’esistente, si continua a puntare su piccole “rivoluzioni” – sembrano la classica “distrazione di massa” (come la boutade della funivia) – che spesso finiscono per accontentare pochi (per lo più i ciclisti) a danno dei molti.

Ecco, ad esempio, la vitalità nella costruzione di piste ciclabili che finiscono per accentuare i problemi, come sta succedendo su via Tuscolana, con commercianti e automobilisti imbufaliti. O, peggio, il progetto di chiusura di viale Castrense, a San Giovanni, collegato all’attivazione di una pista ciclabile a via La Spezia: in una zona già provata dagli infiniti lavori per la linea C della metropolitana. A marzo dovrebbero riaprire i cantieri – tempo previsto un altro anno – per attuare un progetto fortemente avversato dai residenti della zona.

Analoga situazione nel quartiere Monti: anche qui i “sogni” del giovane consigliere potrebbero colpire. Elogi o pernacchie per la giunta Raggi nelle urne che si avvicinano? Intanto i consensi per i Cinque Stelle, anche a Roma, si stanno sgretolando. In parallelo alla speranza iniziale di molti romani per l’ultimo appello alla discontinuità. 

Pierino Vago

Pierino Vago, irriverente canzonatore di costumi, s’affida a pensieri nomadi che finiscono nei milieu più imprevedibili. In una sorta di masochismo perenne, gli unici due punti di riferimento sono i cromosomi sanniti e il sangue giallorosso.

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